Reza Aramesh e Wallace Chan sono due artisti che, pur provenendo da contesti diversi, fondono tradizione e modernità, creando opere che sfidano le convenzioni.
Reza Aramesh (1970, AHWAZ, Iran), artista britannico di origine iraniana che ha studiato alla Goldsmith e si è formato sulla Storia dell’Arte Europea, utilizza il marmo come medium per esplorare tematiche di identità, cultura e memoria. Le sue creazioni, intrise di riferimenti storici e sociali, raccontano storie di oppressione e resistenza. Costruisce narrazioni visive che invitano lo spettatore a riflettere su questioni contemporanee.

Espone NUMBER 207 nella Chiesa di San Fantin — la mostra è visitabile fino al 2 ottobre 2024. L’installazione presenta 207 indumenti intimi maschili, scolpiti a grandezza naturale in marmo bianco di Carrara. Questi pezzi non sono solo rappresentazioni fisiche, ma simboli della dignità e della vulnerabilità umana. Gli indumenti, pur essendo privi di contenuto, evocano l’idea di protezione e intimità, riflettendo su come l’abbigliamento possa racchiudere l’essenza dell’individuo. Le sculture sono accompagnate da mani che afferrano il prigioniero, un gesto che sottolinea l’atto di oppressione e la perdita di autonomia.
Il suo approccio rappresenta una forma di attivismo, un modo per dare voce a chi è stato privato della parola, della possibilità di difendersi ed esprimersi liberamente. Il prigioniero è bendato e ammutolito, non può vedere né parlare, può sentire i suoni e afferrare parole e discorsi. L’udito è sia “strumento di salvezza” sia arma a doppio taglio: può scatenare la sensazione di terrore, acuendo i rumori, le grida indistinguibili e le urla con l’angoscia lacerante della tortura, della morte, della perdita dei propri cari e della dignità personale.


“Trascendence” di Wallace Chan alla Chiesa di Santa Maria della Pietà
Wallace Chan, artista e designer stella dell’arte contemporanea cinese (1956, Fuzhou, Cina), è anche un pioniere nel campo della gioielleria high-tech. Conosciuto per la sua tecnica innovativa di lavorazione della pietra, Chan combina arte e scienza. Il lavoro di Chan è una celebrazione delle capacità artigianali, della perizia tecnica, un’esplorazione dei limiti e delle possibilità scultoree della materia e della luce.
Wallace Chan presenta Transcendence nella Chiesa di Santa Maria della Pietà. Questa mostra propone sculture in titanio, è visitabile fino al 30 settembre. Le opere, sospese al soffitto della cappella, rappresentano un viaggio verso la serenità e la trasformazione. In questo caso, Chan utilizza il titanio per le sue proprietà — la leggerezza e la durevolezza —, creando sculture che sembrano fluttuare nello spazio in penombra, mentre in passato nell’arte della gioielleria per la sua capacità di sostenere pietre preziose. Le forme astratte e i volti ripetuti nelle sue opere richiamano una connessione universale, sfumando le barriere tra culture e credenze.


Aramesh e Chan: un confronto stilistico e poetico
Mentre Aramesh si concentra su contenuti sociali e narrativi, Chan esplora la forma e la tecnica. Tuttavia, entrambi condividono un profondo rispetto per il passato, reinterpretandolo in chiave contemporanea.
Dal punto di vista stilistico, Aramesh si rifà a una tradizione classica, utilizzando un materiale pregiato e pesante come il marmo, mentre Chan adotta un approccio contemporaneo e innovativo, prediligendo il titanio, materiale leggero e versatile. Le sculture di Aramesh sono incisive, trovano l’ago della bilancia nell’equilibrio tra la qualità della lavorazione del marmo — l’allineamento ai canoni estetici legati al concetto di bellezza formale — e la brutalità del soggetto rappresentato. Esprimono così sia la vulnerabilità e la sofferenza, sia la forza interiore e la perseveranza che salva l’uomo in situazioni di difficoltà estrema, di guerra e annichilamento. Al contrario, le opere di Chan trasmettono un senso di elevazione e trascendenza, creando un dialogo tra leggerezza fisica e carica simbolica.
Tematicamente, Aramesh si concentra sulla critica all’abuso di potere e sulla condizione dei prigionieri, mentre Chan si orienta verso una riflessione spirituale e sull’interconnessione tra culture, valori e credi religiosi diversi. Entrambi gli artisti, pur operando in contesti diversi, invitano il pubblico a interrogarsi sulla condizione umana.


Aramesh offre uno sguardo crudo e realistico sull’umanità. Lo fa senza mezzi termini ma quasi accogliendo un’edulcorazione formale, una pulizia che propone l’eleganza dell’allusione. È come se utilizzasse la figura retorica della sineddoche, una parte per il tutto. L’indumento intimo allude ai lati più segreti dell’emotività ma anche all’abito integrale, è la pelle dell’uomo, ciò che riusciamo a vedere della sua espressività più autentica. Chan propone invece un’interpretazione più mistica e astratta. Entrambi gli artisti sono capaci di stimolare riflessioni profonde e significative su come leggiamo la realtà, decidiamo di interagire con l’altro e reagiamo sia alle piccole sfide quotidiane, sia ai conflitti e alle ingiustizie che affiggono la terra nella sua globalità.
Lacerazione manifesta e presa di posizione? Empatia, elevazione e integrità morale?
Reza Aramesh. Number 207
Dal 16 Aprile 2024 al 02 Ottobre 2024
Chiesa di San Fratin – Venezia
Wallace Chan. Trascendence
Dal 19 Aprile 2024 al 30 Settembre 2024
Chiesa di Santa Maria della Pietà – Venezia


