Dopo 40 anni, Palazzo Reale riporta Munch a Milano

È una delle mostre più attese del 2024: 100 opere prestate eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo per una importante retrospettiva dedicata al grande artista

Palazzo reale

Milano

Tante le aspettative per l’esposizione che inaugura il 14 settembre, sarà aperta al pubblico per tutto l’autunno e rende omaggio a uno dei più grandi artisti del Novecento: Edvard Munch. L’ampia retrospettiva di Palazzo Reale a Milano, organizzata dall’azienda Arthemisia, ne racconterà il percorso umano e artistico attraverso le sue opere più iconiche. Ad occuparsi della curatela Patricia Berman, tra le più grandi studiose al mondo del genio tedesco: ben 100 le opere protagoniste attraverso cui si cercherà di ricostruire il fascino e le complesse inquietudini della sua enigmatica arte.

Tra queste, una delle versioni litografiche custodite a Oslo de L’Urlo (1895), ma anche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–19249), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904). L’arte di Munch è un continuo invito a riflettere sulla vulnerabilità e sulla fragilità umana: le sue pennellate audaci, spesse ed energiche, esprimono angoscia, disperazione.

Numerosi gli eventi paralleli previsti non solo sulla storia dell’arte ma volti ad esplorare diversi linguaggi, dall’architettura, alla musica e alla letteratura. Attesissima anche la seconda tappa della mostra, che si svolgerà a Palazzo Bonaparte a Roma tra febbraio e giugno 2025.

Le sezioni tematiche della mostra

Sei le sezioni tematiche in cui la retrospettiva si articola, con le 100 opere che esplorano i diversi aspetti della poetica di Munch, dal suo “grido interiore” che lo ha reso celebre, alla sua esplorazione delle forze invisibili che animano l’universo. Una prima sezione illustra le influenze visive dell’artista, tra naturalismo norvegese, simbolismo e correnti impressioniste europee. Successivamente troviamo un’area dedicata ai ricordi e alle perdite, con dipinti come La morte nella stanza della malata (1893) e una parte che indaga la complessità dei rapporti umani attraverso lavori come Madonna (1895)Coppie che si baciano nel parco (1904).

Un capitolo poco noto della vita dell’artista è il suo rapporto con l’Italia: i viaggi a Firenze, Roma e Venezia ne hanno influenzato lo stile come dimostrano quadri come La tomba di P.A. Munch a Roma (1927). Dimensione cosmica e spirituale e una profonda riflessione sull’autoritratto – genere in cui Munch eccelleva – chiudono la mostra.

Edvard Munch, il padre dell’espressionismo astratto

Tratto forte e deciso, deformazione della realtà, drammaticità dei contenuti, sono solo alcune fra le caratteristiche della pittura di Munch. «Malattia e pazzia furono gli angeli custodi della mia culla», dichiarava quando gli si chiedeva di raccontare della sua infanzia difficile e traumatica, alla base della sua tragica visione di vita e di quel senso di morte incombente che non lo ha mai abbandonato. Il suo grande talento fu quello di trasferire nella sua tecnica artistica tutta la sua intimità e il suo complesso mondo interiore, portando ogni elemento della sua tecnica e del suo stile a comunicare le emozioni direttamente allo spettatore o a chiunque si interfacciasse con la sua arte.

Munch. Il grido interiore, dal 14 settembre 2024 al 26 gennaio 2025
Palazzo Reale, Milano
info: Palazzo Reale