Da Gagosian a Roma la mostra di Karin Kneffel dopo 25 anni dalla sua residenza a Villa Massimo

Face of a Woman, Head of a Child presenta un nuovo corpus di opere dell'artista che omaggiano l'arte antica e il rapporto madre-figlio

Dall’11 novembre al 14 gennaio Gagosian a Roma ospita la mostra Face of a Woman, Head of a Child, un nuovo corpus di opere di Karin Kneffel in cui l’artista affronta per la prima volta la figura umana. Si tratta della prima personale a Roma a venticinque anni dalla sua residenza all’Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo.

La ricerca artistica di Karin Kneffel si è concentrata negli anni sul rapporto tra pittura, spazio e tempo, stratificando e ricombinando oggetti, luoghi, tracce ed eventi ispirati da ricordi personali o da fonti della storia dell’arte.

Untitled, 2021, courtesy Gagosian and the artist

Allieva di Gerhard Richter all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf tra il 1981 e il 1987 (precedentemente aveva studiato filosofia all’Università di Münster), ha sempre adottato la pittura come strumento di riflessione sulla stessa pittura e sulla sua relazione con la realtà e l’immaginazione.

Nelle opere esposte alla Gagosian la tecnica di Kneffel rimane costante (superfici lisce e luminose dei suoi dipinti a olio che rivelano un’intensa profondità visiva e complessità concettuale) ma in questa produzione inedita l’artista ritrae i volti di sculture antiche in legno policromo, caratterizzati da proporzioni e inquadrature inattese che raffigurano come soggetto unico «ritratti» di sculture tedesche del Quattrocento e del Cinquecento, rappresentanti la Madonna col Bambino. 

Untitled, 2021, courtesy Gagosian and the artist

L’interesse per Kneffel per le figure sacre del primo Rinascimento Nordico si riflette nei suoi lavori. Per anni l’artista infatti ha fotografato queste sculture ma è la prima volta che utilizza la sua ricerca sul campo in una serie di dipinti. Se questi archetipi incarnano la diffusa devozione religiosa dell’epoca e i suoi emergenti ideali umanistici, nei suoi dipinti Kneffel li secolarizza eludendo qualsiasi attribuzione identificativa, i titoli e l’iconografia per concentrarsi invece sui tratti del viso.

Minimizzando l’iconografia religiosa, Kneffel presenta le sculture come fossero oggetti tridimensionali altamente soggettivi, impregnati di una vitalità animata dai contorni e dai colori della pittura. Tra questi accostamenti ultraterreni, si presentano due coppie di epoca moderna: una giovane Kneffel con il figlio neonato, oggi adulto, e un’altra giovane madre con il figlio amici intimi dell’artista, emblematici di una Germania nuova e più diversificata.

info: gagosian.com/artists/karin-kneffel