Comfortless, l’ultimo titolo della trilogia del nordest

Un nuovo racconto, scritto e disegnato da Vila, in cui paure ed egoismi dei personaggi tratteggiano un profilo inesorabile del vuoto attuale

In principio era Padovaland, seguito da Fiordilatte. Entrambi i graphic novel sono stati molto apprezzati sia dagli addetti ai lavori sia (meglio ancora) dai lettori, facendo da preludio all’ultimo capitolo della “trilogia del Nordest”. Vero e proprio affresco apocalittico di un’umanità che, mai come oggi, flirta con l’eccesso – dunque, dove rinvenire squarci della nostra (sempre più assurda) quotidianità – Comfortless di Miguel Vila è un racconto dove le paure e gli egoismi tracciano una mappa implacabile dei nostri “tempi bui”, come cantano i Ministri («veramente vivo in tempi bui. E non è per rovinarti il pranzo, che ti dico arriva la marea, e tu la scambi per entusiasmo»). 

Edito da Canicola, associazione culturale bolognese, Comfortless (brossurato, 208 pagine a colori, 22 euro) riprende l’universo narrativo dei primi due titoli, rinnovando una storia corale e polifonica in cui vizi, terrori ed egoismi vengono portati al limite dell’esasperazione; un microcosmo in cui le vite dei protagonisti, privi di pudore e moralismo, si intrecciano le une con le altre. «Alla fine di questo terzo capitolo mi sono sentito esausto, in senso buono. Ciascuno dei tre libri è costato mesi di lavoro ininterrotto fra inchiostrazione manuale e colorazione digitale, ripassi, correzioni e tanto altro Eppure, ora come ora sono disposto a farlo di nuovo. Fa molto bene immergersi nelle proprie storie; anzi, non credo esista un modo migliore di passare il tempo esclusivamente con se stessi», spiega Vila, padovano classe 1993. 

Quindi l’autore veneto aggiunge: «È trascorso relativamente poco tempo e già sento che questa trilogia sta invecchiando in fretta. Se i racconti mi piacciono ancora oggi? Certo che sì, ma a volte mi verrebbe voglia di cambiare alcune scene perché non mi sembrano troppo efficaci. Penso che comunque sia abbastanza normale». In Comfortless, Giorgia rompe il suo rapporto con Eva perché sembra essere rimasta incinta di Nic. Quest’ultimo custodisce un segreto inconfessabile da rivelare a Daniele. Stella si ritrova con Daniele, conversando sulle strambe catastrofi che hanno vissuto negli ultimi anni e di come ancora una volta le cose siano tornate come prima. E Simone? Partecipa a una festa di Capodanno conscio di essere positivo al Covid. 

«Con questo libro si chiude un cerchio perché si chiude momentaneamente una produzione in cui mi focalizzavo su dei personaggi che, in modo implicito o esplicito, condividessero lo stesso universo della provincia veneta. Quelle avventure sarebbero potute andare all’infinito ma avevo bisogno esplorare nuovi generi senza allontanarmi troppo da quanto ho appreso nei volumi precedenti», riprende Vila. 

Poi guardandosi indietro, l’autore – i cui libri sono tradotti in Francia, Spagna, Finlandia, Brasile e Stati Uniti – ammette di non preferire, in senso assoluto, un libro della sua trilogia rispetto ad un altro. «Ciascuno dei tre è stato fondamentale per conoscere il fumetto quanto me stesso. Reputo Fiordilatte il migliore a livello tecnico e narrativo. Tuttavia ho forse provato più affetto per le storie di Comfortless, soprattutto perché riguardavano le vite di personaggi che avevo già disegnato e per cui sentivo una certa intimità». 

Guardando poi al futuro («al momento sto scrivendo possibili soggetti per i prossimi libri; adesso è un po’ faticoso perché durante la trilogia ho spremuto tutte le idee più stimolanti e ora ho bisogno di riprendere la rincorsa con calma e senza troppe pressioni»), Vila si ritiene soddisfatto del lavoro svolto finora anche in rapporto al consento ottenuto dai lettori. «È stato positivo. Si tratta di un pubblico ristretto e prettamente adulto che però rimane fedele alla mia produzione. Alcuni mi confessano di essere stati disgustati alla lettura, eppure quello è uno dei miei commenti preferiti perché il disgusto (se non generato da una mera provocazione) può essere un’esperienza di “novità” e, a mio parere, il vero motivo per cui bisognerebbe aprire un fumetto. Non sempre ha senso leggere qualcosa per cui si sa già che ci si troverà d’accordo».

Info: www.canicola.net