Fino al 30 giugno 2025 la splendida cornice di Villa Altieri (Palazzo della Cultura e della Memoria Storica), nel cuore del quartiere Esquilino a Roma, ospita la mostra dell’artista romano Marco Angelini dal titolo Spazio del sacro, ecologia integrale, a cura di Fabrizio Pizzuto (assistente curatore Irina Babayan), con testi critici di Claudio Noviello, Maria Laura Perilli, Jan Kozaczuk e con il patrocinio di Citta Metropolitana di Roma Capitale.

In questo progetto espositivo Marco Angelini riprende e sviluppa la sua ricerca – iniziata nel lontano 2018 con la mostra Lo Spazio del Sacro presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza – sul grande mistero dell’universo umano: la dimensione del “sacro”, appunto. Il percorso comprende una cospicua serie di opere e di installazioni in stretto dialogo tra loro e l’una con l’altra, sia per i materiali e gli oggetti utilizzati, sia per il soggetto che le anima. Un dialogo che si articola lungo la tematica delle religioni – Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo e Buddhismo, ma anche la suddivisione del Cristianesimo in Cattolicesimo ed Ortodossia – e del modo in cui esse pervadono la vita quotidiana delle persone, indipendentemente dal credo di loro appartenenza: una dimensione che frequentemente, senza che neppure ce ne accorgiamo, trasfigura ed altera la nostra percezione del mondo circostante.
Il fil rouge della mostra è interpretato da Marco Angelini secondo quello che è il tratto qualificante dell’artista, il suo peculiare segno distintivo, ciò che lo rende assolutamente contemporaneo: egli, che da sempre fa dell’oggetto quotidiano e della materia i cardini della propria ricerca espressiva, in questo progetto indaga l’utilizzo “altro” dei manufatti di uso comune (la campana, il libro, il tappeto, le candele, il calice) nelle diverse religioni, utilizzo che snatura l’essenza primigenia dell’oggetto stesso per caricarlo di una “vita” parallela, del tutto disgiunta da quella – ovvia e lampante – connessa alla funzione per la quale è stato creato. Gli oggetti divengono, quindi, la sostanza (transustanziazione) e la manifestazione tangibile e terrena di un messaggio divino, per poi tornare ad essere prodotti e manufatti accessibili a tutti e banalmente quotidiani.


Con un ulteriore guizzo creativo, Angelini associa tali oggetti-simbolo al cuore umano (ma – badate – nella sua forma anatomica, non in quella “iconica” e “pop”), proprio a voler significare il profondo legame – viscerale, appunto – che esiste tra la dimensione dello spirito e quella del corpo inteso come immanenza di vita per l’individuo. Se la religione è in grado di condizionare l’animo umano al punto di guidare le sue azioni e di fungere da principio ispiratore della sua condotta lungo l’intera esistenza terrena, allora la religione è invariabilmente intrinseca all’Uomo, insita ed inseparabile da esso, coessenziale con ogni sua parte. Ecco perciò svelato il parallelo con un organo come il cuore, proprio quello che nell’antichità (anche per il filosofo e scienziato Aristotele) era ritenuto la sede della memoria, e che una tradizione millenaria – benché priva di fondamento biologico – vuole luogo delle emozioni e dei sentimenti.
Ma l’artista si spinge ancora oltre. Confermando il carattere dinamico, contemporaneo, attualissimo del suo incessante lavoro di approfondimento sul “sacro”, Marco Angelini mutua nientemeno che dal compianto Papa Francesco e dalla sua Enciclica del 2015 Laudato si’ la definizione di “ecologia integrale”, come paradigma concettuale e come percorso spirituale. Un’ecologia che parta dal convincimento che l’uomo è parte integrante della natura e dell’ambiente in cui vive: la natura e la società che la abita sono strettamente interconnesse; siamo inclusi nella natura, «siamo parte di essa e ne siamo compenetrati». Da ciò, la necessità di intraprendere un percorso anche spirituale per riorientare l’umanità verso la cura della nostra “casa comune”, attraverso la presa di coscienza «di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti».


Marco Angelini innesta queste riflessioni nella ricerca sul tema delle religioni, tanto che, nel ciclo più recente di opere – che è possibile ammirare a Villa Altieri – questa narrazione si concreta nella presenza delle celle fotovoltaiche. Spiega, a questo proposito, il curatore della mostra Fabrizio Pizzuto: «Non sono simboli, non sono allegorie, a parer mio. Sono ancora materia che assorbe e trasforma. La cella prende la luce e la restituisce in forma di energia. Prendersi cura del mondo, infine, potrebbe essere questo: entrare nel ciclo della luce. Il gesto tecnico diventa gesto spirituale e diventa pensiero del bene».
La mostra Spazio del sacro, ecologia integrale è visitabile fino al 30 giugno prossimo, con ingresso libero (dal lunedì al giovedì ore 9:00 – 18:00; venerdì ore 9:00 – 14:00; sabato e domenica chiuso).


