“JAGO INTO THE WHITE”, lo scultore protagonista di un film

Il documentario su Jago di Luigi Pingitore, presentato in anteprima al Tribeca Film Festival, arriverà al cinema il 18 e il 19 giugno

Jago, il Michelangelo contemporaneo, viene raccontato nel documentario del regista Lugi Pingitore. Una riflessione che si concentra in particolare su due anni della vita dello scultore, da quando si trasferisce da New York a Napoli, e lavora giorno e notte a una nuova opera: la versione moderna e soggettiva della sua celebre Pietà, soggetto potente e drammatico non solo riproposizione semplificata dell’episodio biblico ma «rielaborazione in chiave moderna di un momento di raccoglimento e di dolore, in cui l’umanità si è identificata per secoli».

«A di­spet­to del cli­ché ro­man­ti­co del­l’ar­ti­sta tor­men­ta­to e alie­na­to»- ha dichiarato Pingitore – «la pri­ma im­pres­sio­ne che si ri­ca­va os­ser­van­do Jago è quel­la di una per­so­na con­sa­pe­vo­le che tut­to, nel­la no­stra esi­sten­za, pas­sa dal­l’e­ner­gia. Che vita e arte non de­vo­no viag­gia­re se­pa­ra­ti. E che l’ar­te non è solo te­sti­mo­nian­za di ciò che sia­mo, ma è so­prat­tut­to un eser­ci­zio di im­ma­gi­na­zio­ne su ciò che pos­sia­mo di­ven­ta­re». Aggiungendo che «la Pie­tà non avreb­be avuto sen­so se pri­ma non ci fos­se sta­ta tut­ta quel­la fa­ti­ca e tut­ti quei sa­cri­fi­ci, se non aves­si­mo vi­sto con i no­stri oc­chi quei mo­men­ti di esal­ta­zio­ne e quel­le gior­na­te di sco­rag­gia­men­to. Tut­ta la bel­lez­za che ar­ri­va al pub­bli­co è si­mi­le alla luce che ci ar­ri­va solo dopo mol­ti anni dopo l’e­splo­sio­ne del­la stel­la. Noi ve­dia­mo la luce ma igno­ria­mo quel­lo che c’e­ra pri­ma. Quel pri­ma in­ve­ce è sta­to il cen­tro del mio la­vo­ro».

Un film che, come l’artista ha ribadito, deve essere guardato necessariamente con «la con­sa­pe­vo­lez­za che esso rac­con­ta an­che un’al­tra sto­ria. C’è la mia vita e la mia ope­ra ov­via­men­te, ma c’è an­che la ma­gni­fi­ca av­ven­tu­ra che ha por­ta­to un re­gi­sta in 4 anni a dar vita a un’o­pe­ra nel­la più to­ta­le in­di­pen­den­za. Crean­do, per un puro gio­co del caso, un pa­ral­le­li­smo con la mia sto­ria di ar­ti­sta, che si è for­ma­ta an­ch’es­sa nel­la so­li­tu­di­ne, nel­la di­stan­za dal Si­ste­ma Ita­lia e con uno sguar­do for­gia­to nel sa­cri­fi­cio. Into the whi­te è quin­di un viag­gio con­di­vi­so, che per me è sta­to una ma­gni­fi­ca le­zio­ne di scul­tu­ra. È per que­sto mo­ti­vo che oggi sono ani­ma­to da un sen­so di gra­ti­tu­di­ne, per­ché è raro in vita ave­re la pos­si­bi­li­tà di ve­der­si e co­no­scer­si at­tra­ver­so gli oc­chi di qual­cun al­tro».

info: Into The White