La mostra di Marina Abramović a Zurigo indaga l’ambito sperimentale della body-art

“Retrospektive” alla Kunsthaus di Zurigo è la prima grande retrospettiva dedicata all’artista che ha sfidato i limiti fisici e psicologici

La mostra intitolata “Retrospektive alla Kunsthaus di Zurigo è la prima retrospettiva completa dedicata a Marina Abramović. Il focus della rassegna indaga l’ambito sperimentale della body-art ed esplora i i limiti fisici e psicologici del proprio essere.

La mostra è accompagnata da un video in cui l’artista espone le tematiche affrontante al suo interno. Abramović spiega che ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte attraverso la pittura, debuttando con una mostra all’età di 14 anni in cui diede forma ai propri sogni su grandi tele. Il processo creativo era spontaneo: si addormentava, esplorava mondi onirici e li traduceva in immagini. Con il tempo, si avvicinò alle performance artistiche dal vivo, scoprendo in esse il mezzo espressivo che meglio rispecchiava la sua visione e il suo modo di comunicare con il pubblico.

La sua concezione del corpo come materia modellabile secondo il suo volere ha avuto un impatto significativo sulla scena dell’arte contemporanea, elevando le performance a un grado di intensità emotiva e fisica che sfida le convenzioni dell’arte visiva tradizionale. Le sue opere sono spesso realizzate in ambienti minimalisti, dove la sua presenza si trasforma in un rito, dando vita a un’esperienza performativa capace di suscitare riflessioni profonde sulla condizione umana e sulla spiritualità.

Un approfondimento del metodo Abramović

L’artista sviluppa il suo lavoro attraverso l’interazione delle diverse espressioni di arte immateriale. Durante il percorso della mostra è possibile approfondire quelle che sono le sue diverse metodologie grazie alla vasta gamma di media esposti come video, fotografia, scultura e disegno.

Abramović, attraverso le sue performance (spesso di carattere estremo e dirompente), dà vita alle sue vulnerabilità. Il suo corpo diventa strumento per la comunicazione artistica nella riflessione sulla percezione del dolore, del tempo e dello spazio. Queste modalità di espressione, caratterizzate dall’indagine dei limiti fisici e piscologici che creano un’esperienza coinvolgente, sono definite “metodo Abramović”.

Le performance, grazie a questo approccio, rispecchiano la volontà dell’artista di come l’arte possa diventare strumento per la consapevolezza e la riflessione interiore. Spesso di lunga durata, queste risultano esperienze radicali e in cui il pubblico gioca un ruolo attivo nel confrontarsi con i propri limiti divenendo parte integrante dell’opera. L’opera della performer, così, mette in luce la sua ricerca su temi come la resistenza, il sacrificio e la meditazione, dando vita a un costante dialogo tra sé stessa e l’altro.

L’opera Decompression Chamber

Per la mostra Abramović ha realizzato l’opera Decompression Chamber così da accentuare l’aspetto esperienziale della mostra. Essa consiste in un luogo in cui rilassarsi, disintossicarsi dal digitale e ascoltarsi. L’artista intende così far vivere la mostra, una volta usciti da questa stanza, in un modo completamente diverso. L’artista ha spiegato che “Se si lavora con le performance si capisce molto presto che la condizione fisica è estremamente importante e che bisogna concentrarsi per mettere a punto quello che si sta facendo. Così ho ideato molto presto alcuni esercizi per me stessa che mi aiutavano ad esibirmi con altri artisti, e allo stesso tempo aiutavano anche loro”.

L’arte come esperienza secondo Marina Abramović

La performance Imponderabilia (1977), realizzata insieme al compagno Ulay a Bologna, è un esempio emblematico del suo approccio all’arte in cui l’interazione con il pubblico è fondamentale: i visitatori erano invitati a passare fisicamente tra gli artisti completamente svestiti. Le persone vivono così un’esperienza tanto mentale quanto fisica in grado di coinvolgerli direttamente nel processo artistico.

Dal 1990, l’artista ha iniziato a creare “oggetti transitori”, come l’installazione Counting the Rice. Questi oggetti non sono sculture, ma strumenti pensati per stimolare la riflessione e promuovere esperienze di consapevolezza e mindfulness. Come in altre sue opere, il tempo e l’interazione tra il pubblico e l’opera sono al centro del suo lavoro.

Secodno Abramović l’esperienza è un atto di scambio e l’opera Portal esemplifica questo suo pensiero simboleggiando un passaggio tra mondi diversi, tra luce e oscurità, coscienza e inconscio. Ispirata dalla natura e dalle sue forze, l’artista invita il pubblico a prendere parte attivamente all’opera e completandola attraverso esperienze fisiche dirette: posare la testa, il cuore e la pancia su pietre, o interagire con oggetti che stimolano il corpo in vari modi.