Il Marocco si ritira dalla Biennale di Venezia

Alcuni rumors circolavano già da gennaio ma adesso la notizia è ufficiale: il Marocco si ritira dalla Biennale a due mesi dall'apertura

A due mesi dall’apertura della Biennale, il Marocco rinuncia alla partecipazione. Il 2024 sarebbe stato il primo anno in cui lo stato africano avrebbe presieduto la fiera con un suo personale padiglione. Nonostante si tratti di una notizia ormai ufficiale, non è ancora stata rilasciata alcuna dichiarazione che possa aiutare a comprendere la scelta. Il ministero aveva ritirato già lo scorso gennaio l’incarico sia agli artisti che ai curatori con una notizia diffusa online dagli stessi, a causa – a quanto pare – di alcuni dissidi interni.

Gli artisti coinvolti Majida KhattariSafaa Erruas e Fatiha Zemmouri avevano concluso il post social con una breve nota: «con dignità manteniamo la speranza in questo Marocco che ci fa male». Inizialmente infatti si vociferava di un cambio di squadra e nomine, con la curatela affidata a Mouna Mekouar, critica d’arte residente a Parigi, al posto di Mahi Binebine, scrittore, pittore e scultore di fama internazionale. La curatrice del Palais de Tokyo e del Centre Pompidou-Metz non avrebbe mai confermato o smentito la notizia. Proprio Binebine invece a fine gennaio avrebbe ricevuto numerose chiamate dal Ministero della cultura marocchino. Lo scrittore ha ribadito che «nessuno ha capito il perché di tale decisione» e sollecitato sulle ipotetiche motivazioni, pensa che «non dipenda dal progetto o dalle opere presentate».

Il progetto del padiglione intendeva soffermarsi, in linea con le tematiche di questa Biennale, sul concetto di ciò che è strano e diverso tra noi attraverso l’interpretazione delle tre artiste contemporanee. Il lavoro di Majida Khattari esplora il corpo delle donne nell’Islam contemporaneo. L’investigazione avviene con l’utilizzo di media diversi tra installazione, performance, scultura e videoarte. Safaa Erruas realizza opere astratte e minimaliste, attraverso una estetica matura e incisiva. Fatiha Zemmouri riflette sul concetto di costruzione, decostruzione e rigenerazione architettonica. Un peccato perdere una squadra d’arte tutta al femminile, che avrebbe sicuramente abilmente omaggiato le ricerche artistiche contemporanee del paese. Un arricchimento a cui purtroppo, almeno per quest’anno, la Biennale deve rinunciare.

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