I linguaggi dell’abitare: al Museo Madre una collettiva su architetture e identità

Nel percorso espositivo al Museo Madre i lavori di dodici artisti dialogano con l'architettura brutalista partenopea

Il resto di niente è la nuova mostra che Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre e Gucci presentano a partire da giovedì 30 maggio. L’esposizione, che rimarrà visibile per gran parte dell’estate, fino a lunedì 29 luglio 2024, esplora la relazione tra i contesti architettonici e le esperienze identitarie ed emotive che li abitano, dando vita a un racconto corale fatto di installazioni, fotografie, modelli, opere sonore, video, sculture di neon, schizzi architettonici e grandi disegni che si confrontano tra loro. Da un’idea di Sabato De Sarno, il progetto espositivo è a cura di Eva Fabbris con Giovanna Manzotti.

Il resto di niente prende le mosse dall’omonimo romanzo di Enzo Striano (Mondadori) che, a partire dalle vicende personali della protagonista Eleonora de Fonseca Pimentel, traccia un ritratto delle trasformazioni sociali e antropologiche che interessano Napoli negli anni della rivoluzione del 1799. Allo stesso modo, la mostra al Museo Madre rielabora in modo figurato i temi trattati dal libro che, tra soggettività e storia, indaga la possibilità di trasformazioni sociali e antropologiche in un’epoca di fortissimo cambiamento per la città partenopea.

Il percorso espositivo, che esplora quindi Napoli e i suoi mutamenti, prende le mosse da uno dei protagonisti più visionari della scena architettonica italiana della seconda metà del Novecento, Aldo Loris Rossi (1933-2018). Autore, a partire dagli anni Sessanta, di un discorso estetico e politico sull’architettura e sull’urbanistica, riservando un’attenzione particolare alla città di Napoli, Rossi è il vero e proprio fil rouge della rassegna. La visione dell’architetto emerge in mostra attraverso una selezione dei suoi disegni e progetti per Napoli, molti dei quali concepiti con Donatella Mazzoleni (1943), tra cui quello della Casa del Portuale (1968-1980) o del complesso residenziale di Piazza Grande (1979-1989), vividi esempi di architettura brutalista ideati nel solco delle utopie del secondo dopoguerra.

La mostra prende le mosse proprio da questi materiali, proponendo un inedito dialogo con le opere di dodici artisti contemporanei di diversa provenienza e generazione, ognuno dei quali porta risposte e interpretazioni diverse rispetto all’immaginario che oggi evocano queste strutture e con ciò che si prospettava al tempo della loro costruzione. Oltre a Rossi e Mazzoleni, protagonisti del progetto espositivo sono quindi i lavori di Vincenzo Agnetti (1926 – 1981), Giulio Delvè (1984), Özgür Kar (1992), Franco Mazzucchelli (1939), Jim C. Nedd (1991), Sara Persico (1993), RM (Bianca Benenti Oriol e Marco Pezzotta, duo fondato a Ginevra, 2015), Domenico Salierno (1967), Nanda Vigo (1936 – 2020), Angharad Williams (1986) e Tobias Zielony (1974).

La mostra, che si avvale della collaborazione degli Archivi di Ateneo dell’Università degli studi di Napoli Federico II, dell’Archivio Vincenzo Agnetti (Milano) e dell’Archivio Nanda Vigo (Milano), sancisce la ripresa dell’attività espositiva del Museo Madre, dopo l’interruzione per consentire la prima fase di lavori e opere di manutenzione straordinaria, e costituisce un esempio di prima collaborazione con un ente privato – Gucci – da parte dell’istituzione.

In più, Il resto del niente si inserisce nel filone di ricerca inaugurato dal Madre nel 2023 e dedicato all’osservazione di Napoli come metropoli mediterranea che sta reinventando la narrativa con cui concepirsi e raccontarsi, con nuove scene e nuove stereotipie. Questo ambito di indagine è stato avviato con la commissione e pubblicazione del libro fotografico Napoli di Giovanna Silva (Mousse Publishing, 2023), e verrà sviluppato in un programma di conferenze a partire dal mese di giugno per proseguire fino all’autunno 2024.

info: madrenapoli.it