The Lobster Empire. Philip Colbert approda a Roma con le sue aragoste satiriche, tra storia dell’arte e linguaggi pop

Nelle sue opere satiriche e sfacciate, attorno all’aragosta Colbert ha costruito un seguito globale, lanciando anche un progetto sul metaverso

«Sono diventato un artista quando sono diventato un’aragosta». E difatti le due figure si sovrappongono, nella mostra che inaugura il 6 ottobre in Via Vittorio Veneto, a Roma, con le opere di Philip Colbert: The Lobster Empire, “un cartone animato contemporaneo protagonista del Surrealismo, un alter ego, un biglietto da visita, un meme”.
Pioniere del metaverso, pittore, scultore, designer di moda e di arredi, sulla scia dei primi pittori pop come Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e James Rosenquist, Philip Colbert (Scozia, 1979) approda per la prima volta a Roma con un lavoro che attraversa con disinvoltura la pittura dei maestri della storia dell’arte, il digitale e la pop art, con un gusto satirico e provocatorio che gli è valso la l’etichetta di “erede di Andy Warhol”.

Il Municipio Roma I Centro, in collaborazione con Bam srl, presentano un progetto di arte pubblica sviluppato da Studio Philip Colbert e Catherine Loewe. 

Philip Colbert, Snake Hunt Sculpture

Soggetto-feticcio, centrale nelle sue opere satiriche e sfacciate, attorno all’aragosta Colbert ha costruito un seguito globale, lanciando nei mesi scorsi un progetto comunitario sul metaverso: Lobstars, una collezione di 7.777 aragoste NFT, tra cui alcune estremamente rare e preziose, acquistando le quali i collezionisti, hanno ottenuto anche la cittadinanza di Lobsteropolis City, l’intera città dedicata all’aragosta, che l’artista ha fondato sulla piattaforma del mondo virtuale in 3D, Decentrentraland, un progetto virtuale che ha importanti ricadute nel modo reale.
La cospicua somma ricavata dall’operazione è stata, infatti, devoluta alla ricerca a favore del benessere degli animali marini, in linea con le ultime direttive del governo britannico.

Philip Colbert, Lobster Flower

Fino all’8 gennaio 2023, le dodici opere dell’artista animeranno Via Vittorio Veneto, luogo simbolo della dolce vita romana. Sculture di grandi dimensioni in alluminio, bronzo e acciaio, rimandano a iconiche opere d’arte che in mostra vengono “indossate” dalle aragoste: dall’Orinatoio di Duchamp ai Girasoli di Van Gogh o lo Squalo di Damien Hirst, in un confronto a tratti anche fastidiosamente stridente con la storia dell’arte antica e moderna e con il contesto urbano.

Philip Colbert, Portrait with Hunt Painting in studio

Oltre l’ironia, molti dei lavori di Colbert nascono da un approfondito studio della storia dell’arte che si interseca nelle opere con i simboli quotidiani della cultura di massa. Il risultato è uno scontro anacronistico: nelle sue scene di battaglia e di caccia che ricordano Paolo Uccello, si ritrova l’aragosta in posa eroica a combattere il Minotauro, a tagliare la testa di Medusa o a sconfiggere il serpente come Laocoonte, icona prototipica dell’agonia umana nell’arte occidentale.   
Un dialogo curioso tra passato e presente che risuona con l’essenza della città eterna, in cui la vivace vita contemporanea si scontra senza soluzione di continuità con le antiche civiltà.

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