La luce ovunque di Beatrice Meoni negli spazi romani di z2o Project

Una ricerca pittorica che affonda le radici nelle suggestioni della prosa e della poesia, oltre che in una certa pittura del Quattrocento

Venerdì 7 ottobre ha aperto presso gli spazi accoglienti di Z2O project, in via Baccio Pontelli 16, la prima personale di Beatrice Meoni ospitata dalla galleria romana. Luce ovunque è il titolo della raccolta di dipinti presentati, tutti realizzati principalmente durante quest’anno, ma ancor prima è il titolo di una raccolta di poesie dello scrittore olandese Cees Nooteboom.
Meoni, prendendolo in prestito, sancisce ancora una volta il suo legame con le suggestioni prodotte da poesia e scrittura e riesce a mediare una comunicazione efficace attraverso le forme dipinte.

Beatrice Meoni, Senza Titolo, 2022

Già nelle serie precedenti, l’artista aveva sperimentato le possibilità linguistiche della pratica pittorica, e in questo caso ha voluto impreziosire la frammentazione delle immagini con elementi simbolici, appartenenti alla mistica laica, separati dallo scorrere diacronico del tempo e astratti dallo spazio. Gli stessi titoli delle opere fanno riferimento ad una spiritualità lontana e indefinita, non contestualizzata né riferita. Le parole estasi, levitazione, invocazione, hit et nunc, si susseguono seguendo l’ordine d’installazione come una poesia a loro volta e richiamano una meditazione privata e un’affettività rivolta alle piccole cose.
Le immagini si articolano come un dialogo tra corpo e oggetti: mani, piedi, gambe circondate da colore parlano con oggetti semplici e quotidiani ma che portano memorie comuni. In Hic et Nunc (2022) due mani escono da uno sfondo che cancella l’identità di colui o colei che le muove. Quel che portano sono oggetti astratti da una storia o da un contesto. Il tempo e lo spazio si sono uniti e in questo modo annullati, come accade in Senza Titolo (dittico, 2022) in cui la penombra ancora una volta non identifica il proprietario dei fiori, come se le sensazioni che vuole narrare Meoni fossero le sue, ma allo stesso tempo potenzialmente comuni a tutti. L’artista utilizza i corpi, o meglio parti del corpo, e gli oggetti che diventano forme indefinite, come lettere di un alfabeto: un alfabeto visuale fatto di frammenti che comunicano la personale interpretazione delle fonti da cui Meoni ha attinto.

Beatrice Meoni, Luce ovunque, installation view at z2o project. Photo Giorgio Benni, courtesy the artist and z2o Sara Zanin

La teologia del quotidiano di Adriana Zarri spinge i dipinti esposti verso una dimensione riflessiva, verso una fede rivolta alla contemplazione della vita di tutti e di tutti i giorni. Una contemplazione silenziosa che mescola la poesia di Chandra Livia Candiani con le riflessioni della filosofa Maria Zambrano e il sociologo Gian Antonio Gilli, poste in un dialogo personalissimo con la pittura. Meoni porta con sé il suo bagaglio di formazione: agli inizi, affianca alla sua carriera da pittrice collaborazioni con compagnie teatrali e scenografi. Attraverso la materia pittorica, l’artista riporta nelle sue tele quella necessità comunicativa che deve avere la scena per mediare atmosfere e ambienti.
La mostra si articola come una serie di atmosfere in un unico spazio, la sala di z2o project: l’idea di circolarità e linearità del tempo presa dalle poesie di Cees Nooteboom viene trasmessa anche attraverso l’allestimento della sala che a sua volta restituisce l’estetica del frammento, cara a Meoni, mescolando i materiali e le texture di cui è composta. La mostra, aperta fino all’11 novembre, restituisce un luogo immersivo, in cui abbandonarsi all’essere quotidiani.

Beatrice Meoni, Hic et Nunc, 2022

Beatrice Meoni, Luce ovunque
7 ottobre – 11 novembre
z2o project, via Baccio Pontelli 16, Roma

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