Ciao Irma. Ci lascia a 89 anni Irma Blank

Artista concettuale che ha dedicato la sua ricerca alle forme e al senso della scrittura, in una determinante ricerca linguistica sul segno

Lo ha annunciato la sua galleria, la P420 di Bologna, con una mail con oggetto Ciao Irma. Scompare a 89 anni Irma Blank, artista concettuale che ha indagato nel corso della sua lunga ricerca il rapporto tra segno e significato.

Nata a Celle, in Germania, nel 1934, Irma Blank si trasferì in Italia negli Cinquanta avviando verso la fine degli anni Sessanta – in un clima di fervente sperimentazione linguistica – un’indagine sulle forme e sul senso della scrittura. «Restituisco l’autonomia al segno, al corpo della scrittura, per dare voce al silenzio, al vuoto. Ai pensieri non pensati. Scrittura non legata al sapere, ma all’essere. La scrittura è la casa dell’essere», diceva. Appassionata di letteratura e linguaggio, Irma Blank arriva in Sicilia nel 1955. Questo sradicamento geografico, culturale e linguistico costituisce la base del suo lavoro, per liberare la scrittura dal senso e metterne in evidenza la struttura, l’ossatura, il segno nudo, che come tale che non rimanda ad altro che a se stesso. Teorizzando che «non esiste al mondo la parola giusta», Blank inizia a lavorare su una prima serie di opere introspettive, Eigenschriften (‘self-writings’, 1968–1973) fondata su calligrafie inventate e spogliate dagli obblighi del significato.  Questo tipo di “scrittura asemica o asemantica”, sarà portata avanti in tutti i suoi lavori, una forma di espressione universale al confine tra scrittura e disegno. Politica e poetica Blank ha operato tra le fila dell’Arte Concettuale, distinguendosi per questi suoi automatismi segnici che sostituivano i parametri tradizionali della scrittura con una scrittura non verbale,  che rimane in silenzio: «Un testo aperto. Un testo per tutti. Per coloro che sanno leggere e per quelli che non sanno leggere. Faccio slittare il testo dalla letteratura alle arti visive. Intanto anche nel mondo che ci circonda l’immagine tende a sostituire la parola. Invasivamente. La televisione e la pubblicità ne sono esempio. Scrittura, luogo di perdizione e di ritrovamento».

In programma proprio da P420 la personale Gehen, dal 6 maggio al 10 giugno 2023. Con una serie di lavori che prende avvio nel 2017, quando l’artista inizia in seguito a un problema di salute a dipingere con la sola mano sinistra. Queste opere, provocatoriamente ridotte, esprimono una visione priva di qualità descrittive. Grandi come una pagina, consistono in linee eseguite a mano, orizzontali e di uguale lunghezza, disposte una dopo l’altra sul foglio, spesso con uno spazio uguale tra loro, che varia da opera a opera. Le linee non attraversano interamente la pagina ma si fermano, lasciando uno spazio di carta bianca su tutti e quattro i lati. Ciò suggerisce un’inquadratura o una collocazione in sintonia con la geometria della superficie su cui sono disposte. Il gesto dell’artista diventa sia il soggetto che l’oggetto dell’opera, privilegiando la spontaneità, l’azione, lo spazio reale e persino la natura. L’insieme di questi elementi si traduce in un’arte concepita come poesia piuttosto che come sistema, o come effetto piuttosto che come informazione o narrazione. «Come sempre succede c’è prima una mancanza, una sofferenza, e da lì nasce il gesto creativo – osservava Blank – Ora io vivo un rapporto molto diverso con quello che faccio: in passato sono sempre andata dall’interno verso l’esterno, pensavo sempre allo strumento mano per andare verso gli altri. Ora io penso al piede, alla terra, allo spazio da percorrere. Da qui in poi chiamo tutti i miei nuovi lavori Gehen (andare): in questi lavori io mi muovo di nuovo, vivo l’andare».

Irma Blank, Radical Writings, One way, 1991, olio su carta trasparente, cm.25×35

Due colori primeggiano nella sua creazione: il rosa, ma soprattutto il blu. «Rosa è il colore dell’individuazione, di orientamento, di analisi e di attesa, l’ho usato in tutte le tonalità nella prima fase dei Radical writings. Poi è entrato in scena il blu, deciso, perentorio. È il colore dell’inchiostro, dell’infinito, dell’utopia. È il colore della scrittura per eccellenza e si condensa nel libro d’artista Ur-Buch ovvero Romanzo Blu del 1997, con un corpo di fogli di carta velina blu. È il trionfo del blu che rimanda a tutto l’inchiostro versato nei secoli e apre all’immensità degli spazi, all’infinito».

«lo penso che siamo dentro il nostro fare, attraverso il nostro corpo, nel tempo. Il tempo ci accompagna, ma anche noi facciamo lo stesso con lui e, mentre procediamo, ogni accadimento, compresi gli errori, si equilibra, fino a che la vita coincide con un percorso di segni, una via che va dall’inizio alla fine».
Ciao Irma.