Jago, il Michelangelo contemporaneo, viene raccontato nel documentario del regista Lugi Pingitore. Una riflessione che si concentra in particolare su due anni della vita dello scultore, da quando si trasferisce da New York a Napoli, e lavora giorno e notte a una nuova opera: la versione moderna e soggettiva della sua celebre Pietà, soggetto potente e drammatico non solo riproposizione semplificata dell’episodio biblico ma «rielaborazione in chiave moderna di un momento di raccoglimento e di dolore, in cui l’umanità si è identificata per secoli».

«A dispetto del cliché romantico dell’artista tormentato e alienato»- ha dichiarato Pingitore – «la prima impressione che si ricava osservando Jago è quella di una persona consapevole che tutto, nella nostra esistenza, passa dall’energia. Che vita e arte non devono viaggiare separati. E che l’arte non è solo testimonianza di ciò che siamo, ma è soprattutto un esercizio di immaginazione su ciò che possiamo diventare». Aggiungendo che «la Pietà non avrebbe avuto senso se prima non ci fosse stata tutta quella fatica e tutti quei sacrifici, se non avessimo visto con i nostri occhi quei momenti di esaltazione e quelle giornate di scoraggiamento. Tutta la bellezza che arriva al pubblico è simile alla luce che ci arriva solo dopo molti anni dopo l’esplosione della stella. Noi vediamo la luce ma ignoriamo quello che c’era prima. Quel prima invece è stato il centro del mio lavoro».

Un film che, come l’artista ha ribadito, deve essere guardato necessariamente con «la consapevolezza che esso racconta anche un’altra storia. C’è la mia vita e la mia opera ovviamente, ma c’è anche la magnifica avventura che ha portato un regista in 4 anni a dar vita a un’opera nella più totale indipendenza. Creando, per un puro gioco del caso, un parallelismo con la mia storia di artista, che si è formata anch’essa nella solitudine, nella distanza dal Sistema Italia e con uno sguardo forgiato nel sacrificio. Into the white è quindi un viaggio condiviso, che per me è stato una magnifica lezione di scultura. È per questo motivo che oggi sono animato da un senso di gratitudine, perché è raro in vita avere la possibilità di vedersi e conoscersi attraverso gli occhi di qualcun altro».

info: Into The White


