In che cosa è utile l’IA nel comparto delle industrie culturali e creative? Quali opportunità per la visitor experience e l’art collection management? Quali sono le applicazioni della IA alla preservazione del patrimonio culturale e quali le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, delle associazioni e dei network museali?
Uno spazio per l’AI ART

“AI is not a tool. AI is beyond a tool” così afferma Refik Anadol, artista e co-fondatore di Dataland, le cui opere basate sull’intelligenza artificiale (IA) sono state esposte in diversi musei, come il Museum of Modern Art di New York, Serpentine Galleries e presso la sede delle Nazioni Unite. Non solo creatore di AI-generated Art, ma anche ideatore del primo AI Art Museum al mondo che aprirà la sua sede a Los Angeles, nel 2025, accanto al Museum of Contemporary Art, al Broad Museum e al teatro della LA Philharmonic Orchestra: un’intersezione tra immaginazione umana e potenziale creativo delle macchine; uno spazio per l’AI ART tra alcune delle più prestigiose sedi culturali di Los Angeles.


IA e musei
I musei sperimentano vari tipi di IA da almeno due decenni, dalle applicazioni pratiche (Indianapolis Museum of Art di Newfields usa l’IA per ritagliare le immagini digitalizzate) a quelle ludiche (il Send Me SFMOMA rispondeva a richieste di testo con immagini della collezione). Nell’ottobre del 2022, il Museum of Science di Boston ha inaugurato la mostra permanente “Exploring AI: Making the Invisible Visible” (Esplorare l’intelligenza artificiale: rendere visibile l’invisibile) per illustrare come gli approcci e i dati utilizzati per addestrare i sistemi informatici abbiano spesso portato a un’intelligenza artificiale che rispecchia i pregiudizi umani, sollevando interrogativi sull’uso incontrollato di queste tecnologie in tutti gli aspetti della nostra vita.

Nel 2022, il Carnegie Science Center di Pittsburgh ha ospitato i ricercatori dello HumanComputer Interaction Institute della Carnegie Mellon University per pilotare un Novel Research-based Intelligent Lifelong Learning Apparatus (NoRILLA) con il sostegno della National Science Foundation. A partire dal 2015, il Museo dell’Olocausto dell’Illinois ha collaborato con la USC Shoah Foundation per catturare le storie dei sopravvissuti all’Olocausto e portarle in vita attraverso ologrammi ad alta definizione, dotati di intelligenza artificiale e tecnologia di riconoscimento vocale. L’esperienza “Survivor Stories” che ne deriva consente agli intervistati di raccontare le loro storie profondamente toccanti e di rispondere alle domande del pubblico, invitando i visitatori ad avere una “conversazione” personalizzata e individuale.
In Italia, il progetto AI for MUSE (2023), che utilizza l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e le applicazioni per migliorare l’esperienza di visita nei musei, nasce dalla collaborazione tra l’Università di Torino e il Politecnico, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito della prima edizione del bando “Intelligenza Artificiale, uomo e società”, coinvolgendo 8 realtà museali: la Reggia di Venaria Reale, il Museo Egizio, Palazzo Madama, la GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e il MAO – Museo d’Arte Orientale, il Museo Nazionale del Cinema, il Museo Nazionale dell’Automobile e la Pinacoteca Agnelli.
IA, esperienza dei visitatori e gestione delle collezioni
L’introduzione dell’IA sta rivoluzionando il modo in cui i musei operano e si relazionano con il pubblico: non solo l’IA consente ai musei una migliore gestione delle collezioni; l’intelligenza artificiale sta trasformando l’esperienza dei visitatori e l’efficienza delle operazioni museali. Due principali aree di analisi dei dati nel settore museale sono costituite dalla gestione delle informazioni sulle collezioni (come, ad esempio, generare automaticamente classificazioni e tag) e la valutazione dei visitatori (come, ad esempio, gli acquisti dei biglietti e gli abbonamenti).

L’applicazione di tecniche di IA per esplorare, esaminare e trarre conclusioni sulla base di questi dati può certamente arricchire l’esperienza del visitatore del museo. Inoltre, per giustificare i finanziamenti pubblici e privati, sovente i musei sono chiamati a dimostrare il impatto economico e sociale. Lo strumento di IA può consentire ai musei di potenziare la propria mission e di preservare e di valorizzare al meglio le proprie collezioni a vantaggio delle comunità del territorio in cui operano. L’IA può essere usata con il principale obiettivo di dimostrare il valore dell’esperienza museale e il suo impatto sul visitatore. Come osservato da Kristen Summers, in un articolo pubblicato sul Blog dell’American Alliance of Museums, “Magical Machinery? What AI can do for museums”, l’IA potrebbe creare valore aggiunto per i musei laddove lo strumento sia utilizzato per soddisfare una serie di esigenze:
- Analisi del sentiment dei post sui social media che menzionano un museo o una mostra, per indagare se i post delle persone che menzionano il museo o la mostra sono positivi oppure critici.
- Assistenza interattiva per una visita personalizzata in base agli interessi e alle esigenze del visitatore, per creare un’interazione conversazionale che potrebbe condividere informazioni aggiuntive su argomenti su cui il visitatore esprime domande, consigli su cosa vedere successivamente, in base agli interessi espressi dal visitatore e altro ancora.
- Raggruppare oggetti simili per facilitare la gestione di collezioni e archivi. L’IA potrebbe raggruppare gli oggetti delle collezioni in base ai metadati o alle descrizioni testuali disponibili, o anche utilizzare l’elaborazione delle immagini per raggruppare gli oggetti in base alle somiglianze visive riconosciute.
- Personalizzare profondamente l’esperienza del visitatore con interazioni e raccomandazioni dell’IA basate sulle sue risposte con riguardo alla sua precedente visita.
IA e patrimonio culturale
Mentre le tecnologie digitali permeano sempre più le nostre vite, l’intelligenza artificiale è entrata gradualmente in scena anche nel contesto dei beni culturali museali. Una ricerca dell’EPRS – European Parliamentary ResearchService, “Artificial intelligence in the context of cultural heritage and museums. Complex challenges and new opportunities”, ha evidenziato alcuni risultati promettenti e sorprendenti dell’uso dell’IA con riguardo al patrimonio culturale, come ad esempio, la sua funzione nel ricostruire un’opera d’arte, completare una composizione incompiuta di un grande musicista, identificare l’autore di un testo antico o fornire dettagli architettonici per la ricostruzione di edifici danneggiati, come la cattedrale di Notre-Dame de Paris.
L’applicazione dell’IA nel settore culturale pubblico richiede investimenti come infrastrutture, attrezzature e risorse umane altamente qualificate. Le risorse umane sono essenziali, poiché l’IA deve essere alimentata con dati di alta qualità per essere addestrata a svolgere i suoi compiti. I dati devono essere interoperabili e descritti correttamente con i metadati. Inoltre, prima di utilizzare tali dati è necessario risolvere le questioni relative al diritto d’autore e i professionisti del settore dei beni culturali devono imparare a destreggiarsi abilmente in questo terreno complesso. L’Unione europea possiede un ricco patrimonio culturale e i suoi numerosi musei, custodi di opere d’arte, costituiscono una risorsa preziosa per tutto il comparto dell’industria culturale e creativa.
Tuttavia, la ricerca evidenzia come l’UE dipenda ancora in larga misura dagli Stati Uniti per le sue piattaforme culturali online e dall’Asia per le sue attrezzature. L’UE si sta cimentando per risolvere questo aspetto, oltre ad aver avviato progetti di digitalizzazione per conservare le proprie risorse culturali e
creative, al fine di accumulare i dati necessari per mettere l’IA al servizio del suo patrimonio culturale e dei suoi musei. Inoltre, l’IA può essere utile per la ricerca archeologica e storica, aiutando ad approfondire le conoscenze e a localizzare i siti. Per promuovere questi sviluppi, l’UE ha emanato delle raccomandazioni che fissano obiettivi per la digitalizzazione in 3D dei siti e dei monumenti del patrimonio culturale degli Stati membri, oltre che per il rafforzamento delle professionalità e la loro formazione.
IA e patrimonio culturale disperso
Un’ulteriore applicazione dell’IA riguarda il patrimonio culturale distrutto o andato perduto e la restituzione in formato digitale delle opere illecitamente sottratte. Come racconta Daniel Fonner, in un articolo pubblicato sul Center for the Future of Museums Blog della American Alliance of Museums, “Empowering Provenance Research in the Age of Big Data and (Re)Generative Artificial Intelligence”, circa sei anni fa, il ricercatore ha avviato un progetto denominato “ReMasterpieces” che utilizzava alcune delle principali tecniche di IA, allora in uso, per ricreare opere d’arte illecitamente sottratte e successivamente perse o distrutte dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Utilizzando i metodi di intelligenza artificiale più diffusi all’epoca, come il transfer learning e le Generative Adversarial Networks (GAN), sono state ricercate le opere mancanti sulla base di piccole foto in bianco e nero. Più di recente, le innovazioni tecnologiche e un maggiore accesso ai dati delle collezioni museali, hanno condotto la ricerca a differenti e più avanzati risultati: gli strumenti dell’intelligenza artificiale generativa, in particolare, hanno dato il via a progetti che sostengono la ricerca sulla provenienza e l’identificazione di opere d’arte andate perdute.
Così, nel 2023, prosegue Fonner, l’Art Crime Program del Federal Bureau of Investigation (FBI) ha rilasciato un’applicazione che fornisce un catalogo consultabile di oggetti culturali scomparsi, dai dipinti di Monet ai violini di Stradivari. Chiunque abbia uno smartphone o un computer portatile può consultare il database per aiutare l’FBI a localizzare gli oggetti scomparsi. L’applicazione mobile ID-Art dell’Interpol è ancora più potente, perché la sua funzionalità di IA consente agli utenti di confrontare le proprie foto di un oggetto con le immagini presenti nel database dell’Interpol, in modo simile a una ricerca inversa di immagini su Google. Un accesso più ampio ai dati delle collezioni museali ha quindi permesso di sviluppare strumenti migliori per ricreare le opere d’arte scomparse e trovare collegamenti tra i vari oggetti culturali e i loro percorsi intorno al mondo.
Le raccomandazioni di NEMO
Nel marzo 2024, alla conferenza internazionale “Innovation and Integrity: Museums paving the way in an AI-driven society”, il Network of European Museum Organisations (NEMO) ha facilitato il dibattito tra il settore museale e i policymakers sul ruolo, le sfide e il potenziale dei musei in una società sempre più guidata dall’intelligenza artificiale. La conferenza, co-organizzata da NEMO, FARO, ICOM e House of European History, a Bruxelles, si è conclusa con la presentazione di tre raccomandazioni:
- Una visione politica per i musei e il patrimonio culturale in una società guidata dall’intelligenza artificiale. Riconoscendo la posizione unica dei musei e del patrimonio culturale come pilastri della fiducia all’interno della società, è imperativo integrarli in un quadro normativo. L’intelligenza artificiale nei musei deve essere affrontata e modellata in modo che gli sviluppi tecnologici non si limitino a rimodellare i musei dall’esterno. La collaborazione tra governi, organismi regolamentari e professionalità museali può garantire che i musei svolgano un ruolo centrale nello sviluppo di pratiche etiche legate alle tecnologie emergenti.
- Investimenti finanziari per applicare con successo l’IA nel settore culturale pubblico. È necessario stanziare risorse finanziarie per infrastrutture, attrezzature e risorse umane altamente qualificate, rafforzando le capacità professionali dei musei. L’IA ha bisogno di dati di alta qualità e interoperabili e di metadati adeguatamente descritti. Le questioni relative al diritto d’autore necessitano di essere risolte. I professionisti dei musei hanno bisogno di competenze adeguate per svolgere questi compiti, per stare al passo con la rapida evoluzione dell’IA e per affrontare le problematiche specifiche del settore. Inoltre, gli impegni permanenti a sostegno del settore dei beni culturali dovrebbero essere ampliati per garantire la qualità e la quantità della digitalizzazione richiesta dai Cultural Heritage Data Spaces e dall’European Collaborative Cultural Heritage Cloud.
- Creazione di un polo europeo di innovazione sull’IA per il patrimonio culturale. Per promuovere la creatività, l’innovazione e la collaborazione, per centralizzare le competenze e le conoscenze e per affrontare le sfide del settore dell’IA, è necessario un centro di competenze dedicato in Europa. Questo spazio servirebbe a riunire le competenze e le pratiche, le conoscenze e le risorse in una rete di e per i professionisti, garantendo l’innovazione e lo sviluppo digitale in tutto il variegato settore dei beni culturali europei, in linea con i valori della progettazione incentrata sull’uomo, della privacy e delle pratiche open-source.
Le iniziative UNESCO
Non da ultimo, l’UNESCO – United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, ha evidenziato come l’IA stia consentendo lo sviluppo di servizi di valore inestimabile, partecipando ad un numero sempre maggiore di aspetti della nostra vita: l’IA consente infatti alle macchine di imitare l’intelligenza umana, come la percezione, la risoluzione di problemi, l’interazione linguistica o la creatività, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, questi rapidi cambiamenti sollevano questioni importanti di cui l’UNESCO si occupa, dall’etica dell’IA, all’IA nell’istruzione, all’uguaglianza di genere, al rafforzamento delle capacità dei governi e del sistema giudiziario.

L’UNESCO ha dato un contributo fondamentale per una governance dell’IA efficace ed etica, adottando la “Raccomandazione sull’etica dell’IA”, nel 2021, e guidando la sua attuazione da parte dei 194 Stati membri, attraverso strumenti e metodologie innovative, come la Metodologia di valutazione della preparazione e la Valutazione dell’impatto etico. La protezione dei diritti e della dignità umana è al centro della Raccomandazione, basata sull’avanzamento di principi fondamentali come la trasparenza e l’equità,
ricordando sempre l’importanza della supervisione umana dei sistemi di IA. Ciò che rende la Raccomandazione eccezionalmente applicabile sono le sue ampie aree d’azione, che consentono ai policymakers di tradurre in azione i valori e i principi fondamentali per quanto riguarda la governance dei dati, l’ambiente e gli ecosistemi, il genere, l’istruzione e la ricerca, la salute e il benessere sociale, tra i molti altri ambiti. Con riguardo al settore culturale, la Raccomandazione UNESCO incoraggia gli Stati
membri a:
- incorporare i sistemi di IA nella conservazione, nell’arricchimento, nella comprensione, nella promozione, nella gestione e nell’accessibilità del patrimonio culturale materiale, documentale e immateriale, comprese le lingue in via di estinzione e le lingue e i saperi indigeni, ad esempio, introducendo o aggiornando i programmi educativi relativi all’applicazione dei sistemi di IA in questi settori e garantendo un approccio partecipativo, rivolto alle istituzioni e al pubblico;
- esaminare e affrontare l’impatto culturale dei sistemi di IA, in particolare delle applicazioni di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) come la traduzione automatica e gli assistenti vocali, sulle sfumature del linguaggio e dell’espressione umana. Tali valutazioni dovrebbero fornire spunti per la progettazione e l’implementazione di strategie che massimizzino i benefici di questi sistemi, colmando i divari culturali e aumentando la comprensione umana, e che affrontino le implicazioni negative, come la riduzione dell’uso, che potrebbe portare alla scomparsa di lingue in via di estinzione, dialetti locali e variazioni tonali e culturali associate al linguaggio e all’espressione umana;
- promuovere l’educazione all’IA e la formazione digitale per gli artisti e i professionisti della creatività, al fine di valutare l’idoneità delle tecnologie dell’IA per l’uso nella loro professione e contribuire alla progettazione e all’implementazione di tecnologie di IA adeguate, poiché le tecnologie di IA vengono utilizzate per creare, produrre, distribuire, trasmettere e consumare una varietà di beni e servizi culturali, tenendo presente l’importanza di preservare il patrimonio culturale, la diversità e la libertà artistica;
- promuovere la conoscenza e la valutazione degli strumenti di IA tra le industrie culturali locali e le piccole e medie imprese che operano nel campo della cultura, per evitare il rischio di concentrazione nel mercato culturale;
- impegnare le imprese tecnologiche e le altre parti interessate a promuovere un’offerta diversificata e un accesso plurale alle espressioni culturali, e in particolare a garantire che la raccomandazione algoritmica aumenti la visibilità e la individuazione dei contenuti legati alle comunità locali;
- promuovere nuove ricerche all’intersezione tra IA e proprietà intellettuale (PI), ad esempio per determinare se o come proteggere con i diritti di PI le opere create con le tecnologie dell’IA. Gli Stati membri dovrebbero inoltre valutare in che modo le tecnologie di IA incidano sui diritti o sugli interessi dei titolari di PI, le cui opere sono utilizzate per la ricerca, lo sviluppo, l’addestramento o l’implementazione di applicazioni di IA;
- incoraggiare i musei, le gallerie, le biblioteche e gli archivi a livello nazionale a utilizzare i sistemi di IA per mettere in risalto le loro collezioni e migliorare le loro biblioteche, le loro banche dati e la loro base di conoscenze, fornendo al contempo l’accesso ai loro utenti.
Appare dunque di fondamentale importanza un approccio olistico all’uso dei sistemi di IA del settore culturale e alla soluzione delle questioni giuridiche ed etiche sollevate dalla sua introduzione, anche al fine di sostenere i musei nell’identificare il loro ruolo nel rapido sviluppo della tecnologia dell’intelligenza artificiale, sottolineando il potenziale dei musei come luoghi per negoziare gli sviluppi tecnologici con le loro comunità e offrire spazi per imparare, sperimentare e costruire una più diffusa conoscenza.
Sitografia
- Lois Beckett, “World’s first AI art museum to explore ‘creative potential of machines’ in LA”, The Guardian, 25 Sep. 2024, https://www.theguardian.com/us- news/2024/sep/25/ai-art-museum-los-angeles-dataland.
- “AI Adolescence What is generative AI, and what are the practical applications and implications for museums?”, in TRENDSWATCH: NAVIGATING A VOLATILE FUTURE, AAM, 2024, p. 28.
- Kristen Summers, “Magical Machinery? What AI can do for museums”, AAM, 3 May 2019, https://www.aam-us.org/2019/05/03/magical-machinery-what-ai-can-do-for- museums/
- EPRS – European Parliamentary ResearchService, “Artificial intelligence in the context of cultural heritage and museums. Complex challenges and new opportunities”, 2023, https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_BRI(2023)747120.
- Daniel Fonner, “Empowering Provenance Research in the Age of Big Data and (Re)Generative Artificial Intelligence”, AAM, 2023, https://www.aam- us.org/2023/08/23/empowering-provenance-research-in-the-age-of-big-data-and- regenerative-artificial-intelligence/.
- NEMO – Network of European Museum Organisations, “Innovation and Integrity: Museums paving the way in an AI-driven society”, https://www.ne- mo.org/advocacy/our-advocacy-themes/museums-and-ai-conference/.
- UNESCO, “Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence”, SHS/BIO/PI/2021/1, https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000381137.


