Apre un nuovo padiglione di Magazzino Italian Art con le mostre di Schifano, Scarpa e Spalletti

Il Robert Olnick Pavilion permetterà di ampliare notevolmente l’offerta culturale di Magazzino grazie ai suoi 1.200 mq di spazi espositivi

Magazzino Italian Art, il museo in Usa che si occupa di arte italiana dalla metà del Novecento al contemporaneo, apre al pubblico dal 14 settembre, un nuovo spazio: il Robert Olnick Pavilion. Progettato dagli architetti spagnoli Alberto Campo Baeza e Miguel Quismondo l’edificio permetterà di ampliare notevolmente l’offerta culturale di Magazzino grazie ai suoi 1.200 mq di spazi espositivi.  

Magazzino
Magazzino Italian Art, Robert Olnick Pavilion, photo di William Mulvihill, courtesy MQ Architecture

Ad inaugurare il nuovo padiglione saranno tre esposizioni: una panoramica del lavoro pionieristico degli anni ‘60 e ‘70 di Mario Schifano (1934-1998); un’installazione di dipinti e sculture di Ettore Spalletti (1940-2019) nella sala isotropa; una selezione di capolavori in vetro di Murano di Carlo Scarpa (1906-1978) dalla collezione dei fondatori di Magazzino, Nancy Olnick e Giorgio Spanu.

Con il Robert Olnick Pavilion diventano due gli edifici del museo, indipendenti l’uno dall’altro. Il primo, aperto al pubblico nel 2017, con i suoi 1.800 mq continuerà a essere dedicato all’Arte Povera, movimento che riveste un ruolo centrale nella Collezione Olnick Spanu, mentre il nuovo padiglione darà la possibilità al museo di offrire un panorama più ampio dell’arte italiana moderna e contemporanea e attivare importanti collaborazioni con altre istituzioni.  Al centro del nuovo padiglione sarà la sala isotropa progettata da Alberto Campo Baeza: un cubo, perforato in ciascun angolo da finestre di forma quadrata che generano un flusso di luci e ombre in continua evoluzione.

In particolare la mostra dedicata a Schifano, esposta fino all’8 gennaio 2024, Mario Schifano: The Rise of the ‘60s, è la prima grande retrospettiva in Usa che offre una panoramica completa dell’attività di Mario Schifano nel decennio 1960 – 1970. In mostra 80 opere, la maggioranza delle quali in prestito da importanti collezioni internazionali. Organizzata da Magazzino Italian Art, in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano e curata da Alberto Salvadori, l’esposizione è presentata nel sessantesimo anniversario della prima visita di Schifano negli Stati Uniti – un momento cruciale nella sua carriera – e include opere realizzate a partire dall’inizio degli anni ‘60 in omaggio ai pittori italiani di cartelloni pubblicitari.

In esposizione fino all’8 gennaio 2024, anche Ettore Spalletti: Parole di colore, progetto appositamente concepito per il nuovo Padiglione dalla Fondazione Ettore Spalletti e da Alberto Salvadori in collaborazione con l’architetto Alberto Campo Baeza, che include cinque opere di Spalletti, installate all’interno dello spazio più suggestivo del nuovo edificio, un “cubo, un’architettura pervasa dalla luce, dove si crea un equilibrio aureo tra forme, volumi e colore.

Carlo Scarpa
Carlo Scarpa, tre vasi della serie Battuti, 1940. Composizione di Massimo Vignelli. Foto di Luca Vignelli

In mostra tre grandi opere murali monocromatiche – Sia o no così, rosaCosì, rosaSia o no così, azzurro – dipinte nel 2009 con colori stratificati, applicati ritualmente nello stesso modo e alla stessa ora del giorno e messe a confronto con la scultura Colonna nel vuoto, del 2019, una colonna realizzato con una centina di legno dipinta che posta in dialogo con l’architettura di Campo Baeza appare come un simbolo, una possibile fonte di reinterpretazione e innovazione nel rapporto tra arte e architettura. Accanto ai dipinti e alla colonna troviamo Disco, del 1981, un’opera in legno laccato nero inserito in una delle pareti. Disco introduce un elemento magico e asimmetrico nello spazio, una presenza dirompente che suggerisce e amplia il senso di sublime.

Spalletti Ettore
Opere di Ettore Spalletti. Courtesy Fondazione Ettore Spalletti. Foto di Werner J. Hannappel

Parole di colore nasce da una riflessione sulla relazione tra le opere di Ettore Spalletti e lo spazio specificatamente disegnato da Alberto Campo Baeza; uno spazio che dà la sensazione di trovarsi in un logo sacro, mistico e ascetico. Come scriveva l’artista, “Nel mio lavoro c’è sempre il desiderio di offrire uno spazio in cui stare bene, in cui sentirti avvolto e in qualche modo protetto. Il valore più importante per me è il dono”.

Visibile al pubblico fino al 31 marzo 2025, è la mostra Carlo Scarpa: Capolavori senza tempo che presenta una selezione di cinquantasei opere in vetro di Murano dalla Collezione Olnick Spanu. Curata da Marino Barovier, l’esposizione ricostruisce il percorso creativo del celebre architetto dal 1926 al 1947, periodo in cui collaborò con le due più importanti fornaci muranesi dell’epoca: M.V.M. Cappellin & Co. e Venini.

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