Nel segno di Trump: l’iconografia del “potere” nel mondo dell’arte

Donald Trump ha ispirato l'arte contemporanea e l'iconografia televisiva più di qualunque altro presidente, recitando persino in alcuni film e serie di successo

Nessun presidente americano aveva mai ricevuto così tante attenzioni da parte del cinema e dell’arte contemporanea come Donald Trump, il tycoon che sta facendo tremare l’Europa. Del resto, i Simpson l’avevano predetto: in un episodio del 2015 si vede Homer mostrare un cartello della campagna presidenziale con la scritta “Trump 2024”. Sarà per il folle personaggio che si è costruito, sarà per le sue (purtroppo) innegabili doti da comunicatore: il risultato è quello di un immagine controversa e problematica, ma che purtroppo e inspiegabilmente funziona per oltre la metà degli americani.

Tutti ricordiamo la foto dopo lo sparo dell’attentatore lo scorso agosto, in cui alza il pugno e grida «Fight! Fight! Fight!», in una composizione che quasi a volerlo fare apposta sembra alludere al celebre dipinto di Delacroix La libertà che guida il popolo. Per non parlare poi dell’espressione minacciosa che caratterizza la foto segnaletica scattata nell’agosto 2023, quando venne portato nel carcere di Atalanta con l’accusa di aver tentato di ribaltare nel 2020 il voto in Georgia.

Donald Trump, dall’arte contemporanea al cinema

Una delle rappresentazioni più famose in assoluto porta la firma Eric Fischl ed è stata realizzata nel 2018, in occasione dalla mostra personale Presence of an Absence, alla Skarstedt Gallery di Londra: il pittore neoespressionista americano, ha raffigurato il presidente con un vistoso naso da clown. Fuori dai canoni d’immagine a cui siamo abituati, il ritratto del fotografo Andres Serrano che risale al 2004, in tempi in realtà non ancora sospetti e cogliendo un atteggiamento bonario del presidente.

Era il 2021 quando un gigantesco dirigibile che lo raffigurava come un neonato con il pannolino ha seguito il presidente uscente degli Stati Uniti nelle sue visite a Londra e simboleggiato l’opposizione internazionale alla sua amministrazione, assicurandosi un posto nella storia dopo essere stato acquisito da un museo britannico.

Trump Baby, alto 6 metri, è stato infatti creato in vista della prima visita del Presidente nel Regno Unito, quando migliaia di britannici si sono riversati nelle strade del paese per protestare contro la sua presenza. “Ci auguriamo che il posto del bambino nel museo resti un ricordo di quando Londra si oppose a Trump, ma che spinga coloro che lo vedranno a riflettere su come continuare la lotta contro la politica dell’odio”, aveva affermato in un’intervista il team che si cela dietro alla costruzione del pupazzo.

Forse non tutti sanno che il mega-tycoon in passato ha tentato di sfondare anche come attore: in Zoolander compare sul red carpet della fashion week insieme a sua moglie Melania, commentando l’immagine del modello interpretato da Ben Stiller. Come non citare la seconda stagione di Sex in the City, quando l’inquadratura riprende The Donald seduto ad un tavolo in un ristorante di lusso. Immancabile naturalmente, Mamma ho riperso l’aereo, mi sono smarrito a New York, un breve cameo che diventato iconico: al Plaza Hotel di New York, il piccolo protagonista interpretato dal giovanissimo Macaulay Culkin, chiede indicazioni a un passante nella hall, e quel passante è proprio Trump, che appare anche nella popolare sitcom americana degli anni ’90 La Tata.

“You’re fired!” così urlava Donald Trump quando licenziava bruscosamente i concorrenti di The Apprentice, il reality show che ha successivamente dato il titolo al film diretto dall’iraniano Ali Abbasi e che è solo una delle sue dichiarazioni, talmente assurde da sembrare inventate, recitate, proprio come nello show televisivo. E invece…