La curatrice il padiglione turco alla Biennale di Venezia si dimette in segno di protesta per la nomina di Blazwick alla Biennale di Istanbul

Esra Sarıgedik Öktem solleva la polemica sui processi di selezione della Biennale di Instanbul e sul rifiuto di Defne Ayas come curatrice

Esra Sarıgedik Öktem, Photo Berk Kir

Esra Sarıgedik Öktem, selezionata per curare il padiglione turco alla prossima 60esima Biennale di Venezia, si è dimessa dall’incarico in segno di protesta per il rifiuto della Biennale di Istanbul di nominare Defne Ayas come curatrice della prossima edizione della manifestazione.

In una dichiarazione postata su Instagram il 14 agosto, Öktem ha parlato della “necessità di un processo di selezione più trasparente” da parte della Fondazione Istanbul per la Cultura e le Arti (IKSV) in merito alla nomina dell’ormai ex membro del comitato consultivo Iwona Blazwick come curatrice della Biennale di Istanbul al posto di Ayas, che era stata scelta all’unanimità dai membri del comitato – tra cui figura anche la stessa Blazwick.

La notizia dell’esclusione di Ayas come curatrice è stata accolta con rabbia da personalità della cultura turca e internazionale, che hanno criticato l’opacità del processo decisionale dell’IKSV e il conflitto di interessi della selezione di Blazwick. Art Newspaper ha anche riferito che tre membri del comitato consultivo si sono dimessi dopo aver appreso della scelta ricaduta sulla Blazwick: Il curatore indipendente spagnolo Agustín Pérez Rubio, la curatrice e storica dell’arte turca Selen Ansen e l’artista turco-armeno Sarkis, che ha esposto al padiglione turco del 2015 curato da Ayas.

Iwona Blazwick

Blazwick, che si è immediatamente dimessa dal consiglio di amministrazione dopo aver accettato il ruolo di curatrice, non ha ancora risposto alle richieste di chiarezza sollecitate dai vari media internazionali. Blazwick è l’ex direttrice della Whitechapel Gallery di Londra e ora cura il progetto Arts AlUla della Royal Commission in Arabia Saudita.

In una dichiarazione, Defne Ayas ha invece affermato: «È stato un onore essere presa in considerazione per questo ruolo e sono grata che il comitato consultivo abbia raccomandato la mia nomina. Sarei stata molto orgogliosa di curare la prossima edizione. A questo punto, non ho rimpianti e auguro alla Biennale di avere successo. Spero per il futuro che i processi di nomina e selezione siano pienamente trasparenti e più in linea con l’eredità della Biennale come uno degli eventi culturali più importanti del mondo dell’arte».

Defne Ayas, photo Victoria Tomaschko

Molti intellettuali hanno affermato che l’IKSV ha scelto deliberatamente di non nominare Ayas come curatrice a causa dei suoi interventi spesso molto schierati politicamente. Ayas ha difatti organizzato diverse mostre in contesti politicamente sensibili: ha curato la Biennale di Gwangju in Corea del Sud nel 2021 con Natasha Ginwala, la Biennale di Mosca in Russia nel 2015 e la Triennale Baltica in Lituania nel 2012. In particolare, durante il suo lavoro sul padiglione turco alla 56a Biennale di Venezia del 2015, Ayas ha incluso nel catalogo un saggio di Rakel Dink, vedova del giornalista turco-armeno assassinato Hrant Dink, che comprendeva un breve riconoscimento del Genocidio armeno, tema controverso per il governo turco. Il testo è stato infatti censurato e Ayas ha esposto insieme a Sarkis le copie rimanenti del saggio in una bara rivestita di vetro rosso e l’hanno esposta nel padiglione.

Öktem ha definito “profondamente doloroso” il rifiuto di Ayas, che, come ha ricordato, è una sua amica e collega, e ha detto che la notizia l’ha portata a riconsiderare le sue decisioni professionali e individuali e il loro impatto sulle generazioni successive. L’Iksv, dal lato suo, ha rifiutato di spiegare perché ha respinto Ayas nonché di pubblicare l’elenco dei membri del comitato consultivo sul suo sito web, come ha fatto per le edizioni precedenti.