Due qui/To hear, svelato il progetto espositivo del Padiglione Italia

Due qui/ To hear è il titolo del Padiglione Italia, che si pone in perfetta coerenza con le ricerche di questa Biennale "Stranieri ovunque"

Due qui/ To hear è il tema-titolo del programma espositivo del Padiglione Italia della ormai prossima Biennale di Venezia 2024, curato da Luca Cerizza. L’artista, il cui progetto è stato accuratamente scelto fra altri 10, è Massimo Bartolini che sarà affiancato da alcuni compositori. Infatti, le giovani Caterina Barbieri e Kali Malone, assieme a Gavin e Yuri Bryars, contribuiranno alle installazioni sonore. La scrittrice Nicoletta Costa e il romanziere Tiziano Scarpa invece, si dedicheranno ad alcuni dei testi. Il padiglione, nonostante l’attore principale sia uno, risulta così essere collettivo, in un dialogo fra molteplici discipline.

A presiedere la conferenza stampa, che si è svolta a Roma presso la Sala Spadolini del Collegio Romano e che ha svelato la narrativa tematica del padiglione, oltre all’artista e al curatore, anche il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, Roberto Cicutto membro del CDA della Biennale, e Diego Della Valle con Tod’s partner ufficiale. Sono inoltre intervenuti il nuovo presidente Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il direttore generale Creatività Contemporanea Angelo Piero Cappello.

Il titolo Due qui/ To hear suggerisce, giocando sull’assonanza inglese Two here e To hear, che è l’udire o ancora meglio l‘ascoltare la chiave interpretativa di questa esposizione in cui, come il curatore ha più volte ribadito, il «paradigma acustico» è l’assoluto mezzo espressivo. Una esperienza fisica ma sopratutto sensoriale, che si pone come metafora di connessione e apertura nei confronti dell’altro.

Da un punto di vista spaziale, il percorso è circolare e tripartito. È percorribile in due diversi sensi di marcia con una importante attenzione dedicata anche al giardino. Solamente due figure poste agli estremi, in dialogo con altrettante opere, introducono e accompagnano gli spettatori: gli alberi del Giardino della Vergine e il Bodhisattva Pensieroso, tipica immagine buddhista. Quest’ultima iconografia suggerisce immobilità e riflessione, nello svolgersi di un’azione che avviene all’interno di ognuno di noi, in contrasto con tutto ciò che presuppone movimento. Al centro, una grande installazione sonora esperibile dal pubblico. Una musica che pervade lo spazio, uno spazio che chiunque può attraversare, in un ascolto dell’altro che diventa collettivo e compartecipato. Il ministro Sangiuliano ha commentato, sottolineando l’importanza di «ascoltare gli altri per catturarne il meglio».

Ogni singola opera, costruita in situ, si relaziona perfettamente con l’ambiente circostante e non c’è alcun tentativo di musealizzare questi luoghi. Sicuramente per motivi di sostenibilità, ma anche per non creare eccessive distanze con il visitatore che in questo modo può sentirsi parte integrante del discorso artistico nella sua totalità. Due qui/To hear è un percorso totalmente introspettivo e apparentemente vuoto, visto che l’installazione «non produce architettura ma suono», ma che incita a una profonda e intima indagine personale. «La materia più solida si incontra con quella più sottile della melodia», queste le parole dell’artista. Una densità materica che si scontra con l’incorporeo, generando una suggestiva sperimentazione artistica.

Una interessante antonomia kantiana fra pieno e vuoto che si traduce in una sintesi dialettica di una completezza che si acquisisce solamente attraverso la musica. «Una opera immensa ma di minimo ingombro, immersa nella totalità della melodia» ha dichiarato Roberto Cicutto. L’intento rimane comunque quello di dare concreta rilevanza alla pratica dell’ascolto più che che a quella del visivo. Ascoltare equivale a non tralasciare nulla indietro, vedere talvolta ci devia in un osservare fin troppo ristretto e spesso fuorviante. Massimo Bartolini e Luca Cerizza ci propongono un padiglione sicuramente singolare, attraverso una idea di arte che ci ricorda l’importanza del saper ascoltare, in un mondo in cui il sentire non è mai bastato.