In conversazione con Maria Luigia Gioffrè e Nicola Guastamacchia, direttori artistici del programma di residenza In-ruins

Nel cuore del meridione il progetto di residenza accoglie la riflessione di artisti internazionali tra l'archeologia e il contemporaneo

Il progetto di residenza In-ruins che quest’anno si svolge tra Soriano Calabro e Casignana, riconsiderata il patrimonio archeologico calabrese attraverso l’arte contemporanea. Innumerevoli domande di partecipazione ma solo cinque artisti selezionati: Alice PedrolettiGianmarco PorruArmando PernaSV Randall e il duo artistico The New Liquidity. Per Inside Art i direttori del programma, Maria Luigia Gioffrè e Nicola Guastamacchia hanno rilasciato un’intervista. 

Polo Museale Soriano Calabro. Photo courtesy Nicola Guastamacchia

Che cos’è In-ruins e perché è nato?
In-ruins nasce dal desiderio vivo di operare in una terra madre che, affacciata sul Mediterraneo, si fa madre portatrice di intere civiltà e culture che tutt’oggi sono al centro di molti dibattiti. In questo senso, agire attraverso lo strumento del linguaggio proprio all’arte e applicarlo all’archeologia, sia in quanto patrimonio culturale e paesaggistico che in quanto metodologia di ricerca, concede di rileggere luoghi e tempi altrimenti immobili e di scavare in modo inedito nei nostri archivi, personali e collettivi.

Per l’edizione di quest’anno, i luoghi scelti per la residenza sono Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia e Casignana, in provincia di Reggio Calabria. Perché una doppia location e perché proprio questi luoghi?
Ogni anno la residenza è preceduta da visite ed esplorazioni della regione. Il progetto è infatti occasione anche per approfondire la nostra stessa consapevolezza della cultura calabrese. Quest’anno abbiamo programmato un periodo di residenza più lungo e individuato siti uniti dalla rilevanza archeologica ma pertinenti storie e narrative differenti. Soriano Calabro è caratterizzata da un complesso monumentale adiacente la piazza principale, dove con pochi passi si è trasportati al centro delle navate di quello che fu uno dei conventi domenicani più importanti d’Europa, distrutto dal terremoto del 1783. Poco distante, fu poi costruito un nuovo convento, rendendo la città un esempio a cielo aperto di distruzione e rinascita di un luogo sacro. Casignana dista pochi chilometri da Villa Romana che porta il suo nome e che si distingue non solo per l’estensione e lo stato di conservazione dei pavimenti mosaicati ma anche per la prossimità irragionevole di una strada statale. Qui è possibile osservare auto sfrecciare a pochi metri dalle rovine. Questa immagine, quasi futurista, invita a riflettere sul sito archeologico in chiave topografica e urbanistica in relazione con il territorio urbano circostante. Questi sono stati tra i temi affrontati nel corso delle nostre attività dello scorso anno, che abbiamo dunque provato ad esplorare anche con la residenza di quest’anno.

Che cosa viene chiesto ai cinque artisti selezionati?
Gli artisti selezionati sono ospitati in contesti generalmente estranei a forme di produzione ed esposizione contemporanea, dove non è facile assicurare le stesse comodità quotidiane e professionali normalmente accessibili in città. Agli artisti è quindi innanzitutto chiesto un approccio flessibile e positivo, necessario anche per integrarsi al meglio in questi piccoli paesi. Da un punto di vista curatoriale, In-ruins non richiede la finalizzazione del percorso di ricerca in un’opera o in un lavoro finalizzato. Supportiamo un’idea di attività artistica interdisciplinare e libera da esigenze espositive. Ciascun artista è libero di definire formato e mezzi attraverso cui presentare la propria ricerca nel corso e al termine della residenza. Ciononostante gli artisti ospiti sono spesso riusciti in stretto dialogo con abitanti e luoghi a trovare occasioni di formalizzazione estetica dei loro progetti.

Villa Romana, Palazzi di Casignana. Photo courtesy Comune di Reggio Calabria

La cultura calabrese è impregnata dalle tracce dei diversi popoli che l’hanno dominata. Come artisti provenienti da ogni parte del mondo riescono a comprendere e lavorare con un’identità così complessa, spesso ignota anche agli autoctoni?
Si racconta persino che storie provenienti dalla Calabria abbiano dato il nome all’Italia. Sì, la Calabria conserva tracce del passaggio di una ricchissima varietà di popoli e culture. Non è semplice per noi né per gli artisti confrontarci con una tale mole di eventi e luoghi memorabili. Per questo la residenza prova a “isolare” e, di volta in volta, mettere in rilievo alcuni di questi siti e le loro storie. Quanto al rapporto degli autoctoni con cronologie multiple e complesse, si resta sorpresi nello scoprire quante persone siano in realtà pienamente consapevoli della loro storia, anche nel mito. Questa ricchezza che sembra pienamente condivisa non è però sufficientemente valorizzata a livello politico. Nei piccoli paesi, fra l’altro, non manca mai la figura del professore o dell’esperto che oltre a garantire accesso a luoghi altrimenti inesplorabili, funge da testimone di tradizioni e storie.

Il progetto, oltre a valorizzare e riscoprire la cultura archeologica mediterranea, diventa tramite dell’arte contemporanea in territori spesso estranei a questa dimensione. In-ruins quindi, si interfaccia anche con gli abitanti dei luoghi in cui il progetto si svolge, un aspetto interessante che mi piacerebbe approfondire. 
In-ruins non nasce come un progetto di arte pubblica o partecipata. Tuttavia, la natura delle nostre attività e le specificità e dimensioni dei paesi dove queste si svolgono rendono indispensabile la costruzione di rapporti diretti e personali con la comunità. Noi abbiamo pienamente abbracciato questa dimensione delle nostre residenze, per cui resta fondamentale il supporto di enti e istituzioni locali. I piccoli paesi si attivano con entusiasmo a livello privato e istituzionale quando c’è occasione di mostrarsi e far conoscere i propri pregi. Alcuni artisti hanno appreso tecniche di lavorazione tradizionale della ceramica e imparato a cucinare piatti tipici del luogo. Ma l’incontro tra ricerca artistica e relazioni sociali avviene anche nel quotidiano, tra caffè offerti al bar e dirette collaborazioni con funzionari e organi comunali. Non mancano mai momenti di restituzione, anche informale, della ricerca svolta. Sono importanti non solo per gli artisti ma anche per render conto dei risultati ottenuti grazie all’ospitalità della cittadinanza.

Secondo Giorgio Agamben “solo chi percepisce nel più moderno e recente gli indici e le segnature dell’arcaico può essere contemporaneo”. Per voi, cos’è il contemporaneo?
Il contemporaneo è un’idea di storia, che ambisce a concepire allo stesso tempo le asincronie culturali, economiche, tecnologiche e politiche del nostro presente. Per far questo, il contemporaneo funge da strumento speculativo per definire nuovi paradigmi collettivi di passato e di futuro. In tal senso, esplorare con l’arte alternative ad approcci archeologici “moderni” è un tentativo di riposizionamento e cambio radicale di prospettiva. 

In-ruins residency 2022.
Ehlin Anders, Selma Boskailo, Alice Pedroletti, Armando Perna, Gianmarco Porru, SV Randall.
Polo Museale di Soriano Calabro

In-ruins
fino al 6 ottobre
Soriano Calabro-Casignana
info: www.inruins.org