Se è vero che ci sono luoghi che più di altri riescono a dialogare accuratamente con l’opera d’arte, il progetto artistico di Mattia Pajè, per la frazione di Toscolano in Umbria, rientra perfettamente in questo caso. All’interno della IV edizione di Una Boccata d’Arte, il giovane artista è stato invitato a creare un intervento site-specific, trascorrendo un periodo di residenza ed entrando in relazione con la storia del borgo e con i suoi abitanti. Unendo le peculiarità del luogo e la propria ricerca personale, l’artista ha restituito alla comunità un intervento inedito prodotto in relazione al territorio e all’esperienza vissuta, visibile per l’intera estate.

Photo Daniele Mattioli
Il piccolo borgo medievale, denso di storia e fascino, appartiene ancora a quell’Umbria un po’ segreta, celata, capace di regalare, a chi lo visita, il piacere della scoperta. Il lavoro artistico di Mattia Pajè, caratterizzato dall’uso di molteplici materiali e approcci che si adattano alle situazioni in cui si trova ad agire, dialoga attentamente con quel “medioevo” che risuona in ogni passo, dai vicoli alle piazzette, rimaste quasi del tutto intatte attraverso i secoli. Pila Thinkerwiller è innanzitutto la storia di un confronto serrato e decisamente riuscito tra arte contemporanea e il suo contesto. Immaginato come una “grande pila”, le estremità nord e sud di Toscolano sono racchiuse dall’opera d’arte di Pajè: due lastre incise, una di rame e una di zinco, collocate nei due punti cardinali sono a indicare, pertanto, i due poli di una pila.


Addentrandosi nel borgo, subito ad accogliere il visitatore è la grande lastra in rame, il polo positivo. La tavola ramata contiene un’elaborazione di idee degli abitanti del borgo, raccolte dall’artista durante la sua residenza. Sono espressioni immaginarie di possibili e infattibili interventi architettonici, urbanistici e artistici. La placca di zinco, raffigurante invece il polo negativo, accoglie il visitatore in una piccola piazzetta che si apre dall’altra estremità del paese. Numeri, simboli e forme geometriche, in aggiunta ad incisioni di pianeti, preferiti dagli abitanti, sono raffigurate in questa lastra, fungendo da “mezzo”, dovrebbero avere la capacità di favorire la realizzazione delle idee, incise su quella di rame.
Il sapiente utilizzo dei due materiali, da parte dell’artista, indica dei riferimenti puntuali con i primi generatori statici di energia elettrica, inventati da Alessandro Volta dalla fine del Settecento, e delle tecniche di riti e cerimonie risalenti a una piccola comunità montana del Caucaso – riportate in un manoscritto del 1955 di Stefan C. Walewski – per il quale lo zinco e il rame sono utilizzati per la costruzione di dispositivi analogici che generano una micro corrente nel corpo umano, efficace per riequilibrare le energie vitali. Il progetto espositivo di Pajè rielabora questa tecnica, spostando il suo presunto funzionamento dal corpo umano al borgo abitato.
Ecco allora che grazie a Pila Thinkerwiller, Toscolano diviene un amplificatore di idee, il ritratto di un luogo, di un tempo passato, ma con una visione di un possibile futuro.



