Una Biennale dedicata agli studenti? È possibile. È di qualità. E anche lungimirante

Oltre studenti universitari provenienti da tutta Europa per la Biennale delle Università al suo esordio a Palma di Maiorca

Mettete 300 studenti universitari e di belle arti provenienti da tutta Europa, anzi dalle migliori Università e Accademie europee, più un paio di istituzioni che arrivano da Oltreoceano: la Princeton University e il Columbia College di Chicago. 

Mettete poi un nutrito manipolo di docenti di queste realtà che affiancano i loro studenti. Collocate tutto in una bella isola delle Baleari, Palma di Maiorca, normalmente luogo di turismo al limite della colonizzazione da frotte di tedeschi e inglesi, amanti di birra più che di spiagge assolate, ma stavolta in tutt’altra versione. E immaginate a capo di questa storia un imprenditore illuminato, generoso e visionario, dove, una volta tanto, quest’aggettivo non suona retorico. 

Tutto questo è la Biennale delle Università (University Biennial) al suo esordio a Palma di Maiorca. 

Una bella storia, fatta non solo di bei progetti, caspita che qualità hanno questi giovani di cui spesso si parla male: fragili, incollati al cellulare e perennemente stanchi. E invece svegli, creativi, coinvolti! Una Biennale fatta anche di una bella atmosfera, di voglia di fare e di collaborare. Provo a raccontarla dall’interno, essendo stata parte della giuria internazionale che ha premiato i lavori migliori. 

«Il mio primo pensiero è stato creare relazioni internazionali per trasferire e condividere conoscenze. E poi far emergere Maiorca come centro universitario», comincia a raccontare Diego Gonzalez, che opera nella scienza della salute ma con una famiglia d’origine e frequentazioni molto creative, tra arti visive e teatro. A lui si deve l’idea di questa biennale che non ha, finora, uguali nel mondo. E come è maturato questo progetto? «Mi imbarazzo quasi a dirlo, perché tutto nasce dall’ammirazione per la Biennale di Venezia, un progetto così grandioso e ovviamente irripetibile. Mi sono chiesto cosa rimaneva fuori da questo evento eccezionale. L’arte emergente – mi sono detto – gli studenti in particolare. E allora perché non creare qualcosa che avesse a che fare con questo mondo? Era giusto un anno fa, giugno 2024, quando ho cominciato a parlarne con alcune persone che conosco: Ian Monroe, artista e curatore che insegna al Chelsea College of Arts di Londra, Roberto Sala, che insegna a Brera, a Venezia ne avevo parlato con l’Università di Princeton, che aveva accettato l’invito. E poi uno ha tirato l’altro, l’Accademia polacca ha chiamato quella Ucraina. E così via, si è creata la rete», conclude Gonzalez. 

Così sono arrivati a Palma di Maiorca 300 studenti, ogni Accademia poteva selezionarne 10, accompagnati da un docente. Hanno vissuto e lavorato lì. La scuola universitaria ADEMA, sede delle attività scientifiche di Gonzalez e in parte della locale Accademia di Belle Arti, si è trasformata in un immenso atelier con una via vai costante di giovani. I quali si sono seriamente impegnati affrontando alcuni dei temi più all’ordine del giorno: l’impatto sociale del cambiamento climatico  (l’Academy of Fine Arts di Gdańsk in Polonia), la guerra e l’esercizio di resilienza (Lviv Polytechnic National University, Ucraina), l’arte come terapia e le pratiche partecipative (Accademia di Brera), il corpo e i suoi conflitti (Università di Art e Design di Cluj-Napoca, Romania), l’Intelligenza Artificiale (Chelsea College of Arts), l’overtourism (Università Iuav di Venezia), il confine tra real e unreal, la transizione di genere e altri temi ancora. E qualcuno ha tirato fuori veramente dei bei lavori, grazie anche alla direzione affidata a una brava artista di Maiorca con curriculum internazionale: Amparo Sard, già Head of Studies del Fine Arts Degree della ADEMA University School.

Vedere così tanti giovani lavorare insieme, almeno apparentemente senza rivalità ma, anzi, con un forte spirito di coesione, vedere accanto a loro i prof., valorizzare il ruolo di quest’ultimi, finalmente e operativamente “ex cathedra”, respirare la curiosità, l’interesse che un’iniziativa del genere suscita tanto da avviare già in questa prima occasione una Mallora Art Week (dal 2 al 6 giugno), coagulando attorno a sé tante istituzioni straniere, musei e gallerie che hanno inaugurato negli stessi giorni, come si conviene alle migliori Art Week, sponsor (che non guastano mai), è un mix molto promettente che, dalla “ridente” Maiorca insegna qualcosa anche a noi in materia di “fare rete”.  

Il futuro? Continuare, l’appuntamento è tra due anni, «con le stesse accademie e università che hanno partecipato, se vorranno tornare, e altre nuove. Siamo aperti al confronto», aggiunge Diego Velasquez. Un invito anche a chi ancora non si è fatto avanti.

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