Sete Mikado, ori, broccati e pizzi. I profumi e i colori dell’Italia. Un viaggio nel tempo e nella memoria. Al Palazzo Esposizioni a Roma ci si ritrova in un sogno: Dal Cuore Alle Mani: Dolce&Gabbana, la mostra che presenta i capolavori della omonima maison italiana, dopo il debutto al Palazzo Reale di Milano e al Grand Palais di Parigi, apriva nella capitale. Curata da Florence Müller con le scenografie di Agence Galuchat, l’esposizione aperta al pubblico fino al 13 agosto 2025 si sviluppa in un susseguirsi di grandi sale immersive – quattordici più una speciale – su una superficie di circa 1.500 mq e raccoglie oltre duecento creazioni uniche, a cui si aggiungono i magnifici accessori, di Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria. Per il ritorno in Italia della mostra è stata scelta una scenografia unica, che la carica di nuovi significati: non un ri-allestimento, ma una nuova narrazione, creata ad hoc.

L’eleganza, la sensualità e l’unicità dei capolavori della casa di moda italiana creata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel 1985, ma anche loro ironia e l’irriverenza, dialogano egregiamente con l’impianto architettonico neoclassico, sfruttandone a pieno la grandezza e l’altezza delle sale, dello spazio espositivo e culturale firmato da Pio Piacentini nel 1883 e divenuto il più grande del centro della capitale. Le collezioni si avvicendano in una narrazione accattivante e sbalorditiva, in cui l’abito diviene un oggetto per esplorare e comprendere, il pensiero creativo e non convenzionale che si nasconde dietro Dolce&Gabbana. Un viaggio introspettivo che si interroga sull’essere e sull’apparire. Un omaggio all’Italia, che evoca nella sua interezza.
Le creazioni sono raccontate attraverso una serie di temi che evidenziano le molteplici influenze culturali italiane alle radici del brand: dall’arte all’architettura, dall’artigianato d’eccellenza al folklore, dalla musica all’Opera, il Balletto, il teatro e, naturalmente, le suggestioni della “dolce vita”. Ogni sala è caratterizzata da un tema specifico, raccontato non solo attraverso le opere, ma anche con suoni, profumi e ambientazioni uniche, che permettono di immergersi completamente nella ispirazione che anima gli stilisti. In tutti questi capolavori, ricami, pizzi e passamanerie esaltano la raffinatezza del taglio sartoriale. Le trasparenze, le strutture e i volumi rivelano una ineguagliabile maestria artigianale: dal taglio alla corsetteria, dal flou al drappeggio, ogni elemento contribuisce a scolpire il corpo, a esaltarlo e renderlo esso steso un’opera d’arte.
Per fare questo si affidano alle mani sapienti di artigiani che incarnano l’eccellenza italiana del “fatto a mano”. Ogni collaborazione rappresenta una tappa del loro viaggio nella penisola alla scoperta dei suoi tesori d’arte e dei suoi paesaggi.


Nella prima sala un’imponente piramide cilindrica di sette piani diviene un grande espositore per presentare le creazioni che riprendono le tecniche artigianali delle varie regioni italiane, riviste attraverso i crismi dell’Alta Moda. Dai colori delle maioloche di Capri agli itrecci ispirati ai cesti di vimini e alle architetture dei trulli pugliesi della Collezione Alberobello; dai ricami ispirati alle ceramiche bianche di Grottaglie ai papagalli ricamati con piume leggere che rimandano all’estate mediterranea a Portofino e così via. All’apice di questa moderna piramide, quasi a toccare il soffitto, un abito sulla cui gonna è rappresentato il Colosseo, creato appositamente per questa esposizione, domina la scena quasi a controllare l’intero sistema sottostante.
Nella struttura si nasconde una piccola stanza al cui interno sono proiettate in loop le sfilate di Dolce&Gabbana. I manichini dialogano con le opere d’arte esposte sulle pareti. Sono presentate per la prima volta gli autoritratti dell’artista Anh Duong, cara amica dei due stilisti, con indosso le creazioni sartoriali e orafe più iconiche della casa di moda.
Rumore di vetri che si rompono. Questo suono accompagna la visita nella seconda sala: un omaggio alla lavorazione del vetro tipica di Venezia, di Murano e delle zone limitrofe. Un gioco di riflessi tra abiti, decorati con bachelite, plexiglass e PVC per ricordare i vetri, specchi e lampadari, tra cui uno colorato che crea un effetto nostalgia, provenendo direttamente dal primo negozio Dolce&Gabbana.

Procedendo nel percorso si fa un salto nel 1963, più precisamente nel Gattopardo di Luchino Visconti, film culto per Domenico e Stefano. Sugli specchi unidirezionali compaiono vari momenti del film; un abito di Alta Moda decorato con i gattopardi di Palazzo Gangi evoca il personaggio di Angelica che affronta la folla di pretendenti, rappresentati da capi delle collezioni di Alta Sartoria; di fronte c’è l’abito ispirato al personaggio di Tancredi e sul fondo della sala degli abiti in pizzo nero rappresentano le vedove siciliane. Dolce e Gabbana sono stati i primi a fare indossare il pizzo nero in degli abbigliamenti di Alta Moda, perché fino a quel momento si indossavano solo nella lingerie. Infatti queste vedove nonostante siano molto eleganti, sono allo stesso tempo sensuali grazie ai tratti di “vedo non vedo” che non erano tipiche di quell’epoca.
Una esplosione di colori caratterizza la sala dedicata alla Sicilia, con cui i due stilisti hanno un attaccamento particolare. Dolce è siciliano, figlio di due sarti e in un certo senso nutriva un odio verso la sua regione di origine; Gabbana è milanese, specializzato in marketing e comunicazione, ma che si innamora della Sicilia non appena arrivato la prima volta, facendo cambiare idea anche all’amico e collega. Da qui nasce il desiderio di far conoscere al mondo le bellezze di questa terra. Il carretto siciliano, le tamburelle e i fuochi d’artificio tipici delle feste di paese sono i protagonisti di questa collezione.
Quasi a purificarsi da tutto il colore, lo spazio che segue è un elogio al Barocco bianco. Abiti scultorei realizzati in seta Mikado, scelta per la sua lucentezza, dopo un lungo studio perché i due stilisti volevano ottenere sulla stoffa la stessa porosità dello stucco. Protagonisti indiscussi sono i putti, gli angioletti, fatti a mano uno a uno, come dimostra il loro essere differenti. Inoltre, le figure barocche sono plasmate utilizzando crine di cavallo e ovatta per creare l’effetto tridimensionale.


Al bianco segue il nero. In questo spazio in cui le pareti sono realizzate con del vero il pizzo posto tra due lastre di vetro, è stato ricreato un altare il cui fulcro è il cuore sacro. Questo’ultimo è un simbolo sacro soprattutto alle donne siciliane che lo consideravano un ex voto e lo appuntavano con una spilla sul reggiseno per averlo vicino al cuore. Sacro e profano si intrecciano – come in tutte le loro collezioni – e il cuore sacro simbolo della casa di moda ricamato sugli abiti, realizzato in metallo e perle su borse e flaconi del profumo Devotion, è il protagonista di questo spazio. Il mantello esposto, in pizzo nero e decorazioni in oro, è ispirato alla Madonna di Polizzi Generosa (PA), paese di cui è originario Domenico Dolce.
In oro è l’abito in pizzo macramé dorato e rafia con gioielli di filigrana d’oro e con delle altissime scarpe, è il protagonista assoluto della sala “speciale”, pensato come un omaggio alla città, Milano, dove vengono creati e realizzati a mano tutti i modelli delle collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria. La gonna evoca l’architettura a cupola della Galleria Vittorio Emanuele II, uno degli emblemi della moda e dell’eleganza milanese. L’abito rende omaggio alla statua dorata della Madonnina, situata in cima al Duomo, cuore e anima dei milanesi, che le attribuiscono il potere di intercedere in cielo per ottenere protezione e benedizioni. Come avrebbe fatto per lo stesso Dolce quando, appena giunto a Milano, l’ha pregata affinché diventasse grande e famoso. Dopo il successo ottenuto, ha sentito di doverla ringraziare.
Nel mondo di Dolce&Gabbana il teatro ha sempre avuto un ruolo cruciale. I modelli ispirati all’opera e al balletto sono inseriti in una sala che ricorda un palco sul quale gli artisti vanno in scena e difronte si trovano gli ospiti che vanno all’opera. Non sono costumi di scena quelli in mostra, ma abiti realizzati in onore di alcune opere care agli stilisti come La Traviata, Aida, Il Barbiere di Siviglia e cosi via. Alcuni sono riproduzioni fedeli dell’abito di un personaggio, altri sono generici e ricordano l’opera in generale. Simbolico è un abito realizzato con i fiori che stanno appassendo a simboleggiare la bellezza della decadenza, degli anni che passano.
Cuore pulsante della maison è la sartoria dove lavorano 120 persone. Nello spazio a essa dedicata in mostra è possibile ammirare dei “mini-size”, piccoli manichini sui quali vengono realizzati gli abiti, prima di farli a grandezza reale, al fine di ridurre la percentuale di errore, essendo più semplice realizzare un prodotto piccolo. Nella sartoria Dolce&Gabbana sono conservati degli specifici manichini, sia per uomini che per donne, per ogni singolo cliente dell’Alta Moda, per un totale di 550 in tutto il mondo. Il manichino sono modellati, tramite imbottiture, sulle misure specifiche delle persone a cui appartengono. In mostra è presente uno specchio che è una riproduzione di uno presente nella sartoria del papà di Dolce, nonché una sedia e un quadro originale della stessa sartoria.

L’architettura, la scultura e la pittura rappresentano per gli stilisti un caposaldo della loro cultura. Una sala dell’esposizione è dedicata a creazioni sartoriali ispirate a opere d’arte di Tiziano, Botticelli, Raffaello o Caravaggio, che vengono trasmesse sulle pareti. La caratteristica di questi abiti è che, nonostante abbiano diverse lavorazioni perché possiamo trovare all’interno di un solo abito anche ben sette lavorazioni diverse, il ricamo segue le pennellate dei dipinti. Quindi se una pennellata in un quadro è stata fatta in modo obliquo, il ricamo sarà in modo obliquo e così via.
La donna è considerata da Dolce e Gabbana una figura divina. Per questo hanno creato una collezione nell’autunno – inverno 2019 – 2020 ispirata alle storie storie dei miti immortalati sui vasi attici in ceramica, al fini di far sentire ogni donna una dea e per far tirare loro fuori la loro forza interiore. Le divinità di Dolce&Gabbana sono esposte sui gradini di un edificio che rievoca il Tempio della Concordia ad Agrigento. Accanto a questa costruzione, un secondo edificio più contemporaneo è ricoperto da mosaici dorati, che si ispirano allo splendore delle tessere musive bizantine nella Basilica di San Marco a Venezia, e che ispirano gli abiti stessi.
Tre nuove sale vengono presentate nell’allestimento romano: Arte Sarda è un tributo alla ricchezza del patrimonio tradizionale dell’isola e alla bellezza della sua antica architettura megalitica, espresso nella collezione invernale 2024-2025; Anatomia Sartoriale racconta la corsetteria e lo studio delle forme del corpo umano come elemento essenziale della storia culturale dell’abbigliamento; la sala Cinema celebra questa fonte di ispirazione costante per gli stilisti, grazie a uno speciale omaggio, Devotion, che il regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore ha dedicato a Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
Dal cuore alle mani è molto più di una celebrazione della moda: è un inno all’identità italiana, alla memoria e al gesto artigiano che scolpisce la bellezza nella materia. Un viaggio affettivo e culturale, che Dolce e Gabbana trasformano in una dichiarazione d’amore per il proprio Paese.



