“Siamo troppo piccoli, in questo schifo di guerra”. Nell’Italia contesa tra alleati, partigiani e nazifascisti, il Terzo Reich vuole appropriarsi di una misteriosa e antica corona, appartenuta ad Erode il grande, che semina morte e affascina chiunque aspiri a dominare il mondo; una reliquia in bilico tra realtà e mito. Per trovarla, viene sguinzagliato il feroce ufficiale SS noto come “il lupo”. Ma, anche quando il conflitto sarà concluso, per il maggiore Hans Weissmann la corsa all’oggetto della sua intensa ricerca sarà tutt’altro che terminata. Con soggetto, sceneggiatura, disegni e copertina di Gigi Simeoni, il graphic novel La corsa del lupo (Sergio Bonelli Editore, 336 pagine in bianco e nero, 28 euro) è un affresco corale, un racconto serrato e incalzante. Una storia – con l’introduzione del fumettista e scrittore Gianmaria Contro – “corposa” e avvolgente, dove nessun dettaglio è lasciato al caso.


«Il lavoro che regge un racconto a sfondo storico è certosino», spiega subito l’autore. Che aggiunge: «Anche le serie tv, un tempo considerate di serie B rispetto alle costose produzioni cinematografiche, hanno raggiunto una qualità impressionante di cura del contesto, dei costumi, delle scenografie. Il fumetto – che ha pretesa di essere “romanzo storico” – non può disattendere i progressi raggiunti anche da piccolo e grande schermo, oltre che dalla letteratura di genere». Entriamo subito nel vivo, in merito alla ricerca delle fonti. Simeoni spiega: «Tante informazioni – assenti nella rete per la loro caratteristica di eventi minimi, spesso molto localizzati e limitati ma, per uno scrittore, immensamente importanti per poter dare il colore giusto e il sapore della quotidianità – le ho scovate nelle pagine dei vecchi giornali, negli articoli a margine. Quelli che raccontavano della vita di tutti i giorni, del ritorno alla vita dopo il secondo conflitto mondiale, della ripresa dei campionati di calcio, delle gare automobilistiche e altro».

Una storia, La corsa del lupo, che ha alle spalle un anno di gestazione («intere sezioni sono state man mano riviste e in certi casi riscritte daccapo). Ed è stata tutt’altro che semplice da portare a termine. «Prima ho scritto tutto – precisa Simeoni, bresciano, classe 1967 che ha già firmato lavori importanti come Stria, sempre per Sergio Bonelli Editore –, o meglio, ho realizzato una versione di soggetto e sceneggiatura che reggeva bene. Devo sentirla solida in ogni suo aspetto, prima di affrontare le tavole illustrate. Quindi ho iniziato a disegnarla, una tavola alla volta. Man mano che procedevo, controllavo se recitazione e dialoghi combaciavano come era la mia intenzione, o se andasse aggiustato il tiro». Un impegno che ha portato a un risultato notevole, considerata l’altissima qualità di questo graphic novel. «Se ho avuto crisi da “pagina bianca”? Per fortuna, no», ammette l’autore lombardo. «Prima del fumetto c’era il romanzo in prosa che giaceva in un cassetto. E il romanzo esisteva perché – mi viene da ridere a pensarci –, la storia l’avevo inizialmente progettata per un graphic novel (parliamo della fine del 2008), che era dapprima stato accettato dal mio editore, Sergio Bonelli, e poi abbandonato per motivi di organizzazione editoriale. Mi ero lanciato su altro, ma quell’idea e i suoi personaggi mi erano già passati sotto pelle, premevano dentro di me e volevano vedere la luce».


Ed eccoci qui a parlare (fortunatamente) di un’opera fatta e finita. Apprezzata dai lettori fin dal suo esordio. «Quando uscì la prima volta in tre episodi (Tre pietre nere, Nel nido del ragno, L’ultimo miglio) nella collana “Le storie”, fu accolta con molto calore da critica e pubblico. Era qualcosa di diverso, dove il protagonista era un personaggio negativo (in controtendenza alla storia della Bonelli, dove chi tira le fila narrative è sempre un eroe positivo), ma trattandosi di me e per il fatto che avevo già sperimentato questa soluzione con il racconto a fumetti “Gli occhi e il buio” – dove il protagonista è un pittore-killer – i miei lettori sposarono immediatamente l’idea e stettero al gioco. Seppi già allora che diversi di loro prevedevano l’arrivo, prima o poi, della versione in volume unico preferendo aspettare ad acquistarlo (mentre altri lo possiedono in entrambe le versioni, per questioni collezionistiche)».
Volume unico che adesso, appunto, è disponibile in versione cartonata nelle fumetterie e libreria di varia. Senza dimenticare che esiste anche una declinazione in prosa («sì, perché anche quel romanzo alla fine ha lasciato il cassetto in cui riposava da oltre un decennio», puntualizza ancora Simeoni), per Newton Compton Editori e intitolata “I lupi di Hitler”. Una lettura a fumetti imperdibile, magari in vista dell’estate dove il tempo a disposizione è meno tiranno. Le scuse? Stanno a zero.

Info: www.sergiobonelli.it


