Perché il 25 novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne e perché le scarpe rosse sono diventate il simbolo della lotta

Se domani non torno, distruggi tutto: grande mobilitazione nella giornata contro la violenza sulle donne. Ecco quali sono le origini

Era il 1999 quando venne istituita la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, celebrata il 25 novembre di ogni anno. L’appuntamento internazionale di “Non una di meno” contro la violenza di genere quest’anno in Italia avrà come slogan, in particolare nella grande manifestazione romana di sabato al Circo Massimo, quello lanciato da Elena, la sorella di Giulia Cecchettin: “Se domani non torno, distruggi tutto”. Con parole diverse, Elena ha parafrasato la poesia di Cristina Torre Cáceres, artista e attivista peruviana, andando a toccare un nervo ancora scoperto e riportando al centro il dibattito politico sulla violenza contro le donne.

Perché si celebra il 25 novembre?

La giornata è stata scelta per commemorare la vita, l’attivismo e soprattutto il coraggio di 3 sorelle: Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, anche soprannominate “mariposas”, ovvero farfalle, che hanno combattuto per la libertà del loro paese, la Repubblica Dominicana.
Durante gli anni ‘40 e ‘50, la Repubblica Dominicana era governata dalla dittatura del generale Rafael Trujilo. Le sorelle Mirabal decisero di impegnarsi nell’attivismo politico denunciando gli orrori e i crimini dalla dittatura. Ma il 25 novembre 1960 le tre sorelle “mariposas” vennero torturate e uccise dai sicari di Trujillo e i loro corpi gettati in un dirupo per simulare un incidente. L’indignazione per la loro morte, che nessuno credette accidentale, sollevò un moto di orrore sia in patria che all’estero, ponendo l’attenzione internazionale sul regime dominicano e sulla cultura machista che non tollerava di riconoscere alle donne l’occupazione di uno spazio pubblico e politico. Pochi mesi dopo il loro assassinio, Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde. L’unica sorella sopravvissuta, perché non impegnata attivamente, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani e a mantenere viva la memoria delle sorelle.

Perché le scarpe rosse sono diventate più recentemente simbolo di questa giornata?

Proprio per ricordare le donne vittime di violenza che l’artista messicana Elina Chauvet nel 2009 posizionò in una piazza di Ciudad Juárez 33 paia di scarpe femminili, tutte rosse. Zapatos Rojos, questo il titolo dell’installazione nasce in risposta all’ondata di femminicidi avvenuta a Ciudad Juárez durante gli anni novanta. L’idea però è ispirata anche dalla tragica morte della sorella per mano del marito. L’opera è stata replicata un gran numero di volte in Messico e in altri paesi come Argentina, Ecuador, Canada, Stati Uniti, Spagna, Italia e Norvegia. Le scarpe rosse esposte in luoghi pubblici sono diventate un simbolo della protesta contro il femminicidio, spesso al di là della percezione del pubblico che si tratta di un’opera d’arte. Elina Chauvet, che oggi ha 63 anni, continua a girare il mondo riproponendo la sua installazione.

Chi è Elina Chauvet?

Elina Chauvet ha studiato architettura all’Universidad Autónoma di Ciudad Juárez nel Chihuahua. Fin da bambina si è sempre interessata di architettura e di creare gli oggetti che immaginava. Ha cominciato a occuparsi di arte da autodidatta e con corsi e workshop di pittura, disegno, ceramica, grafica, media alternativi e fotografia. Successivamente ha avuto l’opportunità di studiare arte con artisti quali Luis Nishizawa, Rogrer Von Gunten, Leñero Alberto Castro, José Castro Leñero, Luis Felipe Ortega, Kerry Vander Meer e Marianna Dellenkamp. A partire dal 1994, si è dedicata all’attività artistica, nello stesso anno ha vinto un concorso di pittura a olio, grazie al premio ha potuto dedicarsi per un anno alla pitture e ha realizzato la sua prima mostra nel 1996 a Las Mochis, Sinaloa [2]. Il focus tematico della sua opera è la denuncia della violenza contro le donne. Il lavoro più conosciuto di Elina Chauvet è Zapatos Rojos. Nel 2017 la sua opera è stata inclusa nella mostra “Feminicidio en México ¡Ya Basta!” presentata al Museo Memoria y Tolerancia di Città del Messico. Nel marzo del 2019 l’artista è stata in residenza al MACRO di Roma tenendo una lectio magistralis e realizzando la performance Confianza, dedicata all’artista italiana Pippa Bacca, morta tragicamente durante la performance itinerante Spose in viaggio, con cui si proponeva di attraversare, in autostop 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo. Nel 2020 ha partecipato alla XII edizione della Bienal del Mercosur in Brasile.