Progettare lo spazio come opera d’arte: Carlo Scarpa in mostra al Museo Correr

La rassegna celebra il genio dell'architetto veneziano attraverso un percorso che intreccia allestimento, design, e museografia

I musei sono da sempre considerati luoghi deputati alla conservazione e alla trasmissione della memoria: contenitori di storie, oggetti e narrazioni che appartengono al passato. In questa concezione, lo spazio museale assume un ruolo neutro, spesso invisibile rispetto alle opere che custodisce. Eppure, figure come Carlo Scarpa hanno saputo ribaltare questa prospettiva, restituendo al museo una nuova dignità formale e concettuale.

La mostra Il Correr di Carlo Scarpa 1953-1960, curata da Chiara Squarcina e Andrea Bellieni, non è solo un omaggio al genio innovatore di Scarpa ma anche un contributo attivo alla riflessione sulla museografia contemporanea. Attraverso un percorso accurato e ricco di documentazione storica, l’esposizione restituisce la profondità e la coerenza del lavoro scarpiano, mettendo in luce come la sua visione resti ancora oggi di straordinaria attualità.

Il primo intervento realizzato da Scarpa, tra il 1942-1953, coincide con la riapertura del museo dopo l’interruzione bellica. Scarpa è chiamato a intervenire nelle sale dedicate alla storia veneziana, al primo piano delle Procuratie Nuove, e lo fa con pochi ma misuratissimi gesti progettuali. All’interno di ambienti spogliati e purificati, dominati da pareti bianche e soffitti lignei introduce vetrine inclinati, pannelli verticali, supporti minimali: soluzioni raffinate che mettono in risalto la materialità e il significato delle opere esposte. Ogni elemento è pensato in funzione della relazione tra opera e spettatore, con una chiarezza compositiva che anticipa molte pratiche museali contemporanee.

Il secondo intervento, tra il 1959-1960, interessa la Quadreria del secondo piano, destinata ad accogliere dipinti rinascimentali veneziani e italiani. Qui Scarpa opera in spazi meno vincolati e può quindi sperimentare con maggiore libertà. Celebre è il “cavalletto”, progettato per sostenere i dipinti, disposti in modo da interagire con l’incidenza luminosa proveniente da Piazza San Marco. Le opere non solo semplicemente appese, ma accompagnate e sostenute da dispositivi che ne esaltano la presenza.

In entrambi gli interventi, Scarpa applica una concezione museografica ispirata al razionalismo internazionale, fondata su due principi: rispetto profondo per il contesto storico-architettonico e un’interpretazione colta e sensibile di ogni singola opera. Il suo approccio non è mai invasivo, ma allo stesso tempo trasforma radicalmente lo spazio, stabilendo un dialogo dinamico tra passato e presente, tra architettura e oggetti.

L’allestimento della mostra nasce da un attento lavoro di ricerca e documentazione, che ha permesso il recupero di materiali originali provenienti dai depositi e il loro utilizzo in chiave sobria e innovativa. Grazie anche al ricorso all’archivio fotografico, è stato possibile restituire l’atmosfera autentica degli ambienti pensati da Scarpa, restituendo al pubblico l’essenza di un esperienza museale che non è solo da osservare, ma da attraversare.

Il Correr di Carlo Scarpa, con il suo equilibrio tra ricostruzione filologica e rinnovata interpretazione, ci ricorda che l’architettura museale non è solo una questione di forma, ma anche di pensiero, invitandoci a riflette su come i musei possano ancora oggi essere luoghi attivi di relazione, ricerca e immaginazione.

Fino al 19 ottobre 2025
Museo Correr – Venezia
info: correr.visitmuve.it