Manager delle istituzioni con una solida esperienza alle spalle, Gian Luca Artizzu guida da agosto 2023 la Società Gestione Impianti Nucleari (SOGIN), la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Una realtà strategica per il Paese per competenze e know-how, impegnata non solo nella sicurezza e nel risanamento ambientale, ma anche nella formazione tecnica, nella collaborazione internazionale e nella promozione di una nuova cultura energetica. Artizzu, dopo anni di stagnazione dell’azienda di Stato, l’ha rimessa in moto secondo rigorosi criteri di efficienza e responsabilità, tanto che diversi osservatori hanno definito la sua gestione di Sogin come una vera e propria “operazione serietà”. In un momento storico in cui l’Italia torna a discutere di energia nucleare e di autosufficienza energetica, lo abbiamo incontrato in occasione della seconda edizione di The Art Symposium. Il manager ha voluto sottolineare con chiarezza come arte, scienza, innovazione e industria possano condividere – e rafforzarsi reciprocamente – attraverso i valori comuni di visione, coraggio e futuro.

Dottor Artizzu, lei era presente alla giornata di The Art Symposium. Quanto è importante l’arte?
L’arte è espressione di visione, di coraggio, di capacità di immaginare il futuro. Sono gli stessi valori che guidano il nostro lavoro ogni giorno. Sostenere l’arte, soprattutto quella giovane e sperimentale come nel caso della vostra meritevole e storica iniziativa, The Talent Prize, promossa da Inside Art, significa anche valorizzare il talento, l’innovazione e la ricerca: tutte dimensioni che trovano piena corrispondenza nei nostri impegni, compresi quelli in ambito ESG. Sogin opera in un settore complesso e delicato, ma lo fa con un approccio integrato, che considera il valore ambientale, sociale e culturale delle proprie azioni. La collaborazione con il mondo dell’arte è, per noi, anche un modo per promuovere una cultura della responsabilità e del futuro.

All’estero si assiste a un’accelerazione nella programmazione di nuove soluzioni in campo nucleare, tra cui i mini-reattori. Alla luce del possibile ritorno al nucleare anche in Italia qual è la sua opinione?
Posso parlare per quelle che sono le competenze della nostra azienda. Sogin è la maggiore fra le poche realtà italiane ad aver mantenuto il know-how in ambito nucleare. Ricordo sempre che dietro al concetto di smantellamento (decommissioning) c’è tutta una filiera e che “spegnere” una centrale nucleare non è come spegnere una centrale convenzionale. Questo tecnicamente ha consentito di mantenere vive negli anni le nostre competenze. Sogin è l’unica azienda italiana nominata ‘Collaborating center’ dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), e in questa veste quest’anno formeremo 40 persone, italiane e straniere, con un focus su decommissioning e nuove tecnologie.
È alta formazione.
Sì lo è. Noi con la nostra scuola, la Radwaste management school, aggiorniamo e valorizziamo le competenze tecniche che sono strategiche per il ritorno al nucleare, soprattutto per gestire e condurre i nuovi impianti.

Lo scenario geopolitico è cambiato?
Sì, e in questo nuovo scenario il nucleare è necessario. Un settore con una filiera formidabile, tipica dei sistemi economici e industriali avanzati, che hanno la capacità istituzionale di prendere decisioni a lungo termine, non rimesse in discussione a ogni elezione, con un quadro regolatorio stabile e affidabile. In Italia c’è oggi la tensione, e l’attenzione, giusta per affrontare questa sfida con senso di responsabilità e volontà di fare bene. Sono ottimista.
Anche alla serata di The Art Symposium sono stati in molti ad avvicinarla, lei è considerato oggi una delle persone più preparate nel settore. Quale strada indica per il futuro dell’energia in Italia?
Come suggeriscono gli esperti e, fra questi, i ministri Urso e Pichetto Fratin, dobbiamo lavorare per conseguire un mix giusto tra fonti di energia: con tante rinnovabili e un po’ di nucleare, quello necessario per costruire e garantirci un sistema industriale all’altezza dei tempi. L’alternativa è farsi trascinare dagli eventi e non prendere decisioni con la conseguenza inevitabile di rendere la nostra industria sempre meno competitiva. Per vedere dove l’Italia investe in efficienza basta vedere cosa esporta. L’agroalimentare, di cui tutti siamo orgogliosi, rappresenta il 2% delle nostre esportazioni. Ciò che traina, e dà valore alle nostre esportazioni, sono farmaceutica, chimica, di base come plastica e raffinazione, e poi meccanica di precisione. Settori influenzati fortemente dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale che richiedono tanta energia, come quella che il nucleare può assicurare: continua, a basso costo, che non produce anidride carbonica e consuma poco suolo.


