Botteghe di Tokyo. Lo scrigno di acquerelli di Mateusz Urbanowicz

In un volume edito da L'Ippocampo edizioni, gli acquerelli delle botteghe di Tokyo lasciano sbalorditi per colori e ricchezza di dettagli. 

«Datemi una leva e solleverò il mondo», disse qualcuno. Mentre al maestro Mateusz Urbanowicz, nato in Slesia (Polonia) sono sufficienti dei “semplici” acquerelli per azionare la macchina del tempo e portare il lettore – o il visitatore, considerando che quello di cui stiamo per parlare è diventato anche una mostra – in Giappone. Che una persona si trovi infatti seduta sul divano di casa, oppure in giro per una grande metropoli, poco cambia: in questo caso l’oriente sarà per lei o per lui a portata di mano. Da sfogliare, visitare, sognare. Tutto nasce dal magnifico volume illustrato Botteghe di Tokyo (L’ippocampo, cartonato, 25 euro), un vero e proprio scrigno nel quale Urbanowicz – che da anni vive nella capitale nipponica, dove si trasferì per studiare animazione, laureandosi alla Kobe Design University (Hyōgo) – ha declinato le botteghe tradizionali della città in acquerelli che lasciano sbalorditi per i colori e la ricchezza di dettagli. 

Botteghe di Tokyo e dove trovarle: la risposta è nelle 160 pagine del libro. Non una guida galattica per gli autostoppisti, ma una guida per nostalgici – nella versione italiana contiene i testi nella nostra lingua e, va da sé, in giapponese – che include un’appendice volta a spiegare la tecnica usata per disegnare le facciate e il materiale adottato per realizzare i disegni, tutti rigorosamente ad acquerello. Questo (e molto altro) per raccontare una profonda visione della città mediante le facciate dei negozi più caratteristici (non turistici, si badi bene) e nostalgici, distillate con uno sguardo attento e rispettoso. Dimmi che ami Tokyo senza dirmi che ami Tokyo: sfogliando le pagine del volume ci si immerge completamente – e con amore – nel vintage del Sol Levante, che fa sognare con il suo tocco, delicato ed evocativo, sia chi non ha mai visitato il Paese sia chi ha avuto la fortuna di farlo (eloquente, in tal senso, un commento online: «Se, come me, anche voi siete stati da quelle parti, vi sentirete di nuovo in quei posti. Ascoltandone quasi i rumori, gli odori e rivedendo quasi le vetrine e i “banchetti” che le contraddistinguono»). 

Ma come nasce quest’opera? Nel 2016 l’illustratore polacco esordì con una serie di dieci tavole ad acquerello dedicate alle vecchie botteghe cittadine che maggiormente lo avevano affascinato. Lavori carichi di rifiniture, che ottennero a stretto giro un grande riscontro, comparendo su tanti giornali e “passando” in varie trasmissioni tv. L’autore decise pertanto di completare la serie con quaranta nuove botteghe – arrivando così a cinquanta complessive – esplorandone con curiosità e ammirazione le varianti architettoniche all’interno dei vari quartieri tokyoti. Dopo aver studiato cinema d’animazione, nel 2013 Urbanowicz cominciò a lavorare come disegnatore d’ambienti per il cinema d’animazione presso lo studio Comix Wave Films, collaborando con il cineasta Makoto Shinkai, noto in particolare per aver scritto e diretto Your Name (2016). 

Esperienze formative di livello assoluto oggi esaltate in Botteghe di Tokyo (una metropoli, quest’ultima, votata al progresso, ma che non vuole smarrire le sue origini). E tra i meriti di Urbanowicz c’è proprio quello di aver realizzato un’opera, più che attuale, in alcun modo desueta. Dove è la passione – tanto quella dell’autore quanto quella, indiretta, dei bottegai – ad emergere. Nell’introduzione il primo (che attualmente realizza fumetti, illustrazioni, lavori d’animazione e video come freelance) scrive: «Ho osservato le tante fotografie scattate durante le mie passeggiate e ho dipinto quelle più mi piacevano. Spero che quanti di voi non sono mai stati a Tokyo, ma anche chi la conosce a menadito, trovino interessanti queste botteghe che, inaspettatamente, suscitano un piacevole senso di nostalgia». 

Ma, come detto, Botteghe di Tokyo è stato anche una interessante mostra immersiva, che si è svolta tra gennaio e marzo scorsi presso gli spazi di Tenoha Milano. Chissà se la rassegna – curata dal direttore creativo Laura Micalizzi – verrà replicata, prima o poi. Di certo, il libro resta un caposaldo quale partire. Per conoscere e sognare.

Info: www.ippocampoedizioni.it