A cura di Daniela Cotimbo, la quarta edizione del Re:humanism Art Prize si presenta con il titolo Timeline Shift, riunendo dieci progetti selezionati da oltre 500 candidature internazionali. Ogni opera esplora le relazioni tra intelligenza artificiale e pratiche artistiche contemporanee, mettendo in discussione l’idea occidentale di tempo come lineare, produttivo e progressivo, e proponendo invece visioni rituali, plurali e decoloniali.

CONCEPT DRIFT, 2025

CONCEPT DRIFT, 2025

CONCEPT DRIFT, 2025
Con opere che offrono prospettive speculative, poetiche e politiche che aprono nuovi orizzonti di pensiero, il progetto espositivo si terrà presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma e sarà aperta al pubblico dal 19 giugno al 30 luglio 2025. Attraverso una riflessione profonda sull’intelligenza artificiale, i progetti esposti mettono in discussione la concezione occidentale del tempo come lineare, progressiva e orientata alla produttività, offrendo invece una reinterpretazione plurale, sincronica e rituale.

One Day I Saw The Sunset Ten Thousand Times, 2025

One Day I Saw The Sunset Ten Thousand Times, 2025
«Riscrivendo le narrazioni che da tempo alimentano la retorica sul progresso tecnologico e rivendicando idee di benessere, cura, ascolto e partecipazione, gli artisti di questa edizione dimostrano che è ancora possibile andare oltre questa linea temporale difettosa» ha spiegato la curatrice.

I vincitori e i premi in mostra, fra tempo, AI e linguaggi possibili altrove
Una prestigiosa giuria composta dal CEO di Frontiere Alfredo Adamo, dal direttore del MAMbo Lorenzo Balbi, da Alice Bucknell, artista, scrittrice ed educatrice, Claudia Cavalieri, direttrice della Fondazione Pastificio Cerere; Daniela Cotimbo, fondatrice e curatrice di Re:humanism; Niccolò Fano, fondatore e direttore di Matèria Gallery; Anika Meier, scrittrice e curatrice; Paolo Paglia, CEO di APA – Agenzia Pubblicità Affissioni; Federica Patti, curatrice a Romaeuropa Festival; Walter Quattrociocchi professore presso l’Università La Sapienza di Roma, a capo del Center of Data Science and Complexity for Society; Diva Tommei, direttrice per l’Italia di EIT Digital e Joanna Zylinska, professoressa al King’s College di Londra, ha selezionato i vincitori di questa quarta edizione.

Il primo premio di questa edizione è andato al collettivo sudafricano Lo-Def Film Factory con Concept Drift, un’installazione immersiva che unisce videogioco, intelligenza artificiale e narrazione postcoloniale. Il progetto riflette sulle radici coloniali della cultura tecnologica contemporanea, costruendo un contro-archivio critico della memoria sudafricana. Al secondo posto si è classificata Isabel Merchante con One Day I Saw the Sunset Ten Thousand Times, un’opera poetica che trasforma un sistema algoritmico in un osservatore contemplativo di tramonti, mettendo in discussione la freddezza della percezione digitale, mentre al terzo Minne Atairu, con Da Braidr, un progetto che immagina una “start-up concettuale” dedicata alle trecce afro.


Tra i finalisti, si distinguono opere che indagano il rapporto tra tecnologia e identità, come Net Runner 01 di Federica Di Pietrantonio, e Me vs. You di Cole e Petrikovič, che esplora l’intimità queer attraverso il limite percettivo dell’intelligenza artificiale. Altri progetti, come Ever di Amanda Metzger, trasformano memorie personali in archivi digitali decentralizzati, mentre AI-Ludd del collettivo IOCOSE immagina un’intelligenza artificiale luddista, ironicamente ostile alla propria stessa esistenza e a quella del tempo.



Il Premio APA è stato assegnato a Franz Rosati con DATALAKE:CONTINGENCY, un paesaggio audiovisivo in costante mutamento che riflette sul fragile equilibrio tra natura e tecnologia. Infine, il Premio Digitalive di Romaeuropa è andato a Valerie Tameu con Metabolo II: Orynthia, una performance che unisce spiritualità africana, AI e ambienti virtuali in una visione decoloniale e afrofuturista. Una menzione speciale è andata a Jessica Tucker, che esplora le trasformazioni dei corpi nell’era algoritmica.





