Quando entriamo in libreria spesso ci dirigiamo, a passo spedito, verso la nostra sezione preferita. Una sorta di comfort zone che ci fa sentire protetti, in qualche modo. Ma così l’effetto sorpresa va a farsi benedire, e siamo sempre meno propensi alla curiosità di conoscere autori e letture differenti. Muove proprio in questa direzione la scoperta (o riscoperta) di Monstrorum historia (Moscabianca edizioni), un trattato di teratologia dello studioso Ulisse Aldrovandi, tradotto dal latino per la prima volta in italiano a quasi quattrocento anni dalla prima edizione (correva l’anno 1642), con la curatela di Lorenzo Peka.
È un ampio studio sui mostri e sulle meraviglie della natura conosciuti tra Rinascimento e l’inizio dell’età moderna: dopo un’introduzione sull’essere umano, il volume presenta un’approfondita indagine sul concetto di mostro, sulle varietà di creature mostruose umane, animali e vegetali, sui fenomeni celesti più inusuali. Sviscerandone le origini e corredando ogni caso in esame di descrizioni tratteggiate e curiosità storiche.


L’ecletticità (e la profondità) di Aldrovandi, considerato dai più il padre della storia naturale, è del tutto riflessa nel suo monumentale lavoro rimasto tuttavia inedito: come abbiamo anticipato, l’opera vide la luce solo trentasette anni dopo la morte, avvenuta nel 1605, dello scienziato ed esploratore, grazie al lavoro di compilatore di Bartolomeo Ambrosini, suo discepolo, che contribuì ad arricchire ulteriormente l’enciclopedia.
L’edizione moderna di Monstrorum historia nasce con l’intento di riavvicinare i lettori alla figura e all’opera dello studioso bolognese. «È proprio così – spiega Peka –, la traduzione, le note esplicative e le appendici rendono il libro di agevole consultazione per chiunque, anche per i ragazzi e per chi si avvicina alla materia per la prima volta. Certo, è pur sempre un testo del Seicento, la cui prosa ricca ed elaborata può risultare più impegnativa degli odierni testi di largo consumo. È insomma richiesto al lettore un piccolo sforzo di attenzione, ma personalmente considero questo un valore aggiunto, un retrogusto di antichità».
Oltremodo, l’edizione di “Moscabianca”, più snella ma fedele all’ordine originario dei contenuti, e nel completo rispetto dell’integrità delle rubricae e dei nodi teorici fondamentali; gli esempi sono accompagnati da oltre cento delle dettagliate xilografie originali: dalle creature mitologiche a incredibili casi di malformazioni, passando per qualsivoglia tipo di ibrido e di aberrazione. Il tutto narrato con rigore espositivo ma anche con i frequenti rimandi al soprannaturale e alla demonologia tipici dell’epoca. Lo stesso Peka, nella prefazione del volume puntualizza: «Nel preparare un’edizione moderna è emersa non solo la necessità di operare una selezione, ma anche e soprattutto l’esigenza di riportare in luce il filo conduttore dell’opera, quella ordinis ratio spesso invocata dall’autore, ma a volte offuscata dal profluvio di informazioni».

Un lascito culturale imponente e da non disperdere. «Aldrovandi è stato solo un autore – riprende Peka – ma anche e soprattutto un collezionista, uno studioso e un botanico. Fortunatamente, gran parte della sua eredità può ancora essere “visitata” nella nativa Bologna: penso, ad esempio, alla collezione museale di Palazzo Poggi e all’Orto Botanico ed Erbario». C’è di più. «Le avveniristiche idee scientifiche di Aldrovandi, così come le sue mirabolanti creature fantastiche, si prestano anche a trasposizioni multimediali o a spettacoli tematici: cose che in parte sono state realizzate nel 2022, in occasione del cinquecentenario dalla nascita dell’autore».
Parliamo dunque di un’opera ancora attuale? «Certamente – replica il curatore di Monstrorum historia –, anzi non esagero se dico che è addirittura migliorata col tempo. A partire dal Settecento, con la nascita della biologia moderna, i racconti sui mostri vennero relegati nell’ombra. Ma oggi mi pare ci sia un rinnovato interesse per le materie sovrannaturali, le creature fantastiche, i dettagli inquietanti e bizzarri». Senza dimenticare, conclude, «che a causa delle tecnologie informatiche, viviamo costantemente immersi in un flusso di dati presentati come “oggettivi” e fin troppo facili da reperire. Ritengo quindi che un viaggio nella scienza rinascimentale, tra superstizioni, leggende e misteri irrisolti, possa aiutarci a preservare il senso critico e la capacità di immaginazione».

info: moscabiancaedizioni.it


