A Milano una storia che non dimentica le sue cicatrici

La mostra a cura di Spazio Taverna scaturisce dall’identificazione di traumi del vissuto cittadino attraverso i lavori di 10 artisti italiani

È aperta al pubblico sino al 30 marzo 2025 il progetto espositivo Le ferite di Milano. Come l’arte può ricucire la storia, curato da Spazio Taverna in Triennale. Attraverso i lavori di dieci artisti – Camilla Alberti, Francesco Arena, Stefano Arienti, Ruth Beraha, Valentina Furian, Marcello Maloberti, Liliana Moro, Diego Perrone, Paola Pivi, Luca Vitone – la mostra racconta i traumi della storia meneghina, evidenziando tutti quei momenti in cui la città ha tradito sé stessa con una narrazione visiva forte e simbolica. Tanti infatti nel corso degli anni gli eventi traumatici che hanno profondamente segnato il volto di Milano con profonde ferite che ancora oggi risiedono nell’inconscio collettivo e nell’eredità del capoluogo meneghino.

La narrazione è cronologica e parte dall’esecuzione di Amatore Sciesa durante le repressioni austriache il 2 agosto 1851, passando ai Moti di Milano del 1898, la strage del Teatro Diana del 1921 e l’attentato di Piazza Giulio Cesare 7 anni dopo. Si arriva poi alla strage di Piazza Fontana nel 1969, all’omicidio del commissario Luigi Calabresi nel 1972, la morte di Walter Tobagi nel 1980 fino agli scandali di Tangentopoli del 1992, la bomba di Via Palestro del 1993 e il tragico incidente aereo di Linate nel 2001.

Non si tratta di un’iniziativa isolata, visto che l’esposizione milanese è l’episodio che prosegue il lavoro iniziato nella capitale a febbraio del 2023 con Le ferite di Roma presso la Galleria Mattia de Luca, che ha visto coinvolti artisti di fama internazionale come Enzo CucchiElisabetta BenassiLuigi Ontani, Silvia Giambrone, Pietro Ruffo, Rä di Martino, Lulù Nuti, Gabriele Silli, Giulio Bensasson e Marco Tirelli. Il successo dell’iniziativa romana ha visto l’interessamento dell’Accademia di San Luca ad acquisire in donazione le opere realizzate, con l’intento di produrre un catalogo e una seconda tappa della mostra con il coinvolgimento di 10 poeti in collaborazione con il Premio Strega, per accostare all’interpretazione visiva della ferita anche quella poetica e letteraria.

Entrambi i progetti riflettono sull’importanza di rimarginare le ferite della storia, ferite a volte invisibili nei ricordi di abusi dimenticati: troppo spesso gli eventi producono cicatrici durature nelle persone, nell’identità dei luoghi e di quello che si è. Non a caso, la parola greca che indica “ferita” è τραῦμα, una lesione psichica causata da eventi che si presentano improvvisamente ed in modo distruttivo: un dolore di cui spesso siamo inconsapevoli, annidato nel corpo e nelle coscienze e il cui ricordo, a volte, è l’unico rito per guarire ulteriormente.

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