Alighiero e Boetti. All’Accademia di San Luca un’indagine dualistica

Curata da Marco Tirelli e ideata insieme a Caterina Boetti, la mostra rappresenta un dialogo intimo e profondo con l’eredità di Alighiero Boetti, in occasione del trentennale dalla sua scomparsa

Il 24 aprile 1994 moriva nella Capitale il torinese Alighiero Boetti, uno degli artisti più visionari e influenti del XX secolo. A trent’anni dalla scomparsa, la nuova esposizione visibile sino al 15 febbraio 2025 presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, Alighiero e Boetti. Raddoppiare dimezzando, celebra il suo rivoluzionario genio artistico, offrendo una chiave di lettura contemporanea per il suo pensiero.

Il suggestivo percorso espositivo, curato da Marco Tirelli in collaborazione con Caterina Boetti e con l’omonima Fondazione, si snoda fra il Salone d’Onore, la Sala bianca e il porticato borrominiano del cinquecentesco Palazzo Carpegna. Come di consueto, l’approccio curatoriale di Tirelli guarda alla totalità dell’opera artistica, che esula dal rischio di confinare in determinati periodi storici o scelte stilistiche.

In questo caso, il nucleo di opere selezionate, ruota attorno ai temi del doppio e della proliferazione dall’uno al molteplice, tematiche emblematiche che fin dagli esordi hanno interessato la poetica dell’artista. “Ci troviamo di fronte a una realtà naturale: è incontrovertibile che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via; che noi abbiamo due gambe, due braccia e due occhi e così via; che lo specchio raddoppi le immagini; che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer, che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti […]. È evidente che questo concetto della coppia è uno degli elementi archetipi fondamentali della nostra cultura, e l’atto di prendere un foglio e di strapparlo in due creando così una coppia, in apparenza così semplice, è pur sempre un fatto abbastanza miracoloso, in definitiva“- scriveva non a caso l’artista in Dall’oggi al domani.

Come sottolinea Marco Tirelli, «un artista come Alighiero ha fondato una nuova e inaudita idea del classico, in cui il rigore, la norma, i modelli e le regole fossero sempre instabili, autogeneranti e proliferanti, sia pure nella loro fissità di oggetti immobili. Nessuna opera di Alighiero si esaurisce in sé stessa, nel suo corpo fisico o nella data in cui è stata realizzata, ma apre sempre a nuovo senso, ad altro da sé. Le sue opere sono proteiformi, si trasformano sotto il nostro sguardo. Inquietano e rassicurano allo stesso tempo».

Dal 30 ottobre 2024 al 15 febbraio 2025
Accademia Nazionale di San Luca, Roma