Edith Dekyndt incanta e emoziona al Teatrino di Palazzo Grassi

Edith Dekyndt arriva nel foyer del Teatrino di Palazzo Grassi con un’opera video profonda e commuovente nella sua estrema semplicità.

È sulla riva della laguna veneta, di fronte ai Giardini di Venezia, che una ragazza si rannicchia nell’acqua di fianco al Monumento della Partigiana realizzato nel 1969 da Augusto Murer e posizionato su una struttura e un piedistallo idraulico progettati da Carlo Scarpa. La ragazza non fa altro che pulire, carezzare e prendersi cura con un semplice panno della superficie di bronzo del monumento. Essenzialmente è questa la semplice azione che si ripete nel video ma ciò che rende il tutto così toccante è che quel monumento celebra la vita e la forza di tutte le donne partigiane di Venezia che hanno operato durante il secondo conflitto mondiale. La donna riprodotta in bronzo ha vesti d’altri tempi e le mani legate. Il fatto che quella donna stia lì, sulla riva, circondata e spesso ricoperta dall’acqua, ricorda un tipo di violenza sull’umano che purtroppo oggi ancora conosciamo bene.

La profondità del gesto della ragazza, che l’artista cattura, sta non solo nel gesto di cura, attenzione e consolazione ma anche nella ripetizione di esso. La cura e l’attenzione che dovremmo avere per la memoria, per i fatti e le persone che ci hanno preceduto; la consolazione che, invece, dovremmo dare a noi per aver dimenticato e per dimenticare spesso ciò che in fondo siamo stati così da poter imparare dai nostri errori e rimediare al meglio delle nostre capacità.

Lo stesso titolo è un rimando a una canzone che consigliamo di ascoltare a seguito della lettura di questo articolo: Song to the Siren di Tim Buckley. Una canzone che sembra provenire da una voce lontana, che mostra la volontà di volersi abbandonare a un sentimento di pace che quasi è costretta a ricercare in una natura che non prevede l’umano:

“Long afloat on shipless oceans/ I did all my best to smile/ ‘Til your singing eyes and fingers/ Drew me loving to your isle/ And you sang/ Sail to me, sail to me/ Let me enfold you/ Here I am, here I am/ Waiting to hold you”.

Natura, umanità, musica, storia e memoria si uniscono in una sola opera o, meglio, in un solo gesto unico e ripetuto il quale non fa altro che ricordarci, in un’esistenza sempre più veloce e frenetica, che vi sono memorie e pensieri che hanno bisogno di tempo e cura; che c’è un grande bisogno di piccoli e ripetuti gesti che appaiono insignificanti se fatti una sola volta ma potenti e salvifici se ripetuti nel tempo.

L’opera video di Edith Dekyndt sarà di nuovo visibile nel foyer del Teatrino di Palazzo Grassi dal 15 al 22 aprile e in occasione degli eventi al Teatrino aperti al pubblico.

Edith Dekyndt, Song to the Siren
Dal 15 al 22 aprile 2024
Teatrino di Palazzo Grassi – Campo San Samuele, Venezia
info: pinaultcollection.com