Up! Le nuove generazioni cinesi a Palazzo Merulana

Il progetto raccoglie l’esigenza di ascolto rispetto a una società cangiante di un quartiere, l’Esquilino, cartina tornasole della Capitale

Palazzo Merulana si trova nel quartiere Esquilino che è uno dei quartieri centrali della Capitale più variegato, vissuto da cineasti e comunità con origini non inquadrabili nel perimetro delineato dal Mediterraneo. 
Quindi fondamentale quanto necessaria la ricerca di un racconto che non sia avulso da questa realtà: non farlo significherebbe star fuori da ogni forma di lettura contemporanea, significherebbe negare un’evoluzione e questo porterebbe solo a spaesamenti e forme di turbamento per quella trasformazione che non può essere considerata esterna alle abitudini quotidiane, ma che deve modificarsi, come accade in qualsiasi forma di mutazione. Il termine adattamento è riduttivo e non è appropriato, si cambia e bisogna guardare ciò che accade senza chiudersi in reticenze che vengono identificate come tradizioni. 

UP!, la mostra collettiva promossa da Associna e Guang Hua Cultures et Media è quindi un progetto espositivo necessario e non per fiscalizzare un incontro, l’incontro è avvenuto anni addietro, le nuove generazioni di cui Liliana Liao, la curatrice della mostra, è una rappresentante, hanno il dovere di mettere i punti sull’azione artistica di chi si è nutrito di prospettive culturali molteplici e che è ha costruito il suo pensiero su basi plurime, diversificate e non stratificate. Invece di cercare un riferimento essenzialista è fondamentale approfondire un caleidoscopio, ecco perché poi non si capisce come mai in conferenza stampa la stessa curatrice parli di difesa della propria identità e della creazioni di ponti.

Zhu Ying, traccia 1

Creare un ponte implica una distanza, nell’Esquilino non esiste quell’intervallo fisico in cui si dovrebbe aggiungere una costruzione posticcia. E individuare quale identità? Quella passata, quella presente? L’immigrazione familiare porta con sé miti del passato che vanno letti in questo presente, non ci si può attaccare a realtà e tradizioni non funzionali al presente. Così deve fare l’arte e per farlo è necessario che tutto si esplichi con precisione. A partire dalle didascalie: una fine art non è una stampa su carta fotografica, nulla da togliere alla stampa su carta fotografica, ma la serie Dust Cloud di Zhang Mangjie non risponde a queste caratteristiche, come l’olio su tela di Li Ruhan con degli scontrini che creano il supporto concreto a un corpo intagliato nella carta che vanno specificati, e non per favore, con la solita descrizione di tecnica mista. Le tecniche si precisano perché è la materia che dà realtà al pensiero. L’arte ha il dovere di dichiararsi nel suo tempo specificando le esigenze più difficili da comprendere, e non serve per una retorica del dialogo, ma per l’imposizione di una dichiarazione di presenza o di assenza, per questo è necessario rigore ed esattezza. Altrimenti non si è credibili e una mostra collettiva risulta solo un incontro tra sette giovani artisti con tecniche diverse non esplicate. Mentre è basilare indicare ogni minima relazione e sinapsi perché è quella la traccia esistente di chi attraversa i luoghi e li vive cambiandoli assieme a chi ha costruito quella geografia. Per questo il lavoro più interessante è quello di Zhu Ying, nei due trittici presenti nella mostra in corso fino al 22 gennaio, la fotografa dichiara con linguaggi diversi proprio questo senso sottile di relazione e di rivelazione del sé. Un doppio lavoro interessante sulle persone e le cose e sulle cose che si trasformano in nuovi simboli in una ricerca di costruzione di linguaggi e segni, difficili da comprendere se non si è disposti a fermarsi per vedere come tutti stiamo cambiando.

Zhu Ying, traccia 3

UP! Shi Haozheng, Huang Xiao, Li Ruhan, Han Yilei, Zhao Lingyu, Zhang Mengjie, Zhu Ying
a cura di Liliana Liao
fino al 22 gennaio
Palazzo Merulana – via Merulana 121, Roma