Dal 5 settembre al 20 novembre 2025 la città uzbeka di Bukhara ospiterà la prima edizione della Biennale, evento internazionale di arte contemporanea che intende fondere arte, artigianato e cultura gastronomica. Curata da Diana Campbell, con la supervisione della commissaria Gayane Umerova, la rassegna riunisce più di settanta artisti provenienti dall’Asia Centrale e da tutto il mondo. Intitolata Recipes for Broken Hearts, la Biennale si svolgerà in diversi siti storici della città restaurati per l’occasione e sarà organizzata dalla Art and Cultural Development Foundation dell’Uzbekistan.

La Biennale di Bukhara tra arti visive, performance e artigianato locale
La Biennale di Bukhara nasce con un programma interdisciplinare che attraversa pittura, scultura, installazioni, cinema, poesia, performance e musica, integrando l’artigianato tradizionale e la cucina come forme artistiche a pieno titolo. Tutti i progetti, concepiti come opere site-specific in collaborazione con artigiani locali, hanno l’obiettivo di costruire nuove narrazioni condivise. “Recipes for Broken Hearts è stato molto più che realizzare opere d’arte o allestire una mostra”, ha dichiarato la curatrice Diana Campbell, “è stato un tentativo di guarire dai modi dolorosi e precostituiti con cui ci è stato insegnato a pensare all’arte in termini gerarchici, e di lavorare insieme per smantellare questi schemi obsoleti”.
Tra gli artisti internazionali figurano, tra gli altri, Antony Gormley, Eva Jospin, Carsten Höller, Wael Shawky, Subodh Gupta, Erika Verzutti, Delcy Morelos, il collettivo Slavs and Tatars, Laila Gohar, e – dall’Italia – Binta Diaw e Bekhbaatar Enkhtur. Ogni intervento si intreccia con i mestieri storici e le tradizioni culturali del luogo, valorizzando la collaborazione con la comunità locale. L’artista Oyjon Khayrullaeva, ad esempio, ha realizzato con il ceramista Abdurauf Taxirov una serie di “organi umani” in mosaico, dislocati nei siti espositivi, a partire da uno stomaco collocato sopra l’ingresso del Café Oshqozon.
Il regista Majid al Remaihi ha reinterpretato la figura folcloristica di Nasreddin insieme ai burattinai di Bukhara, mescolando video, documentari e installazioni; mentre il musicista libanese Tarek Atoui ha attivato un dialogo tra le tradizioni musicali uzbeke, l’Asia centrale e il mondo arabo.

Courtesy della Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan
La cucina come arte e strumento di narrazione emotiva
Elemento centrale della Biennale è il cibo, inteso non solo come nutrimento ma come linguaggio universale di guarigione, memoria e spiritualità. Il Café Oshqozon – il cui nome significa stomaco in uzbeko – si propone come uno degli spazi simbolo del progetto: qui, performance culinarie, conferenze, workshop e proiezioni si intrecceranno con la tradizione gastronomica della città. “Il Café Oshqozon è il fulcro del concetto curatoriale della biennale: un corpo, nutrito da un banchetto comune e nutriente di diverse forme d’arte” affermano gli organizzatori.
Ad aprire e chiudere l’evento sarà lo chef e monaco buddhista Jeong Kwan, figura di riferimento della cucina meditativa. La sua performance sul tempo e la fermentazione del kimchi onorerà la presenza della comunità coreana in Uzbekistan: i cibi fermentati all’inizio della Biennale verranno consumati alla sua conclusione, simboleggiando un processo di trasformazione e guarigione.
Tra le collaborazioni culinarie più suggestive si segnalano quella tra Carsten Höller e gli chef uzbeki Bahriddin Chustiy e Pavel Georganov, che rifletterà sul cibo come punto d’incontro tra scienza ed emozione; quella tra Delcy Morelos e il mercante Abdulnabil Kamalov, con una scultura realizzata in spezie e sabbia; e il padiglione di cristalli di sale realizzato da Laila Gohar. Samah Hijawi e Ahmad Arabov, invece, presenteranno un murale ricamato che ripercorre le rotte del commercio alimentare lungo la Via della Seta.
Architettura, restauro e spazi storici tra passato e futuro
La Biennale si inserisce all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione urbana e culturale di Bukhara, città iscritta alla rete UNESCO delle “Città Creative” per l’artigianato e le arti popolari. I luoghi che ospiteranno gli eventi includono siti storici appena restaurati, come il Khoja-Gavkushon Ensemble, i caravanserragli di Ayozjon, Ulugbek Tamokifurush, Ahmadjon e Fothullajon, e la Madrasa Rashid.
Sotto la guida dell’architetto Wael Al Alwar e dello studio waiwai, il centro storico è stato oggetto di un attento intervento di restauro che ha preservato l’eredità architettonica della città. In questo contesto si inserisce anche l’installazione dell’artista Suchi Reddy, che ha progettato per la Madrasa Gavkushon un baldacchino sospeso dal titolo Patterns of Protection: l’opera, ispirata ai motivi Ikat dei tessuti tradizionali uzbeki, offrirà ombra e riparo ai visitatori evocando simboli di cura e protezione.
A suggellare la Biennale sarà il Rice Cultures Festival, previsto dal 16 al 20 novembre 2025. Co-curato da Diana Campbell e Marie Hélène Pereira, il festival sarà dedicato alle culture del riso nel mondo, da quello jollof dell’Africa occidentale alla paella spagnola, fino al pulao indiano e al palov di Bukhara. La manifestazione rievoca le competizioni culinarie promosse dall’antico Emiro di Bukhara, trasformando il banchetto in un rituale collettivo di memoria, identità e scambio.



