Gabriella Siciliano, la malinconia dei tempi andati

Dal numero 127 di Inside Art: il lavoro di Gabriella Siciliano evoca l’infanzia per mettere in campo riflessioni personali e denunce sociali

Fin da bambina, Gabriella Siciliano, artista napoletana classe ’90, è stata attratta dall’arte performativa, dalla musica e dal movimento. Inizia a sei anni con la ginnastica artistica, poi passa alla danza contemporanea per approdare alle performance, alle installazioni e alle opere video: «Mi sono avvicinata all’arte contemporanea – racconta l’artista – perché sentivo l’esigenza di dedicare alla mia ricerca uno spazio e un tempo personale. A differenza della danza, del teatro e della musica che hanno confini che mi stavano stretti, nell’arte contemporanea ho trovato una dimensione ampia all’interno della quale posso muovermi in maniera fluida e trasversale con la possibilità di mettere in comunicazione diversi linguaggi e di portare lo spettatore all’interno dell’opera».

A guidare la ricerca della Siciliano è l’osservazione dei comportamenti contraddittori e incoerenti che contraddistinguono l’essere umano, l’agire in un certo modo anche se non lo si ritiene giusto: «Siamo tutti incoerenti – afferma Siciliano – il non accettarlo genera un comportamento disfunzionale. La mia riflessione parte da un’indagine interpersonale che estendo su larga scala, come se fossi un campione preso dalla società, poiché ritengo che dal piccolo può nascere una trasformazione più ampia».

Per farlo utilizza un linguaggio ironico e semplice, comprensibile da tutti, e rende protagonisti delle opere oggetti banali, di uso quotidiano e con una riconoscibilità universale, plasmandoli in forme differenti: «Compio una doppia operazione: da un lato rendo inutilizzabili oggetti di uso comune, dall’altro do una destinazione d’uso totalmente insolita a prodotti dozzinali. L’intento – spiega l’artista – è generare nello spettatore una reazione e una riflessione su ciò che vede, spingendolo a modificare la percezione che aveva inizialmente di quel determinato prodotto. Il mio desiderio è che questo approccio renda possibile un cambiamento nella visione che si ha di se stessi».

I lavori di Siciliano celano più di un significato, come è possibile vedere in Mi Manchi, installazione site-specific che l’artista ha realizzato per la sezione Portfolio della 95esima edizione della Quadriennale di Roma. «Ho preso un oggetto – racconta la Siciliano – e l’ho posizionato in un contesto differente da quello in cui siamo soliti vederlo. Ho dotato i cavalli da giostra, prodotti in serie e con uno scopo preciso, di una personalità che consente loro di assumere la posizione che vogliono. Emerge una riflessione sul mondo dell’intrattenimento che ci impone un modo e un tempo prestabiliti per divertirci».

Mi manchi, 2022, Quotidiana – Portfolio, installation view, detail, Museo di Roma, Palazzo Braschi, courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, photo Carlo Romano

Gli spazi di Palazzo Braschi sono stati trasformati per l’occasione in lavatoi per animali, luoghi asettici e freddi, in particolare per i cavalli della giostra, i quali, terminato il loro turno di lavoro, sono in una posizione di stallo ma il loro futuro è incerto: sono lì per riposare o non servono più e sono stati dimenticati? Questa immobilità caratterizza anche l’essere umano oggi: «Ci troviamo in un momento storico critico – afferma l’artista – siamo uno strumento dei media, da loro assuefatti. Ma questo momento può essere sfruttato per evolverci, modificare questa condizione, e per farlo è necessario fermarsi e imparare a conoscere se stessi». Quello che affiora nelle opere di Siciliano è una vena malinconica, una grande sofferenza e una difficoltà esistenziale propria del vivere quotidiano: «C’è in me – confessa – la sensazione che in un tempo passato le cose fossero migliori, anche se io non l’ho mai vissuto».

Stride ma al contempo esalta queste emozioni l’utilizzo studiato e consapevole che l’artista fa dei colori pop, giustapposti in modo contrastante ma equilibrato. Esemplare in questo caso è Party Alone, progetto site-specific per gli Ex-Magazzini Parco San Paolo a Napoli, appartenenti alla famiglia dell’artista, che ha riempito, rendendo inagibili, i nove uffici del magazzino con differenti elementi da festa; nello spazio del deposito Siciliano ha svolto una performance a cui è seguito un vero party: «Il progetto – racconta Siciliano – è dedicato a mio padre, uomo con un forte senso del dovere, che ha dedicato tutta la vita al lavoro. Con quest’opera esorcizzo un luogo che ha visto tanta fatica e impegno ma avanzo anche una denuncia. Gli Ex-Magazzini sono infatti 1500mq di spazi abbandonati mentre fuori ci sono tante persone che non hanno un tetto: in questo modo vengono
a galla le contraddizioni sociali». Unico lavoro bianco è Sogni Ambulanti, azione performativa realizzata nel rione Sanità a Napoli, dove Gabriella ha il suo studio. Nel corso della performance, l’artista vestita di bianco, distribuiva palloncini da lei realizzati del colore delle nuvole, come fossero sculture sospese, ricordando ai passanti di non lasciar volare via i propri sogni: «Ho scelto il palloncino – spiega l’artista – poiché ricorda l’infanzia, un momento in cui si è spontanei e creativi, in cui si vede la realtà in modo differente e ogni cosa è possibile. Questa capacità crescendo si perde ed è un peccato. L’intento del lavoro è un invito a non rinunciare ai propri sogni senza nemmeno averci provato».

Tra i progetti futuri di Gabriella Siciliano c’è la volontà di approfondire il linguaggio performativo dal punto di vista della regia. Da sempre interessata alla dimensione della scena teatrale e alla ricerca della relazione che si crea tra spettatore e opera, nel suo futuro desidera poter realizzare una
performance di lunga durata con più performer, dove lei ha il ruolo di regista.

A risvegliare in lei questa aspirazione ha contribuito Tana, opera site-specific creata per la scenografia dello spettacolo teatrale realizzato da Officine San Carlo a Napoli con la regia di Michele Mangini, intitolato La vera, vera storia di Peter Pan. L’artista ha unito insieme delle coperte colorate generandone un’unica più grande, con la quale una delle protagoniste della rappresentazione ha interagito, dando vita a una performance. Inoltre nel 2023 è in programma una personale nello spazio LAB.oratorio della Fondazione Made in Cloister di Napoli.

Sogni Ambulanti, 2022, performance at Rione Sanità, Napoli, photo Benedetta De Rosa

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