Esplorare i colori e i materiali e riscoprirli con la luce ultravioletta, disvelando forme cangianti e inedite. Di insetti, di ali. É questa l’essenza più autentitica di Phototaxis, l’ultimo progetto artistico di Paolo Pretolani in mostra alla fornace Orsoni, a Venezia, dal 12 maggio al 21 giugno 2025. Un progetto che nasce dalla curiosità di esplorare gettando una “nuova luce” sulle lastre di smalto di vetro prodotte dalla storica fornace veneziana Orsoni Venezia 1888 e conservate nella stanza deposito nota come Biblioteca del Colore. Attraverso l’illuminazione con luce UV si scoprono fluorescenze in alcuni colori, impercettibili all’occhio umano.

La scoperta sugli “Imperiali”
Attraverso un esame non invasivo delle superfici la luce ultravioletta utilizzata rivela alcune discontinuità ottiche. La ricerca di Paolo Pretolani si è concentrata principalmente sulle lastre di smalto nei colori classificati come “Imperiali” (gialli, arancioni e rossi), i cui ossidi minerali utilizzati per colorare il vetro fuso si depositano sulla superficie durante il raffreddamento delle lastre e reagiscono alla luce UV, rivelando diverse gamme di fluorescenza. “La cosa più sorprendente- racconta Laura Tonicello. Cultural Manager della fornace Orsoni- è stata la scoperta di una nuova gamma di colori, in una sala che ne contiene già più di 3.500, ha messo in discussione la percezione visiva e la classificazione che fino a quel momento sembravano ordinate e visibili”.


La genesi e il processo creativo
Questo lavoro nasce da lontano. “La materia e la sua irregolarità nelle superfici pittoriche sono questioni che mi sono sempre interessate- sottolinea l’artista- si tratta di un nodo importante. Anche il tema della luce è centrale, in vari aspetti, come quello della sua negazione”. In particolare, Phototaxis nasce dalle sperimentazioni fatte in un lavoro precedente. “Avevo iniziato a capire come funzionano le superfici più organiche, più trasparenti e quindi, quando ho visto gli smalti di vetro colorati ho capito che forse l’aspetto luminoso poteva essere la chiave di lettura per sabotare questo materiale”.
Tutto il lavoro, ci spiega Pretolani, si è quindi sviluppato a partire da un confronto aperto tra le sperimentazioni dell’artista e il materiale e gli spazi di Orsoni. “Gli ho detto che in quel momento stavo lavorando con sistemi di illuminazione e che mi sarebbe piaciuto oscurare le finestre della Biblioteca del colore e vedere cosa succedeva sui materiali”. Di lì la scoperta di un nuovo spettro di cromie, visibile all’occhio umano con la luce ultravioletta, e l’inizio del processo creativo vero e proprio. “La mia parte- spiega l’artista- è stata trovare la chiave di lettura del materiale, un processo complicato perché molto legato al singolo pezzo”. Pretolani parla di un doppio binario di lavoro e di una doppia immagine, “una che doveva essere visibile e con una sua armonia alla luce bianca, un’altra alla luce luce UV che proponesse un altro tipo di visione”.


Metamorfosi di colore
Per la parte di produzione, di stesura del mosaico Paolo Pretolani si è rivolto ad una esperta mosaicista del team Orsoni, Adriana Landi, che ha utilizzato la tecnica contemporanea diretta per realizzare tre diversi pattern. “La mia idea sui pattern era di utilizzare fotografie al microscopio di lepidotteri, farfalle e bruchi per parlare di un organismo che cambia, che subisce un’alterazione epidermica oltre che di immagine morfologica”. I tre pattern realizzati, quindi, riflettono i dettagli di alcuni di questi insetti nei loro diversi stadi evolutivi (larva, pupa, imago), ricreati con la tecnica del mosaico con una selezione di smalti Orsoni sensibili alla luce UV: colori che rivelano la presenza di miscele che reagiscono chimicamente durante il processo di fusione in forno.
L’opera si sviluppa così in un dialogo tra materia e luce, esplorando la relazione codificata tra le diverse fasi della metamorfosi e la luce artificiale che svela il segreto di una visione inaccessibile a noi umani. Phototaxis, infatti, nasce da questa intuizione che, grazie a un’alterazione della percezione visiva, si sposterà leggermente oltre lo spettro visibile all’occhio umano, rimanendo però visibile a milioni di altri esseri viventi, tra cui i lepidotteri.

Dal bruco alla farfalla
Per evocare le simmetrie di questi insetti, il punto di partenza è stato la forma e la luce, ma “anche l’etimologia ha aiutato”, spiega Pretolani che evidenzia come “il nome lepidottero significa letteralmente fatto di scaglie, di qui la consonanza con la tecnica del mosaico”. Nel corso del lavoro questa analogia tra i due mondi, quello degli insetti e quello del mosaico fatto di minuscoli tessere di smalti colorati, si è potenziata attraverso lo sguardo. “la luce UV che cala dall’alto sui pattern è quella potenziata di un microscopio sulle ali di una farfalla”. Il risultato? Tre pattern diversi “uno più bruco, uno con la durezza della crisalide e l’ultimo è l’apertura alare di una farfalla”, conclude l’artista.

Paolo Pretolani
Paolo Pretolani vive e lavora a Venezia. Si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nell’Atelier F con il professor Carlo di Raco. Tra le sue mostre collettive e personali più recenti: VERMESTELLA , MA project; Le diable au corps , a cura di Daniele Capra e Massimo Mattioli (Bonelli Lab); Sono proprio io, ma divento pazzo , a cura di Andrea Bruciati (Galleria Marina Bastianello); Stasi frenetica , GAM Torino, a cura di Ilaria Bonacossa. Dal 2015 è membro attivo del collettivo artistico Fondazione Malutta, con cui ha realizzato diverse mostre, seminari e residenze.


