Selve, sostantivo plurale: Pietro Moretti alla galleria 1/9unosunove

Le opere inedite per la prima mostra personale dell’artista nella capitale

Per le prossime settimane, la galleria 1/9unosunove di Roma ospiterà la prima mostra personale nella sua città natale di Pietro Moretti, Selve. Vengono presentate opere inedite per un progetto espositivo efficace e magnetico, a cura di Simone Zacchini. Il corpus riflette l’ultimo periodo di lavoro e di vita dell’artista, trasferitosi a Berlino da qualche tempo. Le opere raccontano la città tedesca, come una traccia dell’esperienza e del cambiamento dell’artista. Ma fanno molto di più, attivano una riflessione attuale e urgente nella quale Berlino diventa una città universale, rappresentativa della complessa dicotomia di civiltà e natura. Le “selve” sono volutamente plurali, per la costante presenza di rovi, farfalle, e boschi indomabili, e per la “foresta urbana” di palazzi, di luci e di vite che mescola i suoi dettagli con quelli naturali. La mostra nasce da una foto giornalistica dalla quale Moretti viene particolarmente colpito: un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa immortalati in un momento di inattività, davanti ad una parte particolarmente boschiva del Volkspark Hasenheide di Berlino. Nessun incarico, pare; nessuna “sommossa” da sedare, in un’attesa che sia riposo o preparazione all’azione: da questa immagine Moretti trae spunto iconografico per un primo dipinto presente in mostra, catalizzatore di intenti, da cui nasce una narrazione coerente in tutte le altre tele. Moretti esplora il corpo, le storie e gli ambienti in modo, appunto, plurale, per cui la mostra si stratifica su più piani, restituendo il carattere aperto e volutamente non risolutivo della riflessione dell’artista. Più si osservano le opere, più ci si addentra nei dettagli intimi della “storia” e della pittura di Moretti. Su un primo piano visuale, il progetto espositivo si relaziona estremamente con lo spazio: le grandi sale bianche della galleria ospitano poche opere, grandi e composite. È il caso di Le ombre lunghe del mattino in cui il trittico di tele di diverse dimensioni apre una finestra sulla scena, e la cui verticalità le rende quasi delle vetrate policrome contemporanee; La forza fragile è invece un grande intervento realizzato quasi in scala uno a uno: le figure umane, della stessa grandezza dell’osservatore, lo coinvolgono nella narrazione in un ambiente immersivo. I formati si rimpiccioliscono anche, come le cinque piccole tele che riprendono i motivi presenti nelle tele più grandi, come piccoli studi dell’artista sui soggetti che poi avrebbero preso vita. Sono proprio le storie a costruire il secondo piano dell’osservazione, quello fatto di simbologie, riferimenti e scatti realistici della vita urbana e naturale. I poliziotti antisommossa compaiono in altre opere, a volte intenti alla repressione, come in Der lange Arm, a volte intenti a fronteggiare i rovi indomiti, come in La forza fragile. Il corrispettivo naturale più costante sono le candide farfalle blu che abitano indifferenti qualsiasi scena: pure e leggere, vengono anche però rappresentate per la loro vera natura, quella di insetti necrofagi. La città si personalizza in Berlino, come per la pratica di porre piccole casette di ceramica sui davanzali delle finestre, o la rappresentazione di alcune zone reali del Volkspark Hasenheide; oppure si rende simbolo dello spazio perturbante e incerto di tutte le città, come nella luce accecante di un distributore automatico alla stazione, o il passivo viaggio su un tram nella notte. Le opere di Moretti di ispirano anche a storie comuni, come l’ebbrezza di Noè, il pifferaio magico, i giochi adolescenziali: ricontestualizzate, esse interrogano temi attuali come la mascolinità, la vergogna, la debolezza e la violenza. Questi elementi rafforzano quella volontà di inserire l’osservatore in un mondo che in questo caso non è altro a noi stessi, ma profondamente radicato alla realtà del nostro tempo. La pittura di Moretti non edulcora ciò che racconta, la interroga in quanto partecipe reale a ciò che dipinge. Da qui il terzo e più profondo elemento della narrazione tutta: le opere non vogliono offrire risposte o  risolvere le tematiche che affrontano. Ciò è confermato anche dalle scelte compositive delle tele, in cui le figure vengono tagliate sui bordi, lasciando immaginare il resto e l’estensione della singola scena. Allo stesso modo, il centro di alcune opere viene lasciato volutamente vuoto, per non identificare vittime o carnefici, responsabili o soluzioni. Composizioni e soggetti vivono indisturbati nella “selva” quotidiana, perdendosi e contraddicendosi. Visitabile fino al 14 giugno, la mostra riesce nell’intenzione di immergere nelle selve che racconta anche l’osservatore; sarà compito suo poi riconoscerle e affrontarle all’esterno.

Pietro Moretti – Selve
a cura di Simone Zacchini
1/9unosunove, Via degli Specchi 20, Roma
Info: http://www.unosunove.com


Photo credit: Pietro Moretti, Selve, installation views, photo Roberto Apa, courtesy of 19unosunove