OVERTON WINDOW, il terzo appuntamento con Numero Cromatico

Tra dialoghi alieni e futuri possibili, il collettivo di ricerca fondato nel 2011 porta alla luce la dimensione materiale e politica dei grandi modelli linguistici

Matèria presenta il terzo appuntamento di OVERTON WINDOW, il ciclo espositivo che punta i riflettori sull’arte digitale e on-chain e che vede protagonista a partire dal 29 aprile, l’ultima ricerca artistica di Numero Cromatico. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Re:humanism, piattaforma curatoriale fondata da Daniela Cotimbo per esplorare il rapporto tra cultura umanistica e innovazione tecnologica, si propone come spazio di sperimentazione tra arte, intelligenza artificiale e blockchain in una società sempre più permeata da tecnologie emergenti.

Pensato come un ciclo di installazioni visibili dalla vetrina su strada di Matèria, OVERTON WINDOW apre un dialogo tra il pubblico e una selezione di artisti locali e internazionali. Il filo conduttore è la riflessione sulle nuove mitologie digitali: chatbot, avatar e assistenti vocali diventano nuove figure di culto, simboli di un animismo contemporaneo che si intreccia con rinnovati rituali tecnologici e narrazioni inedite.

XXYY, l’esperimento di Numero Cromatico per Overton Window

Per questo terzo capitolo, Matèria ospita XXYY, l’ultima opera di Numero Cromatico, collettivo artistico e centro di ricerca attivo dal 2011, da sempre impegnato nell’indagare le connessioni tra arte contemporanea e neuroscienze. L’opera mette in scena un dialogo tra due intelligenze artificiali generative, modellate per rappresentare due visioni opposte nei confronti del progresso tecnologico: da una parte il tecnofobo, critico, nostalgico e incline a prefigurare scenari apocalittici; dall’altra il tecnofilo, fiducioso e ottimista rispetto alle potenzialità dell’innovazione.

Come in una pièce teatrale, i due algoritmi dialogano incessantemente, alternando entusiasmo e paura. Il risultato è un flusso di parole che progressivamente sembra perdere consistenza, riflettendo sull’inadeguatezza dei sistemi automatici a comprendere veramente la complessità del mondo umano. Il principio di reiterazione, su cui si fondano i modelli di intelligenza artificiale, emerge come un limite, sollevando interrogativi sulla possibilità che in futuro queste tecnologie siano davvero in grado di rispondere ai bisogni profondi dell’umanità.

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