La ferita di Beirut: Losvizzero e Legnaioli scavano nel buco dell’ignoto

Dopo l’esplosione del 2020, Beirut ha un solco di profondo dolore nella sua storia. I due artisti riflettono sull'immagine del buco e cosa esso può contenere

Ha inaugurato il 9 giugno Hole, la doppia personale degli artisti Micaela Legnaioli e Franco Losvizzero al Centro Culturale Rebirth Beirut di Beirut, a cura di Samar Hawa e con il patrocinio dell’Ambasciata del Libano in Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura a Beirut.

Hole si ispira alla ferita di Beirut: il solco lasciato dall’esplosione nella città che nel 4 agosto 2020 ha ucciso 218 persone ferendone altre 7000 e lasciandone 300.000 senza casa. I due artisti, ognuno a proprio modo, riflettono su questa immagine. Per Franco Losvizzero, questo buco è un approfondire le proprie viscere e lo fa con opere in carta, su tela e delle sculture in “materiale plastico-ceroso”.  Realizza 8 lavori inediti su carta, creati con tecnica a olio e grafite; tre di questi fanno parte della serie “accartocciamenti”: sono carte gualcite riaperte dopo essere state accartocciate. Una di queste, forse la più importante della mostra, porta un buco al centro e uno strappo laterale finemente cucito con ago e filo dal titolo Buco, che interviene direttamente sulla sua interpretazione dell’esposizione.

Parlando delle sculture, dalle parole dell’artista: «La produzione del mio materiale-plastico-ceroso risale al ’99. Sono riuscito ad unire resina e pigmenti con la cera. Il risultato oltre che resistente ha una trasparenza che mi interessa e un po’ come il vetro di Murano va a formare quelle teste che escono tridimensionali dal muro o dalla tela su cui poi intervengo per definire il “corpo”». Infine 15 lavori su tela tutti inediti su cui ha usato molto carbone, olio, vernice fluorescente e applicazioni in materiale-plastico-ceroso. La dimensione del buco lo interessa perché nella sua storia artistica Losvizzero ha sempre indagato l’inconscio e questo scavare dentro di sé ha portato alla luce, negli anni, mostruosità, immagini fantasmagoriche, interpretando la propria intimità più profonda che si trasforma in movimenti di espressioni alchemiche e simbologie. Parlando delle proprie opere dichiara: «È di questa ferita o buco che mi premeva parlare. Ho sempre sentito di affondare una mano come in un buco sul fondo del mio stomaco. Traggo dalla profondità del mio inconscio memorie non solo del mio trascorso ma del trascorso dell’umanità intera. Simboli di religioni del passato, come segni di una caverna remota affiorano, vengono pescate. Cercando di non giudicarle le riporto sulla tela, sul foglio e a posteriori cerco di interpretarle. Come una sibilla interpretava viscere degli animali sacrificati io interpreto le mie viscere».

Sull’influenza della mitologia nel proprio lavoro dice: «Il mito fa parte di tutti noi, consapevoli o inconsapevoli. Gli umanoidi egiziani, gli animali totemici, i simboli, sono tutti riaffioramenti di memorie antiche, della notte dei tempi. Incontrarli, tradurli è un percorso fatto di movimenti sottili adagiati su verità interiori che ci accomuna tutti». Mentre il gioco, il rimanere bambini, il conservare una sorta di purezza, l’andare a ritroso nella memoria inconscia e ripercorrere l’infanzia sino a superare la propria di esistenza e poi giungere all’infanzia dell’umanità, sono componenti essenziali del suo lavoro probabilmente influenzati dalla meditazione che ha praticato sin da piccolo. Attraverso la conoscenza di sé, vuole, in qualche maniera, conoscere la totalità. Alla domanda: cosa vuol dire Buco per te?, risponde: «Per me Buco vuol dire ignoto. Il Buco nero dello spazio dove il tempo diventa relativo e dove (così dicono) si può entrare in un’altra dimensione. Quella dimensione che apriva La Porta Alchemica di Piazza Vittorio a Roma e dove si narra sia scomparso un giovane alchimista».

Invece Micaela Legnaioli interviene sui suoi Profili con la tecnica della “circumductio umbrae” alludendo alla fisicità umana ed ai legami con le origini del mito, mentre la spiritualità delle figure emerge attraverso lo spazio circostante ad interagire con il mondo esterno. L’emotività e i labirinti della memoria ricorrono nella ricerca di una materia che diventa uno specchio reale di persone in cui ritrovarsi. Dalle parole di Silvana Lazzarino su About Art: «Stati d’animo ed emozioni rimaste sopite, che affiorano da percorsi accennati o incisi di memorie lontane, ma anche di vissuti legati al presente che fanno parte della persona con le sue paure e speranze, ansie e gioie, sono restituiti attraverso immagini di volti lungo una ricerca intellettuale e materica cui si dedica Micaela Legnaioli, con un energia che emerge dalle sue opere dove la materia si fonde con il segno ed il colore a raccontare storie vicine e lontane». I Profili giocano tra interiorità ed esteriorità che si amalgamano e in qualche modo ci conducono verso un’impalpabilità dove l’invisibile è presente quanto il visibile. «Circa una quindicina di opere di piccolo medio formato realizzate da Micaela Legnaioli su diversi metalli a suggerire un percorso silenzioso a portare alla luce quello spazio esistente tra l’arte e la vita per avvicinare lo sguardo verso un nuovo ascolto interiore. Profili che rimandano alla memoria, a quel silenzio in cui si avverte quella solitudine, parte dell’uomo fin dalla nascita, necessaria per perdersi e ritrovarsi», conclude sempre Lazzarino.

Venerdì 16 giugno 2023 alle ore 18.00 alla presenza dell’Ambasciatore S.E. Mira Daher, ci sarà l’incontro con gli artisti presso la sede dell’Ambasciata del Libano a Roma, in Via Gioacchino Rossini, 14.