Il Vagina Museum si trova al Bethnal Green a Londra e potrebbe chiudere tra un mese se non raggiunge la quota necessaria nella nuova raccolta fondi lanciata da Bartle Bogle Hegarty, agenzia pubblicitaria globale britannica che ha per ora è arrivata a una quota di 70.000 sterline in pochissimi giorni. “Questo mese è decisivo per resistere con fierezza in un mondo che ha bisogno di noi, ma non sempre ci vuole. Non possiamo più superare questa tempesta da soli. Abbiamo bisogno del vostro supporto più che mai” si legge sull’homepage dell’istituzione.


Come giustamente osservato da Camila Gurgel, senior creative di BBH «The Vagina Museum sta svolgendo un lavoro essenziale che nessun altro museo sta affrontando. Eppure, mentre loro lottano per ottenere finanziamenti per le loro mostre, altri musei di Londra ricevono milioni per esporre rappresentazioni superficiali del corpo femminile». Dalla sua apertura infatti, il museo si propone di combattere la disinformazione su temi di natura ginecologica: l’anatomia, il sesso, la contraccezione e il ciclo mestruale e ha alle spalle un nutrito comitato scientifico, che vedrà collaborare comunicatrici delle scienze, studiose dei gender studies, ginecologhe, artiste e attiviste, antropologhe.


Tra le sue esposizioni più iconiche Muff Busters. Vagina Myths and how to fight them, percorso che ha lo scopo di fare informazione, in modo divulgativo ma preciso, chiarendo dubbi sull’apparato femminile. Non mancano teche con slip scoloriti o un assorbente interno gigante e glitterato esposto di fianco ad una coppetta mestruale. In un angolo c’è anche una piccola riproduzione di una Sheela na Gig, una statua medievale tipica della Gran Bretagna rappresentante una donna che mostra la vagina (il cui significato è ancora avvolto nel mistero). Nel 2020 invece 60 artisti, per aiutare la realtà duramente colpita dalla pandemia e hanno realizzato opere originali basati sui soggetti della vagina nella mostra Vagina are for everyone.

The Vagina Museum, la storia
Il progetto è nato nel 2017 con l’intento di diffondere conoscenza e far crescere consapevolezza sull’anatomia ginecologica e la salute, proponendosi come centro di discussione sui diritti delle donne, della comunità Lgbt+ e femminismo. Florence Schechter, la fondatrice, ha tratto in parte ispirazione da una controparte già esiste: il museo del pene in Islanda, che raccoglie la più vasta collezioni di peni animali al mondo.



Così, dopo una serie di pop up e esposizioni anche al Fringe Festival di Edimburgo, nel 2019 l’istituzione londinese ha trovato una prima sede a Camden Town, per poi chiudere nel 2021 e riaprire a marzo 2022 a Bethnal Green.



