Luciana Pretta in mostra alla Galleria Maja di Roma

L'esposizione romana di Luciana Pretta prende forma dalla doppia matrice culturale dell'artista italo-brasiliana

Luciana Pretta, al secolo Luciana dos Santos – soprannominata familiarmente Pretta (“nera”), per il colore dei suoi capelli – vive e lavora in Italia, ma è nata in Brasile con origini italiane. È protagonista di una delle tre mostre che Giovanna Della Chiesa ha pensato e sta curando per la Galleria Maja Arte Contemporanea di Roma dal titolo Quando filo, colore, parola s’intrecciano che hanno visto la prima esposizione di Alice Schivardi e, a seguire, vi sarà Luisa Lanarca.

Luciana Pretta è pittrice nelle viscere, già da piccola dipingeva e, una sua caratteristica è l’uso di pigmenti naturali che si incentrano in una scelta etica a fianco della scelta estetica. Il sentimento si mescola con il raziocinio, ma a vincere è sempre il colore che pone le persone in riflessioni personali e risposte emotive davanti a opere di grande formato e piccolo formato. La processualità della pittura coniuga un largo interesse per le emozioni con una tecnica raffinata. È la matrice sanguigna del Brasile mescolata con quella del luogo di origine, la Sicilia, a darle un input battagliero. Entrambi i luoghi hanno un carattere forte e cromaticamente coinvolgente che ha lavorato dentro la spiritualità di Luciana e l’ha portata ai risultati di questa sua prima personale a Roma.

La spontaneità, la fantasia e l’assenza di ogni regole prospettiche sono i punti cardini della sua energia pittorica, della sua originalità, della sua peculiarità. Il rapporto intimo con la natura è fonte di ispirazione ed è presente in ogni sua creazione. Il sogno si distende e trasporta in un’altra dimensione. Nella serie Remiscences – Places of Memory (2017), crea scatole di cartone, e nasce tutto da un evento che le succede in Svezia quando la sua attenzione si è posa su un cumulo di scatole che le hanno ricordato la sua infanzia quando costruiva scatole, allora gli scrigni che ha iniziato a realizzare contengono i suoi segreti con la mediazione della pittura e il riuso del cartone che ne fa anche un simbolo ecologico.

Dalle parole di Giovanna Della Chiesa: «Negli ultimi anni, il lavoro di Luciana Pretta, dai piccoli e medi formati su tela e dall’ingegnoso riuso di carta, cartone e oggetti minuti, ha attinto le grandi dimensioni di una pittura paesaggio – da sempre protagonista delle sue opere – che vuole farsi corpo, fiume, montagna per accogliere il visitatore nelle sinuosità della sua tettonica e farlo sentire a suo agio, come ci si sente sotto la volta del cielo, la chioma di un albero, la cavità di una roccia». 

L’installazione Universo particolare (2019 – 2021) si compone di una grande tela dietro e in primo piano alcune sculture dipinte. Il blu posteriore va a formare montagne e colline, nasce dalla vista del Corcovado dove si trova la statua del Cristo Redentore al centro di Rio de Janeiro e da dove si vede il mare, isole e isolotti. Il trittico Sertao. Sentiero del sole al tramonto (2024-2025), racconta il rosso nelle sue varie sfumature ottenute con pigmenti derivati da minerali e da piante, da olii essenziali e sostanze organiche e naturali. Il formato verticale di cinque metri di queste tre tele crea una visione scenografica che ci conduce nell’interiorità, nel profondo del nostro essere, mentre si carpisce l’emozionalità che trasmette lasciando disarmati.

Conclude Giovanna Della Chiesa: «Mentre il grande formato ci dischiude la vastità di un sentire, tra psiche e corpo, in cui è benefico saper sostare, e abbandonarsi, il piccolo formato risponde al desiderio incessante di cogliere momenti di bellezza e di armonia della natura, di preservarne la magia, come rincorrendo il tempo dentro la filigrana di istanti, assaporati con euforia. Le vie del “paese mentale” odierno di Luciana Pretta si confondono con quelle delle città e dei mondi di cartone che costruiva da bambina, nell’aspirazione ad un intenso dialogo tra il mondo interiore e quello esterno, e nell’intenzione di conoscere l’opportunità che ogni incontro riserva insieme al rispetto che si deve alle piccole cose».

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