Tre artisti in mostra da Studio la Città a Verona

Le opere di Luigi Carboni, Victoria Stoian e Antonio Marchetti Lamera sono protagoniste delle mostre ospitate fino all11 marzo nella galleria

Luigi Carboni, Victoria Stoian e Antonio Marchetti Lamera sono i protagonisti delle nuove esposizioni di Studio la Città. Fino al 18 marzo la galleria veronese accoglie i visitatori coinvolgendoli in tre percorsi diversi che raccontano i nuovi lavori di alcuni tra gli attori più attivi nel panorama contemporaneo.

Con Come code di lucertole, Luigi Carboni presenta 13 tele di gradi dimensioni appartenenti a un ciclo di opere nel 2019 intitolato Ridisegnare. Ciò che rende eccezionale questa mostra è proprio nella ridefinizione del concetto di disegno, di schizzo, una tecnica spesso reputata ausiliaria, ma qui diventa dominante. «In queste opere – sottolinea l’artista – la bellezza contemporanea è percepita e concepita come una composizione di parti in contesa tra loro, che convivono nella loro diversità, con tutte le incertezze e le contraddizioni, …un segno dei tempi. Nell’opera ritrovo una misura ideale nell’oscillazione tra il diritto alla felicità e la ricerca dell’inquietudine, tra la bellezza dell’esistenza e la malinconia del quotidiano, tra l’orgoglio della storia e il gusto dell’attualità, tra l’irritazione civile e la calma ritualità, tra l’aspetto metafisico e quello pratico. In questa continua ricerca di una dialettica tra entità opposte troviamo le istanze dell’arte e del vivere contemporaneo». La pittura di Carboni è vera cura nella ricerca artistica, tratti coloratissimi, impulsivi, sfuggenti una chiara metafora della vita, carica di contraddizioni e trasformazioni continue e incontrollate. I piani sulle tele si stratificano e superano lo spazio prospettico. Corpi scomposti, proporzioni esasperate, mani in posa da un lato seducenti e in altri casi violenti o addirittura assopite. Una visione in continua mutazione.  

Victoria Stoian, in collaborazione con la galleria Peola Simondi di Torino, è in mostra con CodNis. L’artista moldava vuole gridare realtà legate al suo passato e alla sua terra d’origine sconvolta sia da violente catastrofi naturali, che da drammatici fatti politici. Stende il colore sulla tela senza alcun disegno preparatorio, utilizzando campiture stratificate e macchie per rappresentare in maniera stilizzata episodi storici, luoghi e persone, presenti nel suo percorso di vita. Con questo processo cura sé stessa e fa riaffiorare la sua storia: una storia di confine, di guerra e di abbandono. Due serie distinte di lavori: Codri Earthquake, già proposta a Verona in una precedente esposizione del 2015, e la nuova Nistru Confines, un gruppo di opere pittoriche e scultoree iniziato nel 2017 che, una volta ultimato, comprenderà circa 400 lavori. Il titolo dell’intera esposizione è l’unione delle prime sillabe di questi due luoghi emblematici per l’artista: Codri e Nistru. Codri Earthquake è una serie che include 52 quadri, uno per ogni secondo della durata di un sisma che colpì la Moldavia nel 2011. Codri è infatti il nome delle foreste deturpate da quel terremoto e dipinte da Stoian con pennellate che ne ripercorrono le ferite. In Nistru Confines propone una selezione di quattro opere che tracciano, chilometro per chilometro, il lungo confine che separa la Moldavia dalla piccolissima regione secessionista della Trasnistria. Questa linea di frontiera è segnata dal fiume Nistru, il corso d’acqua dal quale trae origine il titolo dell’intera serie. La Transnistria, autoproclamatasi indipendente nel 1990, è stata segnata tra il marzo e il luglio del 1992, da una guerra conclusasi con un trattato di pace con la Russia.

Antonio Marchetti Lamera è a Studio la Città con Eclissi e riflessi. La rivoluzione di Aristarco un progetto a cura di Matteo Galbiati. L’artista, giunto alla sua seconda esposizione a Verona, propone 4 dei suoi lavori più recenti, in cui l’ombra, elemento imprescindibile di tutte le sue opere, è questa volta adoperata per indagare il rapporto tra tempo umano e tempo cosmico. Due polittici (Cronos e Gea) realizzati in matita su carta e successivamente montati su pannelli di dibond, una grande opera circolare (Elio) creata con la medesima tecnica e una composizione di 9 disegni su carta Amatruda (Trame d’ombra). In questa occasione Marchetti Lamera non si concentra su un generico concetto di tempus fugit,  infatti la componente temporale alla base delle sue “ombre”, rimanda ad una precisa epoca passata: il III sec. a.C.

È questo il periodo storico in cui l’astronomo greco Aristarco di Samo teorizzò per primo l’eliocentrismo, ipotizzando un sistema in cui le stelle sono fisse come immobile è anche il sole, mentre la terra gli ruota attorno percorrendo una circonferenza. «Considero l’allestimento proposto a Studio la Città – afferma l’artista – come un’installazione composta da più parti che ricreano un orologio solare. Esso include il sole, la terra e lo spazio interposto tra i due corpi celesti. Il sole è un pezzo dell’orologio solare e la terra ne è il motore, come la molla è il motore dell’orologio meccanico. Se non c’è l’ombra l’orologio non funziona; quest’ultima dipende dal sole e il movimento dell’ombra dipende dalla rotazione della terra, l’orologio solare è un sistema che include per forza di cose i due corpi celesti. Sul Sole è disegnata un’ombra ripresa a 360° esattamente a mezzogiorno del 21 Giugno del 2021, solstizio d’Estate». L’intera mostra è stata concepita da Marchetti Lamera come una dedica aperta al figlio Samuele, nato proprio il 21 giugno, giorno più lungo dell’anno, ed è quindi una sorta di ritratto disegnato grazie alla luce e al tempo, attraverso la metafora dell’ombra.

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