La tradizione popolare gioca un ruolo fondamentale nella ricerca artistica di Ginevra Petrozzi. Da sempre affascinata dalla figura della strega, la vede come simbolo, un archetipo potentissimo, in cui si riuniscono sovversione alle leggi che regolano l’autonomia, ma anche cura e conoscenza. Con i suoi lavori cerca di offrire degli “incantesimi”, letture e rimedi per confrontarsi con il magico del digitale, e riacquistare autonomia.

Come strega digitale, recuperi il ruolo archetipico della strega come guaritrice e ribelle politica. In che modo questo ruolo si manifesta nel tuo lavoro?
Il mio interesse si è consolidato leggendo Ernesto de Martino e Silvia Federici: la narrazione del Sud Italia di de Martino, dove la strega impersonifica protezione, impartendo rimedi per la propria comunità e la ricerca di Federici, in cui la strega è simbolo di ribellione allo Stato e al controllo esercitato sui corpi delle donne a livello riproduttivo. Spesso venivano additate come streghe le ostetriche o le donne sessualmente emancipate, che per esempio rifiutavano il matrimonio, e/o vivevano autonomamente. Studiando il mondo del digitale, nel contesto del Capitalismo di Sorveglianza, mi sono resa conto di quanto una figura di questo tipo fosse necessaria. Ho deciso di incarnare quest’immagine che mi segue un po’ come un personaggio e ha assorbito anche me. Attraverso questa lente, mi approccio ai sistemi di sorveglianza, agli spazi digitali che mediano contenuti, che predicono – o cercano di predire – il futuro dei loro utenti. Nello spazio digitale ad essere a rischio è la nostra privacy, la nostra identità, il libero arbitrio.

In Digital Esoterism utilizzi gli smartphone come se fossero tarocchi. Attraverso un flusso continuo di algoritmi, è possibile determinare la personalità, il futuro di un individuo. In che modo l’opera affronta le sfide etiche connesse alla lettura e interpretazione dei dati digitali personali, considerando la crescente preoccupazione per la privacy nell’era digitale?
Digital Esoterism è la prima manifestazione di questa strega digitale. Il flusso di predizioni, suggerimenti, sponsorizzate, fa parte di un sistema che cerca di anticipare e dirigere le scelte degli utenti. I contenuti che consumiamo ci offrono possibili acquisti, possibili persone che dovremmo conoscere, luoghi che dovremmo frequentare, corsi di studio che dovremmo seguire, basandosi sulle nostre azioni nel mondo digitale. I Tarocchi si inseriscono come un modello di lettura, di interpretazione, di riflessione su sé stessi. In Digital Esoterism utilizzo la metodologia della lettura delle carte, per interpretare e rileggere i contenuti che riceviamo e che hanno il compito di determinare le nostre scelte, dirigerci verso certi tipi di futuri. La strega ci dà l’opportunità di riacquistare autonomia, di interrompere il flusso di suggerimenti. Nella pratica, osservo e interpreto i simboli visivi e le parole chiave dei post che abitano i feed dei visitatori, con lo stesso criterio con cui interpreto i simboli di una carta.
Con il saggio POV: indaghi invece la relazione complicata tra l’uomo e la manipolazione artificiale, proveniente dai big data, costantemente alla ricerca di dati personali.
POV: si allaccia al lavoro svolto in Digital Esoterism. Se in quest’ultimo il focus è sull’interpretazione, in POV:parlo di manipolazione. Ovvero: possiamo hackerare i sistemi di predizione e modificare ciò che riceviamo come contenuti suggeriti? Nel saggio faccio riferimento a ciò che io definisco un fenomeno di pensiero magico del mondo digitale: la convinzione che i nostri device possano effettivamente ascoltarci. Propongo di utilizzare questa credenza a nostro vantaggio e di recitare una sorta di incantesimo ai nostri device, il futuro che vorremmo veder realizzato. Ho testato quest’idea con le partecipanti di un workshop ad AlbumArte a Roma, nell’ambito del progetto Beyond Binaries. Residenze per un’arte partecipativa e transfemminista a cura di Erinni. Ho invitato le partecipanti a descrivere un “futuro perfetto”, come se fosse già presente. Abbiamo poi messo in atto un sortilegio sotto forma di performance, in cui ognuna delle partecipanti recitava il proprio futuro perfetto al proprio smartphone, con l’intento di modificare i contenuti prodotti dall’algoritmo, con l’obiettivo di reindirizzare l’algoritmo verso un tipo diverso di futuro, che non comprende diete dimagranti o corsi di ricamo, ma giustizia sociale, spazi di inclusione, la dissoluzione del capitalismo. Questa esperienza si è consolidata in un video, POV: Time to Influence Your Targeted Advertisement.
Bite Off More Than You Can Chew riflette sul bisogno dell’umanità di prevedere il futuro, creando un dialogo tra antichi sistemi di divinazione somatica e l’attuale utilizzo del software per il riconoscimento facciale. In che modo questo lavoro riflette sul rapporto tra il singolo individuo e la tecnologia, nel contesto della predizione del destino?
In BOMTYCC ho deciso di mettere alla prova la mia definizione e relazione con i sistemi di predizione antichi, specialmente quelli somatici, ovvero che predicono il destino di un* individu* basandosi sull’aspetto fisico, i tratti del volto, del palmo, e oltre. Questa tendenza è ripresa dai sistemi di analisi facciale moderni, che svolgono uno screening e identificano chi ha più possibilità di essere un criminale o un ribelle politico, basandosi ad esempio sui tratti del volto o sul colore della pelle. I sistemi predittivi, sia antichi che moderni, condividono la tendenza a cementificare il futuro, escludendo la possibilità di poterlo modificare, influenzare o dirigere. La riflessione è partita da una situazione personale: indossavo un apparecchio ortodontico che avrebbe modificato un tratto del mio volto. Secondo i presupposti della divinazione somatica, cambiando un tratto del mio volto, si può cambiare anche il destino. Tutto il progetto è quindi un tentativo di predire il mio futuro seguendo lo spostamento dei miei denti.


Quali considerazioni etiche o riflessioni personali hai affrontato durante la creazione di questo progetto?
È stato un esercizio folle, in cui mi sono ritrovata a diventare io stessa un AI, per analizzare, categorizzare e trasformare in valori numerici più di sei mesi della mia vita. Alla fine di questo processo mi sono ritrovata con un metodo di divinazione tecnologico e antico allo stesso tempo, con più di venti “profezie” che descrivevano arbitrariamente il mio futuro per ogni spostamento di dente. Personalmente è stato sfiancante, ma anche affascinante. Ha svelato un nuovo frammento del desiderio umano di rispondere all’ignoto, e trovare risposte alla propria incertezza.



Attualmente è impegnata nella pubblicazione di DEATH DATA DESIGN, in cui designer, artisti e pensatori riflettono sulla morte e sul digitale nella produzione artistica e culturale. Con Onomatopee (Eindhoven, Olanda) sta lavorando a varie iterazioni di funerale per i dati, tra cui il progetto presentato ad ArtVerona nel 2022, Funeral for Digital Data. Come in un rituale funebre, Petrozzi dà agli spettatori la possibilità di piangere i propri dati. «Questa necessità – spiega l’artista – è nata da due eventi della mia vita: il primo è la perdita di mia madre, e aver ricevuto come eredità il suo smartphone. La presa di coscienza di volerla emancipare da questi sistemi, di liberare i suoi dati, e quindi anche la sua identità digitale; il secondo evento è, invece, la perdita di più di 40 miliardi di bytes con la decaduta del mio vecchio laptop. Un archivio enorme di ricordi, lavori, testi, immagini. Queste esperienze, mi hanno portato a voler esplorare i concetti di rito funebre nel mondo digitale, per i device, per gli utenti e per i dati».
Biografia di Ginevra Petrozzi

1997
Nasce il 29 maggio a Roma
2020
Fa una residenza al MAAT – Museum of art, architecture and technology di Lisbona
2021
Frequenta il Master in Social Design alla Design Academy di Eindhoven e vince il premio Gijs Bakker, per la Miglior Tesi
2022
La performance Digital Esoterism viene presentata, in occasione di una collettiva allo Stedelijk Museum di Amsterdam
2024
Ricopre il ruolo di tutor nel Dipartimento di Social Design della Design Academy Eindhoven ed è vincitrice della borsa di studio dell’anno accademico 2023-2024 alla Jan Van Eyck Academie
*L’articolo è stato pubblicato sul numero #130 di Inside Art.


