Edward Burra elogia identità e sessualità alla Tate Britain

80 opere che ripercorrono, in una pungente ed illuminante rappresentazione, le subculture e marginalità sociali raccontate in maniera satirica ed irriverente.

Tate Britain

Londra

Dopo quasi metà secolo dalla sua morte, la Tate Britain presenta, dal 12 giugno al 19 ottobre 2025, la prima retrospettiva, curata da Thomas Kennedy con Eliza Spindel, di Edward Burra, pilastro del panorama artistico inglese del XX secolo. La retrospettiva accompagna, in 80 opere, lo spettatore fra la coscienza e conoscenza dell’artista, in una pungente ed illuminante rappresentazione delle subculture e marginalità sociali. Quindi, sebbene posto accanto ad emblematici nomi del surrealismo come William Blake e Lewis Carroll, l’artista dipinge la realtà dei tanti, della vita popolare cruda e sincera, in una nuvola al contempo satirica e drammatica. Ci guida nella sua cultura storica, rappresentando eventi sociali e dinamiche relative a culture marginali dove trovano spazio prostitute, queer, homeless e malavitosi.

La mostra si svolge parallelamente all’esposizione di Ithell Colquhoun, cosi da creare un connubio che sfida perfettamente le convenzioni artistiche, ed esplora idee di identità e sessualità, in opere surrealiste, che catturano l’attenzione e l’interesse collettivo. 
“Mettere insieme queste fonti è piuttosto rivelatore,” dice il curatore Kennedy. “Tutto si aggiunge al mosaico delle sue influenze e ciò che emerge è un’arte socialmente consapevole, caldamente satirica e al tempo stesso disposta ad affrontare il lato oscuro della vita.”

Fra guerre, Années Folles et Harlem Renaissance

Osservatore silenzioso, Burra è spinto da un forte desiderio di scoperta. Si immerge infatti completamente in ciò che vuole rappresentare: luoghi sociali, di comunione, dove l’effettiva realtà si districa dalla visione della quotidianità dettata dagli obblighi e convenzioni sociali. L’artista si lascia trascinare dalle sue influenze e passioni, dalla musica e performance alla cultura popolare, letteratura e storia dell’arte, vive la sua ricerca antropologica e artistica fra bar notturni, cabaret e strade popolari.

Nei ritratti ambientali di Edward Burra si ritrovano svariati cambi culturali, influenzati dai viaggi e periodi marcati da guerre che ha vissuto e raffigurato, in particolare le due guerre mondiali e la guerra civile messicana. Ritroviamo la sua attrazione per l’esotico ed il proibito, per questo le sue opere emanano un alone di mistero e gusto per il macabro, importato dalla cultura visiva messicana, uno dei viaggi che piu lo hanno marcato. Fra questi, il passaggio in America gli permise di scoprire la cultura Jazz e la frizzante vita notturna del Rinascimento di Harlem,  a testimoniare quegli anni vi sono opere come Peperoni rossi (1934-35) o Scheletri danzanti (1934), che ricordano inoltre la cultura messicana. L’artista ha poi preso parte attiva alla fète parigina degli Anni Ruggenti, fondamentale per sviluppare un lato effervescente, di speranza, nello stallo fra le due guerre mondiali, una nube di vivacità che ritroviamo nella parte nostalgica, a tratti divertente delle sue opere.

La mostra si concentra quindi a raggruppare dipinti, disegni e materiale d’archivio dell’artista collezionati dal Tate, provvede a far immergere il visitatore nel processo creativo dell’artista. Inoltre, la disposizione delle opere in maniera cronologica rende facile l’orientamento storico, per facilitare la comprensione all’osservatore, le ottanta opere diventano quindi testimonianze storiche, ma anche personali, dato che ripercorrono la vita artistica del pittore, dalla fine dei suoi studi, fino alla fine del suo operato artistico.

I volti dell’emarginazione sociale

In un periodo in cui l’osservatore ricerca nell’arte schiettezza, quasi la pretende, in cui non si nasconde dalla realtà del mondo in cui vive, lo spazio dedicato alle opere di Burra diventa un luogo in cui lo spettatore può mettersi in questione, un luogo di riflessione collettiva. Sta nell’effettivo ammirando e contemplando, persone che di norma vengono dimenticate quando si cerca la bellezza nelle arti, e nella società in generale, ponendole al centro dell’attenzione e come punto saldo della sua ricerca artistica. L’artista non solo ha illuminato argomenti tabu e disprezzati dalla società attuale, ha rivestito di colore e dato un volto alla realtà di molti, lasciati da sempre vivere e morire al margine.

Questa volontà di far emergere l’emarginazione sociale, nasce forse da un’ infanzia non molto stabile, prima una forte precarietà economica dopo legata alla sua salute. Cresciuto al centro di un ampio ecosistema centrificato, Edward Burra passa quindi il suo percorso artistico a riappropriarsi della libertà di pensiero ed espressione, facendo del suo operato un vero e proprio manifesto surrealista e culturale, con una scintilla di poesia: è riuscito a richiamare e catturare la bellezza in personaggi dimenticati da essa, che fino ad oggi vengono osservati da occhi intransigenti.

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