Una recentissima ricerca condotta da un team di ricercatori del CNR e del Centro di Eccellenza SMAArt dell’Università di Perugia attraverso le tecniche di imaging iperspettrale e fluorescenza a raggi X, ha confermato il valore materiale e artistico del capolavoro Le tre età di Gustave Klimt, appartenente alla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Sembrerebbe infatti che il famoso artista viennese nel realizzare la tela nel 1905 abbia utilizzato oro, platino e argento non solo per le figure ma anche per il prezioso sfondo. L’iconica opera, manifesto dell’estetica della secessione viennese, rivela una sorprendente tavolozza di metalli preziosi che hanno creato inimitabili effetti iridescenti.

L’importante impresa scientifica è stata intrapresa dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, in stretta sinergia con la GNAM di Roma, in occasione dell’esposizione dell’opera nel museo perugino la scorsa estate. Per l’occasione, la responsabile dell’Ufficio Mostre dell’istituzione romana, Giovanna Coltelli, aveva affermato che Le tre età «esce raramente sia perché è molto delicata sia perché è tra le più identitarie della galleria. Ma portare opere così all’esterno è però importante anche per noi, perché tutto diventa un ulteriore momento di studio e approfondimento». Parole che a quanto pare sono state di buon auspicio: come infatti hanno affermato gli studiosi, «attualmente sono pochi i lavori in letteratura che riportano informazioni in merito al tipo di metalli preziosi e non, che Klimt ha impiegato nel suo periodo aureo».

Sempre più sinergia tra la GNAM guidata da Cristina Mazzantini e i Musei dell’Umbria di Costantino D’Orazio: ricordiamo, a fine maggio, l’evento del The Art Symposium presso l’istituzione romana che ha visto i due direttori e altre influenti personalità del mondo della cultura. Lo stesso D’Orazio aveva annunciato «una collaborazione concreta con la direttrice Mazzantini e con altri direttori», sottolineando «la capacità di trasformare questo modo di lavorare nell’arte a livello istituzionale, non portando avanti progetti individuali ma sempre pronti a creare degli scambi e presentarsi all’esterno come realtà in cui il sistema si fa».
Le tre età di Klimt: storia di un capolavoro
Klimt esegue il dipinto nel 1905, quando poi viene esposto alla seconda mostra del Deutscher Kunstlerbund a Berlino. L’opera è stata poi ripresentata alla Biennale di Venezia nel 1910, per poi essere acquistato l’anno successivo dallo stato italiano in occasione dell’Esposizione Internazionale di Roma. Destinata fin da subito alla Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea della Capitale, da poco istituita, è ancora oggi presente nella collezione permanente del museo romano.
L’artista riesce a tradurre al femminile una tematica ricorrente nella storia dell’arte, e si pensi alle ricerche di Giorgione, Tiziano, Van Dyck, Friedrich che tuttavia avevano per protagonisti dei personaggi maschili. Il dipinto simbolo della secessione viennese, evoca uno spazio cosmico in cui si sviluppano il divenire e il declino della vita, rendendo omaggio alla complessità del corpo della donna e al suo mutare con lo scorrere degli anni. La superficie dorata e variopinta – tipica firma di Klimt – nasconde in realtà i fermenti di un’età tormentata, segnata da cambiamenti irreversibili, conflitti e rivoluzioni.



