Aterballetto, danza e arte in dialogo con le opere di Cattelan
SANTA è un’opera site-specific dove danza, arte contemporanea e architettura si intrecciano in un percorso immersivo e radicalmente sperimentale
martedì 10 Giugno 2025
redazione
A partire dal 12 giugno, per tre weekend consecutivi,un’esperienza collettiva fuori dall’ordinario prende vita nei capannoni 17 e 18 di Reggiane Parco Innovazione. Nel cuore del quartiere Santa Croce di Reggio Emilia – un luogo carico di memoria e trasformazione – nasce SANTA, un progetto site-specific che unisce arte contemporanea, danza e narrazione in un viaggio immersivo e sensoriale. SANTA è il primo capitolo di Danze dell’Utopia, un percorso triennale ideato da Gigi Cristoforetti per il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto in un’indagine sul rapporto tra corpo, spazio e immaginazione nei processi di rigenerazione urbana.
“L’arte contemporanea non deve dare risposte, ma porre domande” – racconta il curatore Nicolas Ballario. “Vorremmo che SANTA restasse indefinibile: danza, teatro, musica, arte visiva, preghiera. È tutto e nulla, un’esplorazione delle zone di confine, delle terre di nessuno. Ed è proprio lì che vogliamo stare.” Il pubblico – come in un pellegrinaggio laico – è invitato a percorrere l’opera con cuffie silent-disco, guidato dalla voce di Ballario e da un flusso sonoro che intreccia le coreografie di Lara Guidetti con le opere di Maurizio Cattelan, tra gli artisti italiani più iconici e controversi a livello internazionale, noto per un linguaggio che unisce provocazione, ironia e riflessione.
Nicolas Ballario, figura di riferimento nel panorama dell’arte contemporanea, cura il testo-guida dell’esperienza. Le interazioni coreografiche sono affidate a Lara Guidetti, coreografa che in Santa costruisce un tessuto danzato instabile e potente, in costante dialogo con gli spazi e con le opere di Maurizio Cattelan, gentilmente concesse dall’artista. «L’arte contemporanea – ha continuato Nicolas Ballario – deve porre domande. SANTA è tutto e nulla: danza, teatro, musica, arte visiva, preghiera. Ci interessa ciò che sta al confine, nei territori dell’innominabile. In questi spazi così evocativi, vogliamo spingere la nostra immaginazione un po’ più in là».