Sono gli spazi del Gallery Hotel Art a ospitare fino a ottobre 2025 l’artista bresciano Gabriele Picco, in mostra per la prima volta a Firenze con l’esposizione Carrying a cloud curata da Valentina Ciarallo. Con l’iniziativa Lungarno Collection torna infatti a celebrare l’arte contemporanea con un dialogo tra gli ospiti internazionali dell’albergo e la città di Firenze, stavolta con un artista che nel suo percorso versatile si interroga soprattutto sul tema iconografico delle nuvole.
Le nuvole nel linguaggio di Gabriele Picco
Presenti nella storia dell’arte sin dalle rappresentazioni trecentesche di Giotto, in cui le nuvole assumono una valenza simbolica e narrativa, per arrivare alle visioni oniriche e surreali di René Magritte nel Novecento, le nuvole nelle opere di Gabriele Picco sono reinventate. L’artista sottolinea infatti l’intrinseca contraddizione e ambiguità che rappresentano: entità sospese tra il concreto e l’effimero, tra il reale e l’immaginario, in un costante rimando alla dimensione artistica pasoliniana evocata nel cortometraggio del 1967 “Che cosa sono le nuvole?”, a cui l’artista fa spesso riferimento. Le nuvole intese come allegorie della vita assumono quella dimensione poetica e surreale che l’artista traduce in schizzi, disegni, sculture e scrittura. Appaiono come forme mistiche, impalpabili ed evanescenti, dalle sagome insolite e inafferrabili, rimandando a un universo infinito di possibilità.

La mostra al Gallery Hotel Art
Si intitola Nuvola una delle opere in mostra a Firenze, in cui il tema è associato al modello storico dell’automobile Fiat 500, l’auto del popolo. Una Fiat 500 modello D color crema del 1964 trasporta infatti sul portapacchi, al posto delle valigie, una nuvola dalle dimensioni irreali, rievocando a un’Italia nostalgica, speranzosa e fatta di sogni collettivi. Nuvola, declinata in diverse versioni, ha girato il mondo facendo tappa in piazze e luoghi iconici, diffondendo il fascino dell’Italia del boom economico. Le nuvole, come racconta l’artista, sono forse tra le prime immagini che impariamo a disegnare da bambini insieme alle casette e al sole, richiamando quella dimensione di leggerezza e spensieratezza che accompagna l’infanzia e che l’arte è in grado di restituire allo sguardo adulto.
Tra le tante varianti pittoriche realizzate c’è la serie degli inediti Cieli bucati, in cui le nuvole si stagliano in orizzonti che mutano dalle tonalità del rosa, azzurro, viola dell’alba, al rosso fuoco del tramonto. Realizzate su tele bucate e picchiettate, le nuvole qui rappresentate superano il limite dello spazio pittorico e aprono a nuove dimensioni, rimandando da un lato alle opere di Lucio Fontana, dall’altro al romanzo dello stesso Gabriele Picco Cosa ti cade dagli occhi (2010), in cui un gabbiano scopre il tallone d’Achille del cielo: un punto fragile che, se colpito con il becco, potrebbe frantumarsi, aprendo un piccolo spiraglio sulla meraviglia dell’ignoto.


Tra gli altri lavori esposti, Dipingi la tua vita, in cui una testa diviene una tavolozza, e i meno recenti Trasportatori di arcobaleno e lo Scalatore di carote (2017), per la prima volta esposti. L’esposizione, arricchita da una serie di disegni ironici ispirati alla cultura popolare dei cartoon e creati appositamente per l’occasione, si trasforma così in uno spazio di riflessione sul senso di eternità esplorando quella dimensione a noi non accessibile, che diventa metafora per identificare il vissuto di ogni individuo.


