Simbolo intramontabile di qualunque tradizione culturale, la maschera rappresenta l’abbattimento delle convenzioni sociali e dell’espressione di libertà, un modo per nascondersi o per immedesimarsi nell’altro. Nel contesto del Carnevale, diventa un espediente per sovvertire e trasgredire le regole, strumento metamorfico e ponte tra invisibile e visibile. Inevitabile il legame che si crea con il concetto di identità, perchè ancor prima di svelare, la maschera cela, nasconde, insinua sospetto e ambiguità, protegge dalle smentite spoglie della quotidianità. E, proprio come l’arte – fittizia e illusoria – è un simbolo di trasformazione, di un’esteriorità che a volte fatica ad emergere e che dà nuovo aspetto a quanto già vive in forma impalpabile.



Impossibile non citare Man Ray che attraverso l’uso della maschera ha indagato temi come l’erotismo e il BDSM, chiave di lettura per esplorare le dinamiche di potere e della sottomissione. Anche l’arte performativa contemporanea si ricollega all’iconografia simbolica delle maschere: personalità come Marina Abramović o Joseph Beuys hanno integrato le maschere nei loro costumi e nelle loro performance, sottolineando in questo caso il valore rituale della trasformazione. In Portrait with Golden Mask ad esempio, la performer serba indossa una maschera di foglie d’oro, che via via viene sgretolata dal vento invitando a una riflessione su un tempo sospeso e talvolta assente.



In bilico tra la dimensione onirica e illusoria, nel progetto L’Altra ego di Marco Delogu, Giosetta Fioroni è truccata, imbruttita, nascosta da maschere. Dalla scelta del trucco e dell’abbigliamento, fino alla definizione dell’illuminazione e del punto di vista, l’esponente della Scuola di Piazza del Popolo e il fotografo hanno condiviso ogni aspetto del complesso intervento espressivo che ha portato a stabilire l’identità finale dei nuovi personaggi e a determinare il misterioso “intendimento dell’insieme”.



Il viaggio di Luigi Ontani è non solo nel tempo, ma nel folclore, nell’iconografia, nell’allegoria, nella mitologia, nelle leggende più remote. Maschere eccentricamente reinterpretate, figure surreali, oggetti magici e inquietanti che mescolano i suoi tratti somatici con quelli di dei immaginari, personaggi storico/mitologici o animali. «Attraverso la maschera vado cercando gli eredi ideali di una ritualità che nel mondo è ovunque indipendentemente dalle condizioni attuali».

L’americana Cindy Sherman interpreta la femminilità come la maschera, in lavori fotografici che si pongono come autoritratti per giocare con gli stereotipi culturali. Le sue maschere si evolvono di continuo: dalla casalinga hollywoodiana alla top model, dalla Valley Girl alla pin-up girl, fino alla business woman alla segretaria, ma con un’unica certezza, quella di rimanere sempre se stessa.


