Sandra Hegedüs accusa il Palais de Tokyo di «propaganda filopalestinese» e interrompe i rapporti con l’istituzione

Dopo le accuse oltre duecento tra artisti e curatori hanno firmato una lettera di pieno sostegno all'istituzione. Tra questi Pierre Huyghe e Chris Dercon

Non sono poi fortunatamente così rari i casi in cui gli artisti difendono le istituzioni culturali nel nome di «una cultura libera che altrimenti rischia di scomparire». Questa vicenda, ne rappresenta a pieno la circostanza: solo pochi giorni fa infatti, un importante museo parigino di arte contemporanea, è finito al centro di pesanti polemiche. Una collezionista di origine brasiliane, Sandra Hegedüs, ha accusato l’istituzione di sollecitare una propaganda palestinese e ha così brutalmente stroncato ogni rapporto con il Palais de Tokyo.

Galeotto fu, o in questo caso è, l’attuale mostra del museo – Past Disquiet – che, salvo soprese, rimarrà allestita fino al 30 giugno 2024: un’analisi archivistica e documentaria che ripercorre l’impegno politico degli artisti all’interno del movimento anti-imperialista. Quello che in realtà sembrerebbe porsi come denuncia e tentativo di riflessione per tutti quei “musei in esilio” – tra cui i siti in Nicaragua, Cile, Sud Africa e ovviamente Palestina – è secondo la Hegedüs «un punto di vista fuorviante sul conflitto israelo-palestinese».

Immediata la reazione del presidente del Palais de Tokyo Guillaume Désanges che ha ribattuto come il museo sia prima di tutto «luogo in cui gli artisti possono esprimersi, spazio di dibattito, riflessione e incontro. Piuttosto che contrapporre logiche opposte o creare nuove divisioni, la sua missione è quella di far luce, mettere in discussione e mettere in prospettiva – in particolare storica – gli eventi attuali che stanno plasmando la società». Pubblicata subito dal quotidiano francese Le Monde una lettera aperta, che è stata firmata da diverse personalità di spicco – subito accorse per difendere il Palais – come Cecile B. Evans, Camille Henrot e Pierre Huyghe, Chris Dercon, direttore generale della Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, ed Emma Lavigne, direttrice della Collezione Pinault.

info: dca/art.com

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