L’Accademia di San Luca inaugura RIPENSE con una mostra sulla pittura di Julian Beck

"LIVING! Julian Beck pittore" ripercorre la produzione artistica di Beck, capitolo fondamentale del suo percorso verso il Living Theatre

Julian Beck, LIVING! Julian Beck pittore
Opening: 9 luglio
Accademia di San Luca – piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma

Dal 10 luglio al 14 novembre 2026, l’Accademia Nazionale di San Luca presenta LIVING! Julian Beck pittore, mostra curata da Lorenzo Mango che inaugura RIPENSE, il nuovo spazio dedicato all’arte. Realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli, promotrice dell’Archivio Living Theatre, l’esposizione affronta un capitolo ancora poco esplorato della vita dell’artista, mettendo a fuoco la sua attività di pittore, precedente all’esperienza teatrale che lo avrebbe poi affermato come protagonista dell’avanguardia internazionale.

Secondo le parole di Mango, Beck occupa una posizione unica nel panorama artistico del Novecento, avendo concepito arte e teatro come espressioni inseparabili dalla vita. La sua ricerca, alimentata da una visione anarchica, pacifista e profondamente utopica, ha trovato nella pittura il primo terreno di sperimentazione, ben prima di tradursi nella rivoluzione del Living Theatre. La mostra rappresenta la prima ricostruzione storica dell’esperienza pittorica dell’artista, un tassello fondamentale per comprendere l’identità complessa e poliedrica della produzione complessiva di Beck.

Il progetto espositivo ripercorre così gli anni giovanili dell’artista che, nel 1943, abbandona gli studi a Yale per tornare a New York e dedicarsi interamente alla pittura e alla scrittura. In questo periodo entra in contatto con l’ambiente della galleria Art of This Century di Peggy Guggenheim e, due anni dopo, partecipa all’Autumn Salon esponendo accanto a figure centrali dell’Espressionismo astratto come Pollock, Rothko, Motherwell e Baziotes. Per oltre un decennio la pittura rappresenta per Beck uno spazio di ricerca privilegiato, costruito attraverso stratificazioni di segni e materiali, campiture cromatiche intense e un uso libero del collage, che include cartoline, etichette e frammenti di stampa. Nel 1958, Beck decide di abbandonare la pittura per dedicarsi al teatro, considerato la forma artistica più radicalmente sociale. Tuttavia, più che di una rottura, si tratta di un passaggio di linguaggio: le energie visive maturate sulla tela si trasferiscono nella dimensione scenica, trasformandosi in gesto, corpo e presenza, fino a ridefinire l’idea stessa di rappresentazione.

L’esposizione riunisce circa quaranta opere tra dipinti e disegni, affiancati da fotografie, manifesti, bozzetti, costumi di scena e materiali d’archivio provenienti dall’Archivio Living Theatre, oltre a videoproiezioni di estratti degli spettacoli. L’insieme delle opere restituisce l’unità della ricerca di Beck, nella quale pittura, teatro, parola e vita dialogano come parti di un unico progetto artistico. A confermare questa continuità è anche il ritorno alla pittura nel 1982, quando per lo spettacolo The Yellow Methuselah realizza un monumentale fondale dipinto lungo settanta metri, ispirato all’opera di Kandinskij.

Quel fondale supera la funzione scenografica tradizionale per diventare un’estensione della pittura nello spazio teatrale: un elemento capace di interagire con gli attori, accompagnare il ritmo dell’azione e trasformare lo spazio scenico in un ambiente immersivo, dove immagine, movimento e presenza si fondono in un’unica esperienza artistica.