ROund trip in tiME

Un viaggio nella street art che inizia negli USA nel 2023 e, andando indietro nel tempo, termina nel 1984 a Roma

courtesy immagine Daniele Tozzi

Prima tappa – Laika MCMLIV

Il punto principale deve essere il messaggio. Pensare alla vita privata di chi c’è dietro la maschera sarebbe solo una distrazione. Laika è quello che vedete, è quello che fa.
“STATES OF INJUSTICE” è il nuovo progetto della street artist Laika che torna a colpire con i suoi blitz, stavolta oltreoceano. Attraverso una serie di poster e installazioni, l’artista getta luce sulle forme di ingiustizia presenti negli Stati Uniti, svelando i molteplici aspetti oscuri, sia passati che presenti, di una nazione che si vanta del titolo di principale democrazia al mondo.
Laika realizza una serie di interventi tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre 2023, dal Texas alla California fino a raggiungere il confine messicano, per poi varcarlo e realizzare a Tijuana l’opera conclusiva.
Le ingiustizie negli USA si presentano sotto varie forme, vari “stati”. Tra questi, quelli che catturano l’attenzione dell’artista sono il razzismo, la povertà, la violenza e la diffusione delle armi, la pena di morte, lo stato d’emergenza nazionale per la comunità LGBT+ americana, le leggi anti-aborto, il sistema sanitario privato e la questione migranti.

Laika presenta in mostra da Rosso20Sette Arte Contemporanea, alcune delle sue opere di “STATES OF INJUSTICE”, partendo da una sua certa ansia nell’andare in giro per luoghi pieni di gente armata, considerando la facilità con cui possono essere comprati fucili JR – 15 a soli $419 (con un quanto mai provocatorio invito ai genitori americani di insegnare ai propri figli come uccidere persone a così basso prezzo). E il fucile JR – 15 è un modello in scala ridotta dell’AR – 15, l’arma usata nella strage della scuola elementare di Uvalde (Texas) del maggio 2022, in cui persero la vita 21 persone di cui 19 bambini. Laika mette sul memoriale della Robb Elementary School la sua tela “Safe at School”: un alunno sta andando in classe con giubbetto antiproiettili ed elmetto militare, passando davanti a un segnale stradale che indica la presenza di una scuola crivellato di proiettili. Altrettanto esplicito è l’invito a vietare l’uso di armi sotto un grande proiettile con la scritta “Democracy”, simbolo dell’industria delle armi di cui gli Stati Uniti sono i principali produttori ed esportatori al mondo (l’opera è un poster su tela che è stata affissa in Austin, Texas).
Altro tema affrontato da Laika durante il suo viaggio americano riguarda la legge dello Stato del Texas che vieta l’aborto, rappresentato nel suo lavoro “Bump Check”, in cui  un poliziotto alla frontiera effettua un vero e proprio “controllo di gravidanza” con  la domanda “Leaving Texas?” sullo schermo dell’ecografia.

E il percorso prosegue a Palo Alto, sede del quartiere generale di Tesla, con Elon Musk ritratto come “A digital dictator”, per poi concludersi a Tijuana. 
Queste sono solo alcune delle opere di denuncia della artivista Laika.  

Seconda tappa – Shepard Fairey aka Obey

We felt the phrase ‘We the People’ is pretty important. It means everyone.

Shepard Fairey  ‘Your ad here’ 2018 66×122 serigrafia numerata e firmata di soli 75 esemplari

Altro artivista è Shepard Fairey, meglio conosciuto come Obey, in mostra da Rosso20Sette Arte Contemporanea con tre delle sue opere più importanti. 

Your Ad Here Billboard” è un invito a farsi pubblicità accanto al suo logo, il ritratto  del celebre lottatore di wrestling André the Giant, che Obey mette su sticker e poster disseminandoli per le strade di Los Angeles dove si diverte a promuovere e far conoscere la sua arte. 

Shepard Fairey ‘Hope’ 2008 60×90  serigrafia originale realizzata nel 2008, numerata e firmata  600 esemplari

Nel 2008 Obey partecipa alla campagna elettorale di Barack Obama, trasformando il volto di uno sconosciuto senatore dell’Illinois in icona dell’arte contemporanea: 300.000 poster per invitare a votare Obama con la scritta HOPE che contribuiscono alla sua vittoria e nomina a Presidente degli Stati Uniti. Ma non è finita: il 19 dicembre 2008 il ritratto di Obama per opera di Shepard Fairey è sul numero speciale della rivista Time dedicato alla persona dell’anno. In quell’occasione l’artista lancia sul suo sito un invito al neo – eletto presidente a fermare qualsivoglia forma di intolleranza negli Stati Uniti, non avendo particolarmente apprezzato che al discorso inaugurale del mandato presidenziale abbia preso parte il Senatore Rick Warren, risaputamente contrario ai matrimoni gay.  

Shepard Fairey, “We the People”, 2017

Otto anni dopo Hope,  Obey torna a prendere parte alla campagna elettorale statunitense che porterà alle elezioni di Donal Trump, sostenendo il candidato avversario Bernie Sanders, ma questa volta interviene il giorno dopo le elezioni e la faccia del presidente americano proprio non compare!

Per il progetto “We the People” lanciato dalla organizzazione non – profit Amplifier Foundation, Shepard Fairey realizza tre ritratti che verranno pubblicati a pagina intera sul Washington Post il 20 gennaio 2017 (giorno dell’inaugurazione), con pagine da staccare dal giornale per essere usate come cartelli oppure attaccate in giro per Washington D.C. Un modo molto semplice e intelligente per superare il divieto di utilizzare cartelloni di grandi dimensioni il giorno dell’inaugurazione.

Obey utilizza tre fotografie di nativi americani che diventeranno icone dei valori della diversità e della inclusione: una donna musulmana fotografata da Ridwan Adhami, una donna latina fotografata da Arlene Mejorado e un ragazzo afroamericano fotografato da Delphine Diallo.

Ogni ritratto è accompagnato da un messaggio forte e chiaro:

“difendere la dignità”
“più grande della paura”
“proteggersi l’un l’altro”

Veri e propri moniti che Obey vuole dare con “We the People” nel momento in cui inizia la presidenza Trump, che qualche giorno dopo essere stato eletto riceverà le cartoline del progetto “We the People”.

Terza tappa – Keith Haring 

Ogni disegno è una performance e un rito. (…) 
La libertà dell’artista è un simbolo dello spirito di tutto il genere umano.

Nel 1984 Keith Haring partecipa alla mostra “Arte di Frontiera – New York Graffiti”, nata dagli studi di Francesca Alinovi, curatrice, storica e critica di arte militante negli Anni Settanta e Ottanta, vittima del “delitto della musa del DAMS” di Bologna nel giugno 1983. Francesca nei primi Anni 80 incontra i giovani artisti che lavorano per le strade di New York, li porta in Italia. Tra loro c’è Keith Haring, che a Roma realizza un grande murales sulla facciata laterale del Palazzo delle Esposizioni e alcuni graffiti sulle pareti di vetro della linea metropolitana nella tratta tra Lepanto e Flaminio.

Due bozzetti, uno su carta di block notes, l’altro su un foglio di giornale, sono in mostra da Rosso20Sette e ricordano la semplicità e la grandezza dell’opera di Keith Haring, di cui purtroppo non rimane alcuna traccia a Roma essendo i suoi lavori stati cancellati nel 1992 in occasione della visita del Presidente Gorbaciov.

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Un viaggio nella street art a ritroso nel tempo che dura 40 anni, iniziando alla fine del 2023 in California e chiudendosi a Roma nel 1984, passando per New York e Los Angeles.

Il fattore comune delle opere di Laika, Obey e Haring, e di tutti gli street artist che realizzano lavori per la strada in giro per il mondo, è l’effetto sorpresa di una nuova opera nel momento in cui compare sul muro sotto casa, sensazione che ho avuto recentemente la fortuna di vivere con l’opera di Laika “Le lacrime di Kabul” in prossimità di una sede di Emergency a Roma.

Altro sentimento che accomuna molti critici di arte e collezionisti di street art è la grande soddisfazione, accompagnata da una certa diffidenza, nel momento in cui l’opera nata su un muro per essere accessibile a tutti viene riprodotta su tela e messa nei musei, esposta in galleria o battuta all’asta. 

Cosa ne pensano gli street artist? 

Nessuno meglio di Keith Haring può dare la risposta: “(…) è da quando i miei dipinti hanno cominciato ad avere buone quotazioni che gli altri artisti mi accusano di vendermi. Cosa dovrei fare secondo loro? Restare nella metropolitana per tutta la vita?” (Keith Haring, L’ultima intervista, Abscondita, Milano, 2010, pag. 48)

ROund trip in tiME
Laika – Shepard Fairey – Keith Haring
Rosso20Sette Arte Contemporanea, Via del Sudario 29, Roma
Opening 9 marzo 2024 ore 18 – mostra fino al 13 aprile 2024